«La guerra era di nuovo sui giornali, il fiume sempre piú in magra ne restituiva le vestigia. Era riapparso un semicingolato tedesco. Era riemersa una chiatta di cinquanta metri. Erano tornati alla luce ponti di barche bombardati dagli inglesi. Alla fine di luglio, la secca aveva esposto le rovinedel vecchio ponte tra Ostiglia e Revere. Ilario non aveva potuto vederlo. Ormai se n’era andato».
È l’estate del 2022, il Po non è mai stato cosí basso. La morte di Ilario Nevi, partigiano, artista, intellettuale ferrarese di fama nazionale, scoperchia un segreto mantenuto per quasi cent’anni, attraverso le tragedie del Novecento e gli sconvolgimenti del nuovo millennio. Un segreto che ne nasconde altri, incastonati nel passato e annidati nel futuro, e ogni rivelazione è in realtà un nuovo enigma. Antonia, nipote di Ilario, vuole dare un senso a ciò che sta scoprendo. Andrà fino in fondo, ricostruendo la storia non solo di una vita, ma di un insospettato intrico di esistenze. Dalla guerra di liberazione nel Delta alle lotte per i diritti e per l’ambiente, Gli uomini pesce è un omaggio al Grande Fiume e alle sue terre. Un romanzo maestoso, una saga in cui la Storia è tutt’uno con le vicende dei protagonisti, innervata nei loro amori, nelle loro avventure, negli incubi peggiori e nei sogni piú belli.
"Gli uomini pesce" è un romanzo di Wu Ming 1 uscito nel 2024. E non c'è niente da fare, quando si tratta di Wu Ming, in collettivo o da "solisti", non si sbaglia mai.
Antonia Nevi è una geografa che, nell'estate del 2022, ritorna nel ferrarese dopo la morte dello zio quasi centenario, Ilario. Ilario Nevi è un personaggio conosciuto, è stato un partigiano durante la Resistenza, pittore e regista. Dopo la sua morte, però, Antonia diventa la destinataria del passato e dei segreti dello zio. Oltre a ricostruire le intricate vicende del passato, Antonia deve vedersela anche con le proprie ferite e i propri ideali. Il romanzo è anche un manifesto ambientalista che denuncia la cementificazione del Delta del Po e della riviera romagnola (il che mi tocca personalmente), i cambiamenti climatici e l'inquinamento. Tira fuori la violenza tremenda della guerra, la lotta tra nazifascisti e partigiani ma ci sono anche pagine incredibili su personaggi Lgbtqai+, sopralluoghi nelle aride valli del Delta, misteri da risolvere e ovviamente anche gli uomini pesce nascosti nelle acque del Po.
Poteva essere un capolavoro, e lo è nella gestione dei materiali, nell’invenzione realistica del contesto, nella ricerca, nella costruzione del Delta, e invece la parte specifica del plot è un inutile affastellamento di tematiche che servono a flagrare una appartenenza politica: così la critica alla politica del territorio, bellissima, si perde con gli inserti sulla critica alla gestione pandemica (interessanti ma che c’entrano?) nello sfondo della questione queer (serviva? Non serviva), nella dissertazione sull’alchimia (serviva? Non serviva). E in questo sfondo ricco fino a soffocare il resto, infatti, restano soffocati Antonia e Sonic, che sono, alla fine, poco più di due macchiette mal riuscite. Il nervoso che mi dà vedere un libro grandioso naufragare in questo modo, non riesco a renderne l’idea.
Wu Ming 1 dimostra grande ambizione a intrecciare la contemporaneità alla storia partigiana tramite l'indissolubile (ma dai più dimenticato, o semplicemente non noto) filo conduttore della conoscenza del territorio, dei suoi mutamenti naturali, e soprattutto degli sconvolgimenti antropici. Il romanzo è molto interessante perché risulta ben radicato nella contemporaneità ambientale e sociale (tanto da soffrire a tratti di "recentismo"). L'intreccio risulta però indebolito della miriade di filoni, tematiche, artifici letterari, e implicite riflessioni morali che contiene, lasciando l'impressione di star addentando una piadina (giusto per tenere la metafora radicata nel territorio) squisita ma troppo farcita, che al primo morso lascia scivolare da tutti i lati il suo succulento contenuto.
La lettura di questo libro mi ha suscitato emozioni molto ambivalenti. Conoscevo lo stile di Wu Ming 1 in particolare, che sa mescolare la realtà di tutti i giorni con fiabe, mostri, leggende e questo ha aumentato ulteriormente la sensazione di straniamento. Io sono conterranea di Wu Ming 1 e i dialoghi in ferrarese mi sono estremamente familiari, quotidiani. Affiancati però dalla descrizione di uomini anfibi e ricoperti di squame che vivrebbero letteralmente a pochi passi da dove scrivo ora mi sembrava invece la descrizione di un luogo lontano migliaia di chilometri. Alcune delle invenzioni letterarie mi hanno divertito: perché il marito della protagonista e io narrante parla solo inglese (sua lingua madre) pur capendo perfettamente l'italiano, la professione della protagonista che è una geografa; altre mi hanno davvero spiazzato come l'esistenza degli uomini pesce, la cui (non) esistenza è una delle anime del racconto assieme alla protezione del territorio e alle conseguenze dell'abuso che l'uomo fa del territorio stesso con la scusa del risanamento e dello sviluppo economico. Altra tematica forte è ovviamente la famiglia, quella che ci capita in sorte e quella che eventualmente ci scegliamo, il ruolo che abbiamo nella società, quello che la società ci appioppa e guai a provare a uscire dai binari. L'invenzione letteraria che invece ho trovato forzata e noiosa è lo spiegone-one finale, dura troppo e certi passaggi li ho trovati un po' imbarazzanti e incomprensibili. Un'altra cosa che ho trovato veramente intrigante sono le continue citazioni letterarie, musicali, di cinema e fumetti. Per chi volesse può provate ad approfondire tutti i suggerimenti sparsi per il testo che danno profondità e credibilità alla narrazione e che hanno fatto aumentare la mia sensazione di spiazzamento, non ero mai sicura che fossero una invenzione dell'autore o cose realmente esistenti fuori dalla finzione letteraria.
Un libro “ambizioso”. Tanti temi, alcuni trattati un po’ alla leggera e totalmente inutili alle finalità narrative. Si fosse scelto un solo tema (gestione del territorio, arte e memoria, antifascismo e guerra partigiana, disforia di genere, politiche legate alla pandemia, l’alchimia - e già qua ci starebbe un WTF? ma giuro che c’è tutto questo dentro), forse si sarebbe sfiorato il capolavoro. La parte più solida è quella legata all’ambiente e al territorio e alla lotta partigiana che vi si svolse, che sono protagonisti al pari dei personaggi umani. Però la scrittura è eccellente e si divora con piacere.
Una storia di acqua e di terra. Un viaggio profondo per svelare i segreti del passato e per riscoprirsi nel presente. Un libro che riesce a mischiare racconti di resistenza partigiana, di Covid, di crisi climatica e di crisi identitaria e sessuale in modo emblematico restando sempre ancorato al territorio e alla geografia ‘anfibia’ del Ferrarese.
Denso, scorrevole e mai superficiale. L'universo Wu Ming non mi ha mai tradito fin'ora e si conferma con questo ultimo capitolo. un libro compatto nei suoi salti temporali e ordinato nei suoi cambi narrativi. frutto di un lavoro e di una preparazione davvero di grande livello. Consigliatissimo! consigliato ancora di più se avete mai vissuto a Ferrara o ci abitate ancora...
Il libro di transito fra anno nuovo e anno vecchio. Da rileggere con climi torridi, possibilmente nelle zone in cui è ambientato. La cosa che mi è piaciuta di più è la modalità con cui la protagonista "indaga" o comunque porta avanti il suo percorso, ovvero grazie a tour, visite guidate, camminate in questi luoghi quasi dimenticati dell'umanità. È una attività che ricollego molto ai miei genitori che sono grandi fan di queste iniziative, e perciò mi ha dato un senso di familiarità molto piacevole. Come sempre, la mole di richiami e riferimenti a temi è immensa, ma se si è nella giusta predisposizione di animo (che è: non prendere tutto ciò come lezioni impartite con fare da professori, bensì semplicemente gente che ne sa e che vuole condividere il proprio sapere), il libro semplicemente è una miniera. Magari non è mozzafiato come un libro """giallo""" qualsiasi.. ma chissene frega. È una storia, anzi sono due o addirittura due e mezzo: a mio parere il libro La macchina del vento va letto prima, addirittura subito prima. Che risulti incredibile, ma in relata senza veramente fatti fuori dal reale, secondo me è solo che un punto a favore: ancora una volta questo autore regala aura, intrigo, rilevanza, a spicchietti di mondo che non vengono spesso presi in considerazione. Avanti col prossimooo
Un intreccio complesso, più schemi di lettura , molti protagonisti. Una saga ecologica, un racconto di memoria, una storia d'amore e di una famiglia non convenzionale . Luogo: il Delta del Po, tempo: il passato recente, mito: gli uomini pesce. Scrivere a più mani è la cifra di stilistica dei Wu Ming collettivo di scrittori che sotto questo pseudonimo (con qualche numerino e Luther Blissett) operano sia in gruppo che come solisti. Ho letto molte loro opere e, lo confesso, quasi tutte le ho amate profondamente, alcune (forse non le ho capite) non mi hanno coinvolto. Questa è entrata immediatamente nelle mie corde. Non nego la sua complessità e la necessità di una lettura attenta. Non lascerà indifferenti e, aprendo interrogativi attuali, vi porterà a ricordare avvenimenti scottanti. Consiglio, buona lettura.
È l'estate del 2022, il Po non è mai stato così basso. La morte di Ilario Nevi, partigiano, artista, intellettuale ferrarese di fama nazionale, scoperchia un segreto mantenuto per quasi cent'anni, attraverso le tragedie del Novecento e gli sconvolgimenti del nuovo millennio. Un segreto che ne nasconde altri, incastonati nel passato e annidati nel futuro, e ogni rivelazione è in realtà un nuovo enigma. Antonia, nipote di Ilario, vuole dare un senso a ciò che sta scoprendo. Andrà fino in fondo, ricostruendo la storia non solo di una vita, ma di un insospettato intrico di esistenze. Dalla guerra di liberazione nel Delta alle lotte per i diritti e per l'ambiente, Gli uomini pesce è un omaggio al Grande Fiume e alle sue terre. Un romanzo maestoso, una saga in cui la Storia è tutt'uno con le vicende dei protagonisti, innervata nei loro amori, nelle loro avventure, negli incubi peggiori e nei sogni piú belli.
Intrigante e dettagliatissimo romanzo, WM1 riesce a mantenere un ritmo serrato e il problema è quello di interrompere la lettura. Affascinante come location, stimolante come trama e sottotrama, abbagliante per i continui colpi di scena e le soluzioni narrative. I messaggi etici e politici sono numerosi e tutti completamente condivisibili. Una lettura non solo interessante, ma utile e necessaria.
Mi è piaciuto molto l'approccio ecologico e l'attento sguardo geografico, li ho sentiti molto vicini. Già dalle prime pagine, l'autore dimostra ottime abilità narrative, tanto da indurmi a pensare di avere tra le mani una garanzia. Invece, la mia lettura è stata significativamente peggiorata dalla metà del libro in avanti; non ho apprezzato la gestione dei personaggi queer, soprattutto il porne al centro della loro (r)esistenza una violenza sessuale (e non). D'altronde è un tipo di storia semplice e stimolante da pensare, ma molto complessa da gestire. Transgeneritá e intersessualità evocano spesso fantasie violente alle persone non trans, ma sarebbe forse il caso di pensare perché vengano presentate come uniche narrazioni realistiche; ogni scelta narrativa è anche politica. Rimane una lettura meritevole, densa di spunti di riflessione, forse alleggeribile in alcuni punti.
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Ricco di spunti interessantissimi, leggendo si segue la vicenda ma si impara anche molto, e si percepisce un lavoro di ricerca enorme. Arrivata alla fine, avrei voluto aver letto con più attenzione tutto il romanzo. Gli uomini pesce merita tutta la nostra concentrazione.
Libro complicato, contenente tanti temi, troppi secondo me o almeno io non ho trovato che fossero amalgamati e da qui la fatica a leggerlo. Ho apprezzato alcuni contenuti comunque molto interessanti: la distruzione dell'ambiente, la cementificazione delle coste, le bonifiche scriteriate delle paludi e delle foci del Po anche alla luce degli ultimi disastri ambientali e climatici registrati nelle zone descritte nel libro però non mi ha convinto l'insieme. Oltre 500 pagine dove c'è una cronologia disordinata e macchinosa, che va avanti e indietro, che si intreccia a personaggi (la figura del cugino Dante che senso ha? o il Covid ? ad esempio) e a vicende storiche pubbliche e private slegati tra di loro. Si affrontano i contenuti dell'identità di genere anche se in modo non sempre credibile, delle difficoltà di maternità, dei segreti familiari, dei rigurgiti neofascisti con figure di spicco dell'era fascista promosse a posizioni di spicco nel dopoguerra, della lotta partigiana e del confino, dell'attenzione per l'ambiente non più procrastinabile e tanti altri mischiati ma senza trovare approfondimenti sinceri, ambientati tutti nelle zone di Ferrara e del delta del Po, con fugaci apparizioni vere o presunte di personaggi mitologici che fungerebbero da guardiani delle zone. Forse questi uomini pesce vogliono impersonificare i veri e unici salvatori di quelle terre così fragili e uniche, proprio perché extraterrestri, non umani. Non mi sembra realizzata in maniera lineare l'unione tra il naturalistico, il fantastico, lo storico e il quotidiano perché si sovrappongono tra loro e creano discontinuità senza creare un'unica struttura. Non mi ha convinto, mi ha annoiato e mi dispiace perché Wu Ming 1 non mi ha mai deluso.
Un grande romanzo mondo che tocca e spesso approfondisce tutti i temi del contemporaneo, dall’identità di genere all’ecologia, dalla pandemia alla politica e ovviamente - come tutti i libri Wu Ming - intriso nella storia. Qualche passaggio risulta troppo didascalico e qualche capitolo lo si legge per scoprire l’arcano e non per la lettura stessa, perdendosi degli affondi. Ma, grazie alla ricerca curata e dettagliata, ne ‘Gli uomini pesce’ emerge una parte di storia non ancora troppo “districata”!
Se un giorno fossi entrata in libreria, lasciandomi ispirare dai libri, non lo avrei comprato. In una serata di diluvio, mi sono ritrovata alla sua presentazione e la scelta è stata una SCELTA. La magia è partita ancor prima che Wu ming 1 aprisse bocca, giocando con gli affetti con cui ero al tavolo per cercare di capire chi potesse essere, dare un volto a questo anonimo scrittore. Non era nessuno di coloro che ipotizzavamo, anzi ha scardinato completamente l'idea che ci potevamo esser fatti. Dopodiché, ha iniziato a parlare ed è stato estasiante. È brillante, ha un'ironia seria ed intelligente e parla molto bene in italiano,sceglie con cura le parole da usare, ad una velocità inimmaginabile. La bellissima serata si è conclusa con la fila per farsi autografare il libro. Wu ming 1 non scrive il suo nome, con una dedica anonima, ma armato di pennellino inchiostro e timbri, realizza un'opera d'arte.
Le tematiche trattate sono varie: la Resistenza, Ventotene (che torna attuale), il Covid e I suoi strascichi. La maternità, la crisi climatica, I rapporti familiare, l'amicizia.
Mentre leggo questo libro, ho immaginato tutti i lettori come me, con il motore di ricerca sempre accanto per gli infiniti spunti. Nomi, avvenimenti, libri, musiche, con la piena consapevolezza che il reale si mischia alla fantasia e quindi non tutto vero ed esistente. In diverse occasioni mi sono detta:"di sicuro questo Wu Ming 1 lo ha inventato", poi con sorpresa ne constatavo l'esistenza (come per esempio la Repubblica di Bosgattia) o che effettivamente esiste un portale VegAdvisor.
Il libro ha come sfondo il Delta del Po, fiume un tempo possente che nell'estate 2022, per la crisi climatica è ridotto a un rigagnolo. "Da noi, nei nostri dialetti, si dice "Po" senza l'articolo, quasi fosse una persona: "se si alza Po". La storia si muove fra piani e sottopiani temporali il 2022 e il 1969. Nel 1969 si rimembra la resistenza, ma aggiungerei anche un piano futuro figlio di scelte scellerate presenti.
Ilario Nevi, partigiano, attivista per l'ambiente e artista muore nel 2022. Alla sua morte, la nipote Antonia Nevi eredita soldi, una casa e tanti segreti che riguardano l'amato defunto. Antonia, è una geografa "quando mi chiedevano di che mi occupassi e io rispondevo che ero una geografa, spesso seguiva un'altra domanda: "In che senso?", o "cioè?", oppure "sarebbe a dire?"".
Da brava geografa ed amante della ricerca, inizia un'indagine nell'intricato groviglio di segreti ed esistenze, accompagnata dal marito Sonic, con un rapporto in crisi dovuto ad un dolore che li accomuna, ma vissuto in solitudine. I molti personaggi, spesso femminili, si muovono e fluiscono al ritmo del grande fiume, il vero protagonista.
Mentre ci si perde in queste pagine. La siccità e l'afa che abita le nostre estati, la senti addosso: "Ogni giorno la percezione della crisi climatica era ricondotta a discorsi sul tempo, inteso come weather, tempo-che-fa in un certo territorio. Verità parziali come quelle dei meteorologi, una volta immesse nei media, diventavano fattoidi, riempitivi semiotici, infine spazzatura verbale: l'anticiclone delle Azzorre, l'anticiclone africano, El Niño, La Niña...Tutto era addomesticato, legato a contingenze, spiegato solo con fenomeni prolungati ma passeggeri."
Una descrizione dei luoghi del delta ferrarese attenta, luoghi natali di Wu Ming 1, che analizza con amore e profondità, perché non è detto che conosciamo la natura dei luoghi che abitiamo. La crisi climatica ci spingerà tutti a dover studiare i nostri territori, a capire cosa ci scorre accanto o sotto e che è stato cementificato. Mi è tornata alla mente una frase di Brecht: "Tutti vedono la violenza del fiume in piena, nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono." Me la ripetevo costantemente durante l'alluvione a Genova, città che vivevo in quel momento: "Il territorio ad est di Ferrara è in gran parte sotto il livello del mare, perciò sempre a rischio di tornare sommerso.(...)oggi lo scioglimento dei poli gonfia i mari del mondo, compreso l'Adriatico, che giorno dopo giorno si mangia la costa e risale i fiumi. Si stima che da qui al 2100 possa alzarsi fino a centoquaranta cm, con conseguente ingressione nell'entroterra, anche di decine di km."
Mi sono permessa di fare questa recensione se "Si parva licet".
Parole nuove imparate: allura, golena, ridanciana, iconemi, eponimo, pareidolia, desco, galaverna, eoni, cogitabondo, aviolanci,neopicaresco, eerie, obtorto collo,promenade, confianza, prosodico, anacoreta, eulogia,cascami, liminali, berserker, inane, scarezzo,norreno e con stupore spregio(perché nella mia vita erroneamente ho sempre detto sfregio). Me le sono segnate, perché come diceva Don Milani: "ogni parola che non impari oggi è un calcio nel culo domani".
Chi scrive, di solito non ama la complessità. È complicata, la complessità, è difficile, richiede tanto lavoro, tanta concentrazione, scavo, studio, approfondimento, elaborazione puntigliosa. È quindi molto più facile organizzarsi con il lineare, il diretto, l’immediato, e tutto sommato percorrere la strada del semplice, e giungere (se si è bravi) a quella che gli americani chiamano fluency. Salvo poi, gli americani, dichiarare grandi scrittori certi autori che invece la complessità la amano, da Faulkner a Vonnegut, da De Lillo a Toni Morrison a Cormac McCarthy, e il proprio elenco se lo può fare da solo qualunque lettore. A fianco degli scrittori di fluency ci sono poi quelli che della complessità fanno invece il pane quotidiano, e che non trovano soddisfazione (palese, nei casi riusciti, e questo il lettore lo apprezza subito) se non nella progettazione di grandi affreschi dalle mille sfaccettature, prismatici, multiloculati, contenitori infiniti di storie infinite. E tutto sommato è strano, come con due strumenti così diversi si possa arrivare ad un unico risultato: la soddisfazione, l’appagamento della lettura, con l’associazione per niente scontata del senso, il senso generale dell’operazione, degli obiettivi dello scrittore e dei risultati per il lettore (riflessivi, filosofici, sociali, emotivi, personali, politici). Wu Ming 1, da solo o con la band, ci ha abituato alla grande alla gestione dello strumento-complessità condito di sale, interesse, agnizioni improvvise, vis polemica, e cento altri condimenti saporitissimi. Per esempio riassumere Gli uomini pesce è pressoché impossibile (complimenti alla sobrietà dell’estensore della quarta di copertina), è solo possibile, volendo, fare una lista degli argomenti trattati, per poi accorgersi alla fine che non ha alcun senso. E proprio qui sta la capacità di uno scrittore con, ehm, gli attributi: la gestione impeccabile e perfettamente orientata della tanta carne che si mette al fuoco (davvero, non servirebbe a nulla dire al potenziale lettore che legge una recensione dire «questo romanzo parla di…»), dal passato partigiano all’attualità del mondo queer. Un esempio per tutti: organizzare con equilibrio i continui flashback e flash forward richiede una bilancia intellettuale (e interiore) di alta sensibilità, per non sfiorare mai, nemmeno di striscio, la noiosità, o la “fatica” del leggere. Chi organizza lo strumento-complessità deve essere un comunicatore assoluto, un guardiano del ritmo, un voluttuoso dispensatore di contrappesi narrativi. Qui, c’è tutto questo. Poi ci sono le case editrici. E qui la complessità è vista con perplessità, per non dire sospetto o sgomento. Devi esserti già costruito una solidissima statura di scrittore, per accedere con autorevolezza all’editoria mainstream. Ebbene il grazioso miracolo di Wu Ming 1, da solo o con la band, è stato progettato sin dall’inizio con lo stesso strumento-complessità, acquisendo così l’autorevolezza necessaria all’ascolto altrui con i mezzi che si desiderano, non con i mezzi che si devono all’editoria. E questo non fa che aumentare il valore letterario, ma anche quello sociale, dell’impegno a tutto tondo di scrivere, attività apparentemente fatua (per tanti), ma che fatua non lo è per niente, come queste pagine dimostrano. Ed ecco quindi che sono riuscito a scrivere questa riflessione su Gli uomini pesce senza raccontare un rigo di quel che ci si narra dentro, ma credo che lo scopo, almeno per l’estensore della presente, sia raggiunto: parlerò agli amici di questo libro dicendo solo «Leggilo», leggilo e basta, non perderlo, immergiti dentro, lasciati travolgere dai coups-de-théâtre, lasciati riflettere sul passato che ritorna, lasciati travolgere dall’ammirazione per alcuni e dall’odio per altri, lasciati incazzare e lasciati consolare. Leggilo, e basta – è un libro che non ti lascerà in pace per lungo tempo.
Ho terminato un romanzo ponderoso che tocca tanti temi diversi, e tra questi c'è anche la questione di genere, per questo ho pensato di recensirlo qua: si tratta de "gli uomini pesce" di Wu Ming 1. Mi sono armata di coraggio e buona volontà e ho affrontato un tomo di più di 600 pagine che però, devo dire, ho letto in pochissimo tempo, forse quattro giorni, perchè complessivamente mi è piaciuto. E' un romanzo particolare; qualcuno lo ha definito tentacolare, una definizione che ho trovato azzeccata perché ne esprime la vitalità e la capacità di espansione a tratti incontrollata. Tu inizi la lettura e dopo qualche pagina pensi, ingenuamente, di avere già inquadrato la storia: un vecchio zio muore, c’è un’eredità in ballo e forse il mistero sarà proprio nell’individuazione dei beni da spartire tra i beneficiari (una casa, dei terreni, dei soldi, dei segreti inconfessabili?). Poi però la narrazione prende una direzione inaspettata, ti trascina ben oltre questa trama prevedibile e sbatacchiandoti avanti e indietro nel tempo su tre piani temporali (presente, anni Sessanta e seconda Guerra Mondiale) ti porta ad affrontare temi diversi e apparentemente lontani tra di loro: lotta partigiana, Covid e politiche sanitarie, ecologia, ambientalismo, gender (appunto) e addirittura anche un po’ di alchimia. Insomma una deflagrazione di argomenti che spuntano continuamente dalle pagine di questo romanzo e che però, incredibilmente a un certo punto “convergono” (per usare un termine significativo nella storia) per comporre una storia ampia che ci parla di “resistenza” e dei tanti ambiti in cui si può declinare. Per parlare della mia personalissima valutazione, dico che ho amato visceralmente la parte dedicata alla lotta partigiana nelle valli del Delta del Po: ci sono pagine di una intensità indimenticabile che rivelano tra l'altro una grande accuratezza storiografica (Wu MIng1 è uno storico di formazione). Già solo per questo consiglierei la lettura di questo romanzo. Al contrario, ho percepito come sovrabbondante la presenza di tante linee narrative e di tematiche che si intersecano nella storia: ecco, diciamo che avrei sfrondato qualcosa. Questa è la mia primissima esperienza con Wu Ming, non posso dunque fare alcun confronto con le opere precedenti, però come primo contatto, niente male.
Con Gli uomini pesce Wu Ming 1 consegna un romanzo ambizioso, che intreccia memoria storica, immaginazione politica ed ecologia in un’unica narrazione stratificata. La ricerca storiografica è evidente e diventa materia viva di un racconto che si muove tra resistenza partigiana e crisi climatica, mostrando come entrambe possano essere lette come pratiche di sopravvivenza e di lotta collettiva.
Il fil rouge fra resistenza ed ecologismo è uno dei nuclei più significativi dell’opera. Non si tratta solo di un accostamento tematico, ma di una vera e propria genealogia: i luoghi del Delta del Po, politicizzati dalla resistenza perché teatro di conflitti e di scelte decisive, restano oggi altrettanto politici nella misura in cui lo spazio delle nostre vite non è mai neutrale. Il paesaggio diventa protagonista, soggetto che resiste e che soffre, rivelando la continuità tra le violenze subite dal territorio e quelle inflitte alle comunità che lo abitano.
La narrazione si distingue per una densità che può apparire ipertrofica, ma che rivela piuttosto un coraggio ludico e politico: quello di concepire la letteratura come uno spazio di fabulazione, in cui genealogie, rimandi storici, figure mitiche e vicende familiari si intrecciano senza gerarchie precostituite. È una scrittura che chiede alla lettrice e al lettore attenzione e partecipazione attiva, assumendo il rischio di disorientare pur di evitare la semplificazione.
Se un limite può essere individuato, esso risiede nello spiegone finale, che ricompone le tessere come in un giallo e rischia di ridurre l’ambiguità costruita con pazienza lungo il percorso narrativo. In questo senso, il gesto chiarificatore sembra in parte annullare il patto di fiducia instaurato con chi legge, che fino a quel momento era stato chiamato a stabilire connessioni e a colmare vuoti.
Nonostante ciò, Gli uomini pesce resta un’opera generosa e immaginifica, che rilancia l’idea di una narrativa capace di interrogare simultaneamente storia, memoria e presente. È un romanzo che mette in scena la politicità intrinseca dei luoghi, che rifiuta la neutralità dello spazio e invita a leggere nelle stratificazioni geografiche la traccia delle lotte passate e delle urgenze future.
"Gli uomini pesce”, di Wu Ming 1; edizioni Einaudi; Isbn 978-88-06-25172-7.
Bel romanzo che vede come protagonista assoluto il territorio del delta del Po.
La vicenda è ambientata durante l’estate siccitosa del 2022. Il paesaggio cangiante, bollente e dolente evidenzia impietosamente non solo gli effetti deleteri prodotti dal cambiamento climatico e dall’assenza di idonee e lungimiranti soluzioni ambientali, ma anche dei danni della progressiva cementificazione, delle errate politiche industriali e dei segni lasciati nel paesaggio dal loro fallimento. Infine, l’abbassamento del livello delle acque porta anche letteralmente a galla i resti, e con essi i ricordi, del periodo bellico della Seconda Guerra Mondiale. La morte di ex partigiano di una certa fama, Ilario Nevi, e le scoperte sul suo conto fanno anche riemergere antiche divisioni e misteri mai chiariti su fatti e personaggi di quell’epoca, fino a scavare nel profondo del folklore popolare evocando la presenza di creature anfibie antropomorfe, forse di origine extraterrestre, gli uomini-pesce. Antonia, la nipote di Ilario, reduce da un brutto incidente automobilistico e flagellata dal “Long Covid”, si mette a dipanare tutto il guazzabuglio di misteri che hanno circondato la vita dell’amato zio e, inconsapevolmente, nel medesimo tempo, compie anche un percorso di cura che, infine, la troverà rigenerata. Come il solito l’Autore non delude. Il romanzo tratta un’infinità temi, molti dei quali in maniera inattesa, dando prospettive di lettura interessanti e tenendoli annodati coerentemente (con una sola eccezione, a parer mio, relativamente alle circostanze della nascita del co-protagonista Ilario!). Il romanzo è anche per certi versi “educativo”, suggerendo visioni più concilianti relativamente ad attuali temi controversi e spesso divisivi.
Gli uomini pesce viene immediatamente dopo Ufo78 e ne condivide la struttura e la fisionomia. Anche qui il tema che dà il titolo al romanzo affonda nella sottocultura magico/ufologica, ma è poco più di un pretesto per addentrarsi in temi di ben altra portata. Là si parla di brigate rosse, movimento hippy, compromesso storico. Qui di ecologia, partigiani e identità di genere. Entrambi sono in qualche modo "cold case": in ufo78 una vera indagine a decenni di distanza, negli uomini pesce la ricostruzione della vita e delle battaglie di un anziano partigiano morto da poco, da parte dell'amata nipote. Infine, entrambi sono romanzi "leggermente ucronici" in cui si ricostruiscono con cura aspetti della storia italiana recente, inserendovi tuttavia personaggi di fantasia la cui non-storicità è verificabile: là scrittori famosi, qui importanti registi. Entrambi, come sempre, sono romanzi affascinanti per la grande ricchezza di temi e l'accuratezza della ricerca, ma se avevo trovato Ufo78 un po' troppo cerebrale, qui invece il trasporto emotivo dell'autore, che scrive della sua terra di origine, è tangibile e riscalda la narrazione. C'è forse un po' troppa carne al fuoco, e alcuni artifici narrativi introdotti per far girare i meccanismi del racconto risultano un po' forzati. Questo è vero soprattutto nel finale, che peraltro risulta sorprendentemente aperto, come a preparare un secondo volume. Scelta nuova per i WuMing, che fin qui non si sono mai prestati a strategie "commerciali". Ma sono peccati veniali: il romanzo è bello, interessante e ben scritto.
Wu Ming 1 per me era una garanzia e questo ultimo l'ho comprato ad occhi chiusi.
Delusissima.
All'inizio un ottimo romanzo, avvincente e interessante. Ottima la scelta del Delta del Po come ambientazione, un luogo non tanto famoso e molto misterioso.
Antonia però è insopportabile, una che nella vita reale la prenderesti a schiaffi, sempre a lamentarsi e stare male. Egocentrica e intellettualoide. Il marito uno zerbino surreale.
La storia si dipana abbastanza bene senza perdere il ritmo ma poi, proprio verso la fine, quando davvero stai per cedere alla speranza di una chiusura originale ecco che arriva il raccontino/riassunto del medico/mago che ipnotizza le persone a piacimento.
Sospensione del giudizio e tiriamo avanti.
E niente. Una sfuriata delirante di ideologia gender/green/antifa da tema della maturità che struzza l'occhio alla prof.
No, dico, lo sapevate che l'uomo (ovviamente l'uomo) fascista odia l'umido e ama il secco? Lo sapevate che è per questo che hanno fatto le bonifiche bel Delta, mica per evitare che la gente morisse di malaria. Lo sapevate che è per questo che non vuole gli immigrati che arrivano con i barconi?
Ammetto che qui mi sono fermata, o meglio quando ho letto che la donna dissoluta è in realtà dissolvente, e questo terrorizza l'uomo fascista che ha paura di dissolversi perché è un debole. Da non crederci. Non ce l'ho fatta a continuare a prendere tempo.
E' con sommo dispiacere che devo dare 3 stelline (che sarebbero 3,5) a questo romanzo di Wu Ming. I temi trattati sono infatti molto interessanti e ben gestiti, ma rispetto ad altri romanzi simili (lo stesso UFO 78 degli stessi autori) l'ho trovato meno organizzato e amalgamato. E' un po' come quando a Masterchef criticano i concorrenti perchè hanno preparato un piatto con tanti ingredienti ma che risultano ingredienti separati e non un piatto unico: ecco, anche in questo caso manca una sorta di armonia tra i vari temi trattati. Temi che sono comunque molti ed interessanti: * la resistenza partigiana * le lotte ecologiche contro la cementificazione * il climate change * la gestione della pandemia Covid * i diritti Lgbtqia+ Anche i personaggi sono originali ed interessanti, a partire da Ilario (lo zio che muore all'inizio del libro ma che risulta essere il protagonista principale), passando per Antonia (che è colei che piano piano deve scoprire i segreti del defunto). Anche Sonic fa la sua parte (bella l'idea di costringerlo a parlare in inglese a causa di un problema neurologico). Anche la trama semi-giallistica rende il libro interessante, ma è proprio questa che alla fine mi ha deluso un po' perchè i segreti che si vengono a scoprire non sono tutti relativi ad un unico "progetto" ma sono sparsi qua e là e sono a volte completamente a sè stanti. Comunque una lettura molto godibile.
"L'uomo fascista ha bisogno dell'Ordine, di corpi - fisici e sociali- solidi e dai confini certi". Per descrivere il nemico, gli immigrati e quelle che considera aberrità sociali usa parole come "feccia", "melma", "inondarci", "sommergerci".
Ed è qui che Wu Ming inserisce astutamente e con estrema intelligenza il concetto della leggenda tutta del Mezzano degli Uomini Pesce. Che sono al contempo i partigiani di pianura, quelli che sanno muoversi tra le aree umide e le paludi del Delta del Po, e che ancora più in piccolo sono uomini indefinibili come il protagonista [Spoiler] che si scopre essere una donna che ha sempre vissuto come un uomo.
Personalmente non amo i libri che si manifestano come pozzi di idee e pensieri anche molto diverse tra loro (ho amato poco anche Manituana proprio per lo stesso motivo). Gli Uomini Pesce raccoglie tanti (troppi) avvenimenti contemporanei, talmente tanto contemporanei che l'autore stesso racconta di aver inserito tutto letteralmente in corso d'opera (l'estate siccitosa del 2022, gli avvistamenti UFO di quegli anni...). Libri così creano molta confusione mettendo insieme un po' tutto, lasciando emergere poco i pezzi di minestrone che davvero meriterebbero una parte significativa nel piatto.
Ho apprezzato le divagazioni sulla differenza tra 'luogo' e 'spazio' e tante altre tematiche buttate un po' lì tra un filosofeggiare e l'altro dei protagonisti.
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*spoiler di seguito* Il tema principale -la lotta per il proprio territorio, i mostri industriali che sfruttano tutto lo sfruttabile, la contronarrazione delle bonifiche - è estremamente interessante e si vede che l’autore ne voleva scrivere. Tuttavia non ho trovato convincente il contorno. Alla storia partigiana (di cui si vede che Wu ming 1 è un esperto) si aggiunge il filone Lgbtq. Ci tengo a sottolineare che oggi la parola che lui cercava, e di lunga più appropriata, è “queer”. Lgbtq fa parte di un filone liberale ormai inglobato anch’esso dal capitalismo. la vera lotta rimane la queerness, oggi come nel ‘45. Insomma. È importante ricordare che le persone trans sono sempre esistite in forme e varietà diverse, a seconda di come il contesto lo permetteva; ma è allo stesso tempo un tema estremamente delicato. Lo stupro, l’intersessualità, il misgendering (“orrendo calco dall’inglese, in voga nella comunità lgbt”, come se fosse un trend come un altro)… non mi hanno convinto. E l’alchimia? il covid? e perché sonic parla inglese e poi non più? e le ipnosi? Di solito sono tutti elementi che in un romanzo wu ming mi aspetto vadano a incastrarsi da qualche parte, e invece sta volta no. Pazienza.