Tutti ci hanno provato, nessuno è mai riuscito a limitare Moana Pozzi. Né la sua famiglia che la fece studiare dalle suore, né la morale comune, né la politica, né la Chiesa con la sua censura. A 30 anni dalla morte, la sua aura iconica e tragica è ancora immensa. Poche donne hanno avuto una simile influenza sulla società italiana. Ha reso temi di dibattito la sessualità e il desiderio, per secoli considerati tabù, ha lavorato con Fellini e in televisione, ha amato alcuni degli uomini più famosi della sua epoca. Ha usato il proprio corpo e la propria mente per far deflagrare una rivoluzione personale che è diventata collettiva. Non ha rinnegato la propria identità nemmeno per un istante e ha sempre deciso tutto quanto da sé, fino alla fine. In questo senso è stata avanti anni luce. In questo libro così personale ed emozionante, arricchito dal contributo di persone che hanno studiato la figura di Moana e che le hanno voluto bene, Francesca Pellas ci racconta la storia di una ragazza che ha desiderato la libertà sopra ogni cosa. E che l’ha ottenuta, a caro prezzo, un po’ anche per tutte e tutti noi.
Quando il sesso e la trasgressione erano politica, cultura, emancipazione; di questo retaggio meraviglioso, delle dive "future" di ieri sono rimaste professoresse di corsivo e foto di piedi su portali a pagamento.
Buon libro. Non ho apprezzato particolarmente la struttura della narrazione e lo stile con cui vengono narrate le vicende della vita di Moana: troppo pomposo, artificioso e, secondo me, lontano da una reale rappresentazione dell'attrice. Moana era Moana: era vera, per nulla ipocrita, icona presente ma, al contempo, lontana. Ho percepito molti dualismi in lei, contraddizioni tipiche delle persone complesse. Difficile da incasellare, nonostante l'italiano medio tenti ancora oggi di farlo: Moana era libera, coerente con se stessa e, si sa, basta questo a renderti un personaggio scomodo. Quando ho letto il capitolo riservato alla sua visione politica, ho guardato il tutto con molta malinconia: avrebbe fatto e avrebbe dato tanto se ci fosse stata la possibilità. Era una persona umana, sempre dalla parte degli ultimi, degli emarginati: il suo disprezzo, piuttosto, era rivolto a quei personaggi che "se la tiravano", quella parte borghese della società con la puzza sotto il naso e che si credeva chissà chi.