“San Gennaro è il vero dio di Napoli” ha scritto Alexandre Dumas. Senza esagerare. Perché l’antico martire è il signore assoluto della religiosità partenopea e la sua funambolica liquefazione del sangue è il miracolo più famoso del mondo. I cicli della devozione popolare, però, sono infiniti. C’è san Rocco, “il divino infettivologo”; la manna di san Nicola, che fa di Bari uno dei grandi centri della medicina soprannaturale; santa Rosalia, il lato femminile della devozione, quello della vicinanza, della confidenza, dell’indulgenza; il Salento fra il morso della tarantola e il rimorso di Medea in fuga verso Leuca; Padre Pio, il santo più pregato, idolatrato e sovraesposto del Novecento, “un autentico uomo della provvidenza populista, che ha sempre parlato alla pancia del Paese”. E poi i riti meno quello dei serpenti di Cocullo, sull’Appennino abruzzese; quello del re del bosco praticato da tempi immemorabili sulle sponde del lago di Nemi; quello delle dee acquatiche della Valtiberina… Con grande efficacia evocativa, l’autore ripercorre queste storie che hanno resistito nei secoli fino a noi, cogliendo nel profondo la forza di miti e riti che da sempre investono anche il potere e l’ordine sociale.
La valutazione bassa è data principalmente da due fattori: lo stile dell'autore e la mancanza di un target specifico. Che, in un libro di 150 pagine, si sentono tantissimo.
Ho trovato il libro interessante. La premessa da cui parte è proprio nelle mie corde: come i culti e riti pagani sono ancora presenti in Italia trasformati in culti e riti cristiani. Bellissimo, no? Peccato che nella maggior parte delle storie raccontate questa premessa si perda completamente e ci siano solo vaghi riferimenti non vere e proprie traslazioni.
Grande pecca, inoltre, è che non si capisce che tipo di libro sia: un saggio? una raccolta di storie di santi? Davvero non ho capito come intenderlo, perché sembra un miscuglio poco riuscito di tutte queste ma né troppo specialistico da essere un saggio né così divulgativo (dato che dà molto per scontato sull'antichità e la mitologia) da essere per tutti.
Lo stile dell'autore è insopportabile. Pomposo e prolisso, con le sue cascate di aggettivi che rimano tra di loro (frasi come "donne fatali, ninfe letali, indovine mortali, fate esiziali"' - questo è un esempio tra tanti, tantissimi). E allo stesso tempo che strizza l'occhio ai giovani con parole inglesi infilate a caso tipo "upgradando". Boh, anche qui si riflette il fatto di non avere un target preciso in testa.
Detto ciò, consiglio il libro se riuscite a superare questi due, per me, grandi difetti. E se volete ampliare la vostra lista di luoghi da visitare in Italia!
Parte da un'idea intrigante, esplorando il mondo di santi, magie e misteri. Tuttavia, il libro soffre di una struttura confusa, che rende difficile seguire il filo conduttore. Spesso, al termine di un capitolo, ci si ritrova a chiedersi quale sia realmente il messaggio che l'autore voleva trasmettere. Un potenziale non pienamente sfruttato. Peccato