Jon vive a Djúpivogur, paesino sulla costa est dell’Islanda, con l’unica compagnia di un vecchio cavallo zoppo. Vent’anni prima ha perso sua figlia, allontanatasi da casa dopo una discussione e misteriosamente scomparsa. Nella sua vita irrompe all’improvviso Gabriele, un ragazzo italiano bloccato in paese, apparentemente a causa di un guasto della macchina. Il giovane, dai modi inquietanti e dal passato misterioso, invade la casa di Jon, dando inizio a un equilibrio strano e precario. Da dove viene il ragazzo? Cosa sono gli strani tagli che porta sulle mani? Qualcosa di oscuro e affascinante li fa avvicinare, portando alla luce dolori irrisolti, svelando un passato ancora aperto sul presente.
Mi sono avvicinata a questo libro con curiosità e anche un po’ di scetticismo, lo ammetto, che purtroppo spesso si riserva ai romanzi di esordio, e sono qui a dirvi che sono rimasta molto piacevolmente colpita. Un romanzo delicato, che vi ricorderà un po’ le ambientazioni e le atmosfere di Kent Haruf e la sua Holt, coinvolgente ed emozionante. I destini di due famiglie che si intrecciano in una maniera sorprendente e imprevedibile e sullo sfondo la natura meravigliosa degli angoli più remoti dell’Islanda. Ho letto con profonda emozione e commozione, ho sperato tanto e alla fine, anche se non come prevedevo, la mia speranza è stata in qualche modo ripagata. Bellissimo romanzo che vi consiglio assolutamente di leggere.