Quarto volume del libro M. monumentale di Antonio Scurati: era stato preannunciato come il quarto e ultimo volume della tetralogia un anno prima della pubblicazione. Invece, a ridosso della pubblicazione l’aggettivo “ultimo” è sparito. Quando ho avuto tra le mani M. L’ora del destino che aspettavo con ansia, mi è stato chiaro il motivo: si conclude a ottobre 1943. Quindi è chiaro che ci sarà il quinto volume.
Parliamo ora del numero delle pagine dei vari volumi
Primo volume - 852 pagine
Secondo volume - 656 pagine
Terzo volume - 432 pagine
Questo volume - 672 pagine
Per un totale di 2612 pagine
Li ho letti tutti e quattro e non pesano proprio. Scurati scrive divinamente bene.
In questo quarto volume più cruento e crudo viene fuori un uomo e un politico stanco e invecchiato, ma ancora troppo pieno di sé, che mistifica e manipola i fatti di cui è protagonista, che, pur di soddisfare la sua smania di predominio manda a morire migliaia di soldati italiani con abbigliamento e armi completamente inadeguate.
“C’è un solo dettaglio a cui è facile stare attenti: sempre attaccare avendo il sole alle spalle.
Benito Mussolini, però, come cantato da un motivetto popolare, vuole vivere con il sole in fronte. Esaltato dalla presa di Tobruk, anche il Duce del fascismo è arrivato in Libia. Sogna un’offensiva imminente e definitiva, già si vede trottare verso l’Egitto in groppa a un destriero bianco, nuovo Napoleone, impugnando “la spada dell’Islam” per proclamarsi vincitore dell’Impero britannico nel nome di quelle popolazioni che finora ha tormentato e adesso, forse rispolverando vaghe affinità mediterranee, si è convinto di poter rappresentare, con la stessa improntitudine con cui, affratellandosi all’alleato germanico, si era sentito di stirpe nibelungica.”
Come satelliti che ruotano attorno alla figura di Mussolini ci sono: Amerigo Dùmini (responsabile del delitto Matteotti), protagonista di pagine nere e anche abbastanza subdolo come uomo; Galeazzo Ciano (il genero incapace); Mario Rigoni Stern (giovane alpino, “Nervi saldi e passo intrepido, abile sciatore e rocciatore, cresce nel mito fascistissimo dell’eroismo guerriero e del “credere obbedire combattere”. In due anni di conflitto, combatte sul fronte delle Alpi e su quello greco-albanese, guadagnandosi il grado di sergente. Nelle immense steppe di Russia affronterà l’inverno più tragico della sua giovinezza, avviandosi a diventare uno dei più alti e dolenti testimoni della tragedia di una intera generazione.”)
In questo volume è più predominante la presenza delle donne, da Edda Ciano a Clara Petacci a Rachele Guidi: che nonostante fossero sotto il giogo dell’amore per Mussolini, sanno far sentire la propria voce.
E poi c’è Hitler di cui Mussolini emula malamente le manie di grandezza: due folli responsabili della morte di svariate centinaia di migliaia di uomini, colpevoli dell’Olocausto.
Ci sono le voci degli alleati che provano a svegliare le coscienze degli italiani obnubilati dalle farneticazioni di Mussolini
“«Sta al popolo italiano dire se vuole che questa terribile sciagura si rovesci sul suo paese. Un uomo, un uomo solo, ha condotti gli italiani a questo passo… Un uomo solo e il regime da lui instaurato hanno portato queste immense calamità sul popolo italiano, così laborioso, così ricco di doti e, un tempo, così felice.»
Winston Churchill, radiodiscorso prima dei bombardamenti strategici sulle città italiane, 29 novembre 1942”
Gianluigi Simonetti su TuttoLibri di ieri 19 ottobre 2024, critica lo stile di Scurati. Infatti scrive
“È uscito questa settimana il quarto volume della serie, M. L’ora del destino. Come e più dei precedenti il nuovo libro
racconta il fascismo attraverso il punto di vista dei fascisti, mantenendo la stessa uniforme prospettiva di condanna morale. Si alternano come di consueto pagine di racconto lussureggiante e secche appendici documentarie: le seconde danno sostanza storica, le prime romanzano e affabulano. Purtroppo ritorna anche il ricorso abbondante ai cliché («i generali tedeschi tacciono di un silenzio nibelungico»), alle immagini enfatiche («gole erano state tagliate, crani sfondati a bastonate, corpi squartati, maciullati o appesi»), agli elenchi ampollosi («le masse impotenti, smarrite, disarmate dei suoi soldati annegati nella vastità sconfinata di quegli orrendi deserti, infiniti, infuocati, vuoti»). Anzi, col passare dei tomi lo stile di Scurati si è forse ulteriormente gonfiato, in una proliferazione di subordinate, aggettivi, metafore-come se per descrivere questo male assoluto le parole non bastassero mai.”
A Simonetti lo stile di Scurati non sarà piaciuto, perché forse tronfio come quello di Mussolini, a me invece è piaciuto molto e questo quarto volume non ha per niente deluso le aspettative, anzi.
Scurati ha un pregio: parlando della destra di allora denuncia i mali della destra di oggi e soprattutto la cecità degli italiani che continuano a seguire i discorsi fatti alla pancia degli elettori, sulla base di “dove soffia il vento”.
“«Quando un uomo crolla col suo sistema, la caduta è definitiva.»
Benito Mussolini, appunto scritto durante la prigionia, estate 1943”
Commento a caldo: Scurati sempre ottimo.
Pensavo fosse l’ultimo, e invece no…