Può la testimonianza di una superstite all'olocausto far vibrare le corde dell'anima di una ragazzina che vive con superficialità il massacro compiuto nei lager, barbaria che ritiene quasi inconcepibile poichè così lontana dal suo mondo?1943-1945Elisabeth, rea unicamente di essere ebrea, braccata e infine catturata, viene costretta a salire su un convoglio, a un viaggio infernale per passare poi da un campo di lavoro ad un altro.Fame, disperazione, sevizie il suo pane quotidiano fino a che la sorte non la costringe in un campo diretto da un giovane generale che, al contrario degli altri, sembra essere quasi umano.Stephan, la pecora nera di una famiglia di graduati nazisti, con concepisce tanta crudeltà, non vede differenze tra le genti, qualsiasi credo loro abbraccino... perchè lui, da ragazzino, ha incontrato il diverso e se n'è perdutamente innamorato.Esprimere la propria opinione però è impensabile...... e tanto ardire potrebbe scatenare consegenze inimmaginabili.Potrà essere la direzione di un piccolo campo di concentramento periferico di Auschwitz l'occasione per riscattarsi?Elisabeth e Stephan s'incontrano e si scontrano per cedere infine a quel sentimento che non possono l'amore.Un'ebrea e un una coppia tra le più improbabili.Una storia che sembra impossibile con un finale sospeso lungo i binari di quell'ultimo treno.Romanzo Autoconclusivo rivolto ad un pubblico adulto e consapevole di ciò che implica il tema trattato.Della stessa autriceRomanzi il sole torna a splendereTornare a respirareDisperatamente ElènaOltre le apparenzeRomanzi d' di tragico verdetto degli DeiIl sigillo Maya
Oggi vi voglio parlare di un libro che mi ha rapito l’anima e il cuore, e me li ha restituiti solo all’ultima parola. E anche adesso, pur essendo trascorsi giorni da quando ho terminato la lettura, la mano trema e il respiro si affanna. L’ULTIMO TRENO di @larcher.elisa è un tributo a un periodo nero, credo il peggiore, che l’essere umano abbia mai vissuto. Un essere umano non solo vittima ma anche carnefice. L’OLOCAUSTO è una parola che scuote le coscienze e nasconde dietro avidità e crudeltà, il falso mito della RAZZA PURA.
Non sto a raccontarvi del dolore di quegli anni, tantomeno ho intenzione di puntare il dito a cercare capri espiatori e facili condanne. L’importante è NON DIMENTICARE. MAI.
Ciò di cui voglio parlarvi invece è il meraviglioso e sofferto viaggio che questa storia mi ha regalato. Ammetto che le lacrime hanno annebbiato spesso la lettura e che, più di una volta, ho temuto di non riuscire ad andare avanti. Eppure, la speranza mi ha spinto oltre e sono felice di averlo fatto.
Non vi sto raccontando bugie: questo libro ha un dono e io ringrazio il destino per averlo messo sulla mia strada. Le emozioni si susseguono a un ritmo incalzante costringendo il cuore ad accelerare i battiti, lasciando col fiato sospeso a ogni cambio di scena. L’autrice possiede la STRAORDINARIA CAPACITA’ di trasportare ogni fibra del TUO ESSERE in luoghi e situazioni che vivi in prima persona. Dolore, vergogna, speranza, sono solo alcune delle sfumature che colorano e a tratti annebbiano le pagine. È come guardare un film in bianco e nero che, senza preavviso, diventa a colori. Ogni frammento è a sé, ma quando si unisce agli altri, il puzzle si completa. Ed ecco che si prova empatia per una ragazzina che, dalle prime pagine, ti trae in inganno con la sua apparente superficialità; e cosa dire a un ragazzo di “sangue puro” che, invece… Mi fermo qua, ma l’incredibile intreccio emotivo che ancora mi scombussola è destinato a tenermi compagnia per tanto tempo. Fin quando non riprenderò in mano questo libro, perché sono certa che lo farò!
Se ancora non si era capito, vi STRACONSIGLIO questa meraviglia -praticamente lo sto facendo con tutti! Lo trovate su Amazon in versione cartacea e in ebook.
Siamo nella seconda guerra mondiale, nel periodo in cui gli ebrei vengono perseguitati.
Qui conosciamo Elisabeth, una ragazza ebrea costretta, insieme alla sorella più piccola, a lasciare sua madre e la sua casa per salire su un convoglio diretto, lei ancora non lo sa, all'inferno.
Prima della guerra aveva conosciuto un ragazzo di nome Stephan, un tedesco, e si erano innamorati perdutamente. Divisi dalla guerra non sono riusciti a tenere i contatti.
Nel campo di concentramento Elisabeth cerca in tutti i modi di proteggere se stessa e, soprattutto la sorella. Il freddo e la fame stanno tentando alla loro vita.
Un giorno Elizabeth e Stephan si ritrovano, ma lui è un nazista e questo complica le cose. Tra rabbia e dolore per le violenze subite, per le percosse e per l'inumanità vissuta, Elisabeth si scontra con lui disprezzando quello che è diventato, ma piano piano si rende conto che in lui c'è solo una divisa, ma il suo animo è ancora pulito.
Stephan appartiene a quei pochi tedeschi che non hanno condiviso la follia di Hitler e si sono schierati dalla parte dei deboli, riuscirà a farlo capire alla donna che ama?
Tanta rabbia ho provato leggendo queste pagine, vivendo la sofferenza di tante persone. Orribile quello che è stato fatto, ma l'autrice ci dimostra che c'era anche speranza, che in mezzo a tanto male, c'è stato anche il bene, c'è stato anche l'amore.
Anche la ragazzina che sta ascoltando a scuola, la storia di Elisabeth si è ricreduta sul suo pensiero, perchè tanti ragazzi sottovalutano il male che è stato fatto, lo vedono con superficialità, eppure da anziana è riuscita ad arrivare nel cuore di tanti ragazzi.
Alla fine mi sono emozionata. Impossibile restare indifferenti alla scrittura dolce e delicata della bravissima Elisa Larcher.
Per non dimenticare.
"Quello che ti è destinato non te lo potrà portare via nessuno, lo riconoscerai al primo sguardo e da quel momento sarete legati per l'eternità".
Nel buio della Storia, due mani che si sfiorano possono ancora accendere la luce della memoria ?
Sono partita da qui e ho trovato molto di più.
Il romanzo di Elisa si muove con passo delicato e deciso tra passato e presente, tra l’orrore della Storia e le fragilità dell’adolescenza.
Elisabeth è una protagonista intensa, complessa, che non cerca di essere un’eroina, ma semplicemente dolorosamente vera. Le sue memorie, narrate con dignità e potenza, si intrecciano alla leggerezza iniziale di Hanna, adolescente distratta, simbolo di una generazione che rischia di vivere nell’ "adesso” dimenticando il “prima”.
Ed è proprio questo il cuore pulsante del romanzo: la volontà di sensibilizzare, senza retorica, con la forza della narrazione. Il passato non è mai semplice sfondo.
La scrittura di Elisa è misurata, intensa, costruita su immagini che restano. I colori, in particolare, diventano linguaggio simbolico: il rosso del sangue e della perdita, il grigio della cenere e del silenzio, il nero della morte che incombe. E in mezzo, piccole tracce di luce quella dell’infanzia, della speranza, della memoria condivisa.
Questo romanzo non è solo una testimonianza, è un abbraccio stretto tra chi c’era e chi ha il dovere di ricordare.Un amore impossibile, un dolore che scava, una memoria che si fa viva. E se davvero due mani possono accendere la luce nel buio… allora questo libro è una scintilla che non va sprecata.
La penna di Elisa, sia che lei la utilizzi per scrivere un romance che per altri generi come quello di cui vi sto per parlare, non delude mai. Ammetto che prima di leggere questo suo nuovo romanzo ero un pochino prevenuta. Tratta un tema così "particolare" che può non essere nelle corde di molti. Ma la bravura di Elisa sta nel come ha sviluppato la storia regalandomi attimi di angoscia, ma anche di commozione. Benché la protagonista, o se preferite, la voce narrante, sia quella di Elisabeth, l'anziana ebrea reduce dal campo di concentramento, anche la voce e le sensazioni mitidece forti di Hanna, giungono durante la lettura. Elisa ha saputo dosare i racconti cruenti e dolorosi racchiusi nei ricordi di Elisabeth, con pause ben calibrate dettate Hanna. Un racconto crudo, ma anche ricco d'amore. Il mio consiglio è quello di lasciarvi accompagnare da Elisabeth in questo suo racconto e farvi conquistare come ha fatto con me e Hanna.
Scusate, ma chi ha messo 4 stelle si è accorto che tutti i condizionali sono diventati futuri semplici! E quindi tutto il senso delle frasi è saltato? Molto più simile ad un cattivo italiano parlato, Che a quello scritto…trama banale, ripetitiva, scontata e anche dal finale striminzito, quasi sia stato scritto di corsa…Male.