5-
Non appena ho visto questa uscita sapevo che aveva il mio nome sopra.
E ne sono rimasta più che soddisfatta, dato che mi è piaciuta di più del suo predecessore: “Natale con i Fantasmi”.
Ok, è inutile negarlo: di spirito natalizio ce n’è ben poco (e forse è per questo che l’adoro), ma è innegabile la qualità delle novelle. Dalla scelta degli autori al vibes gotico, ognuna di esse porta qualcosa nel piatto e il tutto risulta come un cenone natalizio gourmet. E non solo, questa volta invece di otto racconti ne abbiamo ben dodici, tra cui uno di Stuart Turton. Cioè…
Inutile dire che se mi pubblicano un’opera del genere a ogni inverno, sarò una bambina povera ma molto felice.
Dato che mi è difficile scegliere una Top3, passiamo a una Top5.
Sicuramente “I miracoli del sale” della Pulley, che mi ha tenuta incollata alle pagine e il tutto era così religioso e creepy che merita un applauso; “Bandita” della Macneal ha una marcia in più perché è basata su una storia vera e ti fa salire lo schifo quanto l’ansia per la malcapitata di turno; “Il Signore della Casa” di Turton è un viaggio psicodelico nelle difficoltà di un padre vedovo con dei plot twist da paura e una morale sul fondo; “La Vecchia Recita” di Hurley perché si sa che a lui piacciono le cose con una tradizione profonda e parecchio strane e infatti anche questa novella è strana forte e chiudiamo in bellezza con “Carola dei campanacci e delle catene” della Purcell che anche se sul finale mi è scivolata merita un applauso perché finalmente mi ha dato il contentino con il Krampus. Grazie Purcell, l’ho apprezzato.
Anche le altre novelle non sono affatto male, ma le ho trovate abbastanza classiche o prevedibili.
Ciò non toglie che si vede la qualità e il tutto ha portato a una raccolta che non può mancare nelle vostre librerie, soprattutto se vi piace il genere.
E ora non mi rimane altro che aspettare una nuova uscita, cercando di non guardare l’orologio.
(a seguire una spiegazione delle novelle con possibili spoiler)
Ospite: 4
La raccolta si apre con una tematica piuttosto classica, ovvero: “spendiamo tutto il nostro patrimonio per convincere una medium a riportare indietro nostra figlia morta senza pensare alle conseguenze e ai crimini che dobbiamo commettere”. Sappiamo già come vanno queste cose, ma dato che siamo brutte persone ci godiamo il viaggio. La novella in sé è scritta bene e manifesta le atmosfere gotiche e decadenti che traspirano tra le righe. Anche la caratterizzazione dei personaggi è on point, persino quella di Violet che ha un ruolo marginale, e si comprendono i diversi stati d’animo e le ambizioni di ognuno. Tuttavia non le ho dato un voto più alto perché l’inizio è confuso e il continuo cambio di pov non aiuta a rendere la lettura più lineare. Anzi… Il finale ha ovviamente un plot twist altrettanto classico ma gradito e nell’insieme direi che è stata una buona apertura.
Inferno: 4-
Anche la seconda novella si è rivelata un po’ confusa, sebbene ne abbia apprezzato il concept. Sì, il titolo si riferisce all’Inferno dantesco, in questo caso immortalato in un immenso quadro dipinto da uno degli antenati di Luciana Mondragone, proprietaria di Villa Principe. Nonché padrona di casa di Jasper, tizio in fuga dal suo passato e ricercato. Anche se nascondersi sulle rive del Lago di Garda vuol dire riccanza. Sebbene lo stile non fosse malvagio e il mistero si sviluppasse a poco a poco, ammetto di aver trovato questa novella un po’ monotona (per non dire noiosa). La tensione si sviluppa man mano che la storia si evolve, ma non mi ha convinta del tutto, sebbene i vari riferimenti religiosi e danteschi fosse intriganti. Non male, ma poteva essere meglio.
La Vecchia Recita: 4.5
Hurley usa spesso il tema delle tradizioni e in questo caso l’ha fatto in modo abbastanza creepy. Recita natalizia: che cosa può andare storto? Tutto, considerando che per la comunità è una rappresentazione di importanza estrema e la Commissione non accetta errori, oltre al fatto che gli attori quasi vivono e si trasformano nei loro personaggi. Seguiremo le disavventure di Morgan, che nella Vecchia Recita interpreta il Mendicante, nonché uno dei ruoli chiave. Ruolo che lui ha ereditato dal padre ma che non vuole trasmettere al figlio Bobby: anzi, gli ha sempre vietato di assistere alla recita a causa di come viene trattato e insultato dal pubblico. Ma quest’anno sarà diverso dato che sua madre lo scarica al teatro a pochi minuti dall’inizio. E, volente o no, Morgan sarà inerme mentre la Commissione acconsentirà al desiderio del piccolo e lo farà salire sul palco, con conseguenze inaspettate. Sebbene la Vecchia recita sembri innocente a una prima occhiata, la storia avrà un’escalation fin troppo veloce. Ho apprezzato il cliffhanger finale e sebbene il concept fosse molto semplice è stata comunque una lettura interessante.
A doppio filo: 4
Altra novella dal concept semplice e prevedibile, ha guadagnato punti per l’esecuzione e la caratterizzazione dei personaggi. Possiamo dire che la protagonista della vicenda sia Nora Landry, sebbene il tutto venga narrato dal punto di vista della borghese più saccente e infame dell’opera. Dopo che il marito viene perseguito a causa di un grave scandalo, la suddetta viene ospitata dalla zia (persona amabile e affabile con la servitù) e si ritrova senza cameriera personale. La zia allora la introduce a Nora Landry, la sarta più formidabile del paese. L’unico inconveniente è che come Nora sia brava a cucire, è un disastro in tutto il resto, in particolare nelle interazioni sociali. Verrà quindi obbligata a confezionare uno degli abiti da sera più belli del circondario, per poi essere bullizzata male e… e questa storia insegna che anche se sei un borghese ricco e rinomato, se sei una persona di cacca, meriti una fine altrettanto di cacca. It’s Karma, Bitch.
I miracoli del sale: 5
La prima novella che mi ha letteralmente stregata. Ambientata a St. Hilda, isola sperduta nell’oceano e avvolta nel mistero, la vicenda narra di un prete mandato a indagare dopo che numerosi pellegrini hanno gridato al miracolo. E già qui possiamo dire che l’idea di base è intrigante e fa salire le aspettative. Aggiungiamoci pure che la colonia che popolava l’isola è scomparsa misteriosamente secoli addietro lasciando dietro di sé solo ruderi e pecore che pascolano vicino la costa e abbiamo fatto bingo! Per non parlare del sale. Sale che si trova ovunque nell’isola. Il colpo di grazia? Si basa sulla punizione di Ruth. Collegate voi i fili. Insomma, la narrazione è on point, tanto che non riuscivo a staccarmi dalle pagine e man mano che la vicenda proseguiva la tensione aumentava fino a un fantastico plot twist. Ambientazione e atmosfere sono rese in modo perfetto e l’ansia che ti fa salire condisce il tutto rendendo questa novella uno dei motivi per cui bisogna leggere questa antologia.
Bandita: 5
Sebbene abbia una tematica ricorrente in questa raccolta (vivi che devono vedersela con spiriti incazzati), ha una profondità incredibile e, se contiamo che si basa su fatti realmente accaduti, lo squallore che proverete durante la lettura è più che giustificato. Ho apprezzato molto la protagonista, che viene invitata da Lord Grange a esorcizzare lo spirito della moglie che sta tentando di ucciderlo essendo stata una donna cattiva e violenta in vita così come nella morte. Tuttavia, man mano che l’indagine proseguirà, la nostra eroina capirà che Lord Grange non gliel’ha raccontata giusta. Ho apprezzato molto il senso di inquietudine che permeava le pagine, il malessere e l’ossessione della mentalità patriarcale, la storia di Rachel e le note dell’autrice alla fine hanno chiuso il cerchio in modo perfetto. Allo stesso livello de I miracoli del sale.
Il Gargoyle: 3.5
Sebbene non sia una novella malvagia, l’ho trovata la più debole della cucciolata. L’idea di base in sé era molto interessante, dato che si concentra su un’autrice col blocco dello scrittore che si ritira in solitaria nella speranza di poter finire per tempo il suo nuovo romanzo (che non ha nemmeno iniziato) e quale posto migliore di una vista con cimitero per ritrovare l’ispirazione? Aggiungiamoci pure la figura inquietante di un gargoyle che fa quello che i gargoyle sanno fare meglio e… insomma, inutile dire che mi aspettavo qualcosina di più. Anche il finale è stato prevedibile, ma a livello di scrittura ci sta.
Il signore della Casa: 5-
Sono una brutta persona e devo ancora leggere “Le sette morti di Evelyn Hardcastle”, ma da quello che ho capito questa novella ha degli elementi simili. Per non dire che è la versione paterna de “Il Canto di Natale”, con tanto di “fantasmi” e “balzi temporali”. Racconta la storia di un titolare di un famoso studio legare, vedovo e con un figlio piccolo a carico con il quale non riesce a rapportarsi, avendo lui stesso avuto un padre anaffettivo. Quando il figlio gli parlerà del Signore della Casa lui non ci crederà nemmeno quando le varie governanti si licenzieranno consigliandogli di chiamare un esorcista e non cambierà idea nemmeno all’ultimatum del piccolo, che lo avvertirà che il Signore lo porterà via con sé se lui non si presenterà nella sua camera la sera di Natale. Lo farà? Ovviamente no e ne pagherà le conseguenze. Quello che accade dopo è letteralmente un trip di acidi con plot twist e cliffhanger piuttosto interessanti. Mi è piaciuta la complessità dell’opera e la morale che c’è dietro, anche se a volte l’ho trovata piuttosto caotica.
Ada Beffa: 4
Quando i bambini sono più intelligenti degli adulti e portano la situazione a loro vantaggio. Ada Beffa è un’orfana che lavora per una famosa medium che tanto medium non è, dato che i famosi trucchi da salotto sono proprio opera di Ada, costretta a rimanere nascosta dentro il tavolo. Quando la sua padrona verrà assoldata da una ricca vedova per contattare la figlia morta anni prima, Ada si ritroverà in mezzo a un vero e proprio imbroglio, tanto che la donna sarà troppo impegnata a contare mentalmente i soldi che far caso a quello che accade attorno alla piccola, con conseguenze inaspettate (o quasi). Sebbene il concept classico, mi è piaciuta l’esecuzione e lo stile irriverente dell’autrice ha reso la lettura scorrevole. Non è un’opera originale, ma si fa apprezzare.
Jenkin: 4
Le bugie hanno il naso lungo, le gambe corte e un essere demoniaco che segue il malcapitato fino a prenderne le sembianze. Sono queste le premesse di Jenkin, che all’inizio sembra una creatura tanto caruccia uscita da un anime. Maggie se lo porta appresso fin dall’infanzia, ma quando la madre morirà, lasciando da sole lei e la sorella Vera, la situazione inizierà a peggiorare rapidamente. Rimaste da sole, le due sorelle non hanno più nessuno che si metta in mezzo ai loro litigi e quando verranno ospitate da una parente della madre, vecchi segreti inizieranno a tornare in superficie. Segreti alquanto macabri, che metteranno Maggie in una brutta posizione e offriranno a Jenkin un pasto ben più che sostanzioso. L’idea in sé è stata originale e molto intrigante, per non parlare del finale carico di ansia alla Hitchcock, ma l’esecuzione in sé non mi ha fatto impazzire. Nell’insieme si è rivelata una novella interessante.
Widow’s Walk: 4
Anche in questo caso troviamo una novella dallo stile e l’esecuzione notevole, ma la base prevedibile e il finale frettoloso. La storia ha come protagonista Honoria, proprietaria di un negozio di ventagli e rinomata intagliatrice d’avorio; così famosa che ha acquisito la cittadinanza inglese sul merito più che per matrimonio. E a proposito di matrimonio: i suoi compaesani la compatiscono per la scomparsa del marito, probabilmente scappato con l’amante. Ma lei non ha tempo di preoccuparsene, dato che deve finire di creare un ventaglio su commissione; il migliore che abbia mai realizzato. L’unico problema è che l’avorio è sempre più difficile da reperire e ha deciso di “barare” utilizzando un altro tipo di osso. C’è però un inghippo: man mano che il tempo passa, un’ombra si farà sempre più vicina a lei, spaventandola ogni notte e inseguendola attraverso il Vicolo delle Vedove sul tragitto per tornare a casa dopo il lavoro. Vi lascio immaginare il resto. Per quanto la conclusione sia soddisfacente a livello di spiegazioni, è abbastanza palese fin dall’inizio come la storia si evolverà, ma nel complesso è stata una lettura gradevole.
Carola dei campanacci e delle catene: 5-
Ripetetelo dopo di me: nelle antologie a tema inverno/natale abbiamo bisogno di più Krampus! Grazie. Insomma, la Purcell si è meritata i miei applausi perché ho goduto come un riccio quando ho capito dove la storia voleva andare a parare, anche se il finale non mi ha soddisfatta del tutto. La signorina Scott è la protagonista di questo racconto, nonché istitutrice per una ricca famiglia. Tra lei e il resto della servitù non scorre buon sangue, dato che molti stravedono per i pargoli di casa che sono l’uno più viziato dell’altro e meritano tanti di quelli sculaccioni che basta e avanza, ma lei ha sempre avuto pietà di Florence, la pecora nera del gregge e l’unica dei bambini a essere timida ed educata. Cosa inventarsi per mandare messaggi subliminali ai marmocchi indisciplinati? Ebbene sì, la storia del Krampus è partita come ammonimento che però si è rivelato fin troppo reale. Sebbene mi aspettassi più sangue alla fine, si è rivelata la degna conclusione di questa splendida antologia.