Tra Americo – il figlio della maestra, che tutti prendono in giro perché è nevùsu, pieno di lentiggini – e Elvo, il nuovo arrivato che sembra molto più grande della sua età, magnetico e irrequieto, il destino ha scritto che nasca una grande amicizia. Sulle pendici boscose dei monti della Calabria, dove vivono, i due trascorrono insieme giornate avventurose, eleggendo un casotto abbandonato a rifugio dove costruire strumenti di battaglia, accendere fuochi e aprire piste segrete come la via del lupo. Fino a che un giorno, quasi a coronare un sogno inespresso, la madre di Americo e il padre di Elvo, entrambi vedovi, annunciano loro l’intenzione di sposarsi. Ma Americo non fa in tempo a gioirne che l’improvvisa scomparsa di Elvo spezza irreparabilmente quella famiglia appena nata. Vent’anni dopo Americo è emigrato al Nord, sbarca il lunario scrivendo gialli e la sua vita sembra girare a vuoto come i ricordi ormai privi di ordine della sua unica amica, l’anziana Agostina, la cui mente sta svanendo pian piano. Ma il passato ritorna ha le sembianze di una giovane ragazza che sa sorridere con gli occhi e di un uomo identico a Elvo... Forse per ciascuno di noi viene il momento in cui la luce può essere raggiunta solo percorrendo un sentiero nascosto nel cuore dell’infanzia, la nostra personale “via del lupo”. Così, la narrativa di Fausto Vitaliano ha sempre al centro l’immedicabile nostalgia per un incanto perduto, e al tempo stesso la caparbia volontà di restituirne al presente almeno una scheggia. Alternando la commedia borghese agli scenari di una Calabria riarsa e feroce, La via del lupo è un giallo psicologico che ci ricorda come il buio più grande sia sempre nascosto nel cuore nero delle famiglie e un romanzo sull’amore che, nonostante tutto, può salvarci.
La storia di chi cerca la sua storia, affronta il dolore e lo stupore, crea e incontra persone e pezzi mancanti del suo puzzle. Amara, dolce storia, quella che scegliamo di raccontarci e quella che gli altri ci raccontano
🤍 Una buona lettura 🤍 "La via del lupo" racconta di legami, di solitudine e di abbandoni. Il protagonista è umano, viene descritto con estrema umiltà con le sue debolezze e senza la presunzione di voler fare di lui un eroe. Questo ha reso il racconto molto vero. Ho apprezzato il linguaggio a tratti dialettale, il racconto dei paesani un po' ignoranti, la descrizione di una madre estremamente imperfetta. Dolcissimo il rapporto fra i due ragazzini, così come il rapporto fra il protagonista e Agostina. Il difetto di questo libro è che - a tratti - sembra perdersi. Raccontare di una mente confusa è sempre molto difficile e penso che in questo caso la difficoltà sia percepibile, soprattutto verso la fine. Un po' forzato il finale.
Elvo mi aveva spiegato che gli uccelli fanno proprio così: se su un ramo si sono messi in tre – mettiamo: un corvo, un merlo e un passero – il merlo non può dire al corvo di andarsene perché il corvo è più grosso di lui. Allora comin- cia a gracchiare contro il passerotto fin quando lo caccia e così sul ramo rimangono il corvo e il merlo. E il merlo è convinto di essere stato coraggioso e vuole che il corvo gli dica bravo. (Citazione)
L'ho senza grandi aspettative e invece è mi è piaciuto molto. È la storia di una famiglia di chi si è abituato a non averne, la storia di legami da parte di chi si rassegnato a vivere in solitudine, l'esperienza di ricordo risvegliata da chi ormai si sta chiudendo alla memoria. È stato un romanzo che non mi aspettavo di leggere, e mi è piaciuto, molto.
Una storia interessante. i ricordi sono davvero nostri, sono ricorsi o sopno ricostruzioni di un passato che forse non è quello che crdiamo e pensiamo?