“La cosa che mi piace degli hotel è che nelle loro stanze la mia insonnia sembra sempre più romantica” – Pag. 20.
Una graphic novel perfetta per un fine settimana, forse da leggere più verso la domenica sera, quando la malinconia per i momenti di riposo appena trascorsi, magari con persone a noi care, inizia a invaderci mentre ci prepariamo ai giorni a venire, al futuro che avanza e ai bivi che ci porteranno, prima o poi, a dimenticare i dettagli e a separarci da compagne e compagni di viaggio, a percorrere dei tratti in solitudine. Di solitudini ne “La casa delle magnolie”, ambientato a Montalcino, ve ne sono almeno due evidenti: quelle delle protagoniste, Amelia e Ada. La prima torna al paese dove è stata cresciuta, insieme ad Alba, sua sorella maggiore, da Isadora, loro nonna mancata da poco tempo; la seconda invece ha rivoluzionato la sua vita e accettato una cattedra come supplente di lettere.
“Questa parte di me, questo bisogno che ho di assicurarmi di non poter sbagliare, mi limita. È come avere una sorta di mostro domestico. Più gli lascio spazio, più il mondo intorno a me si fa piccolo. Ho paura che un giorno non avrò spazio per altro.” – Pag. 122.
Per quanto diverse caratterialmente, Amelia e Ada colgono subito l'una nell'altra sia delle ferite sia dei meccanismi di auto-protezione. Se una reagisce chiudendosi a riccio ed evitando di affrontare i problemi, l'altra si persuade di poterli arginare contandoli e ripetendo azioni ossessive. Quando due incidenti diversi perturbano i loro stati di equilibrio, portandole a raggiungere punti di minimo del loro sé, ecco che sul fondale comune si incontrano, emerge in entrambe la necessità di confidarsi, anche se praticamente sono due estranee, ed è solo condividendo le proprie fragilità, riconoscendole, che riescono a risalire.
“Sai la frase ‘Il dolore ti renderà più forte’? La odio. [...] Il dolore ci rende più consapevoli. È un aggettivo che preferisco. Lo trovo più onesto. ‘Consapevole è la parola che mi tiene in piedi. La forza mi sembra solo un'unità di misura al cui confronto nessuno è mai abbastanza.” – Pag. 163-164.
“La casa delle magnolie” è un pergolato di emozioni; è una storia ricca di radici e rami che si intrecciano e di colori tenui e delicati che si mescolano nelle tavole leggere di Flavia Biondi. Mi ha ricordato che ci si può smarrire per responsabilità personali o per eventi al di fuori del nostro controllo; che è “il silenzio ad allontanare le persone. Quando si sceglie di parlare, una soluzione si trova sempre“ (pag. 146-147); che uno dei nostri obiettivi è quello di vagare, di posto in posto, per trovare ciò che chiamiamo “casa”, dove “tutti i pezzi sono al loro posto” (pag. 156); e che esiste più di una forma d'amore, più di un tipo di famiglia che ci può aiutare a costruire nuove basi. Persone linearmente in(ter)dipendenti che definiscono il nostro spazio e il nostro tempo.
Sono contenta che la casa editrice Bao Publishing abbia sottomesso, tra le altre, anche quest’opera per il Marchio Microeditoria di Qualità 2024 nella sezione Fumetti: secondo me, lo merita tutto.