Ho comprato il libro dopo averne letto sul blog di Luca Sofri, e leggendo e apprezzando il buon Sofri sia nel suo ultimo libro che in svariati anni di blog, ho creduto di non sbagliare nell'acquisto. E le aspettative non sono rimaste deluse.
Il titolo lo trovai ambizioso come affascinante, l'abstract potenzialmente eccessivo, ma il modo in cui l'autore ha raccontato della vita, dei sogni e delle paure dei personaggi della cospirazione delle colombe e dei falchi è stato piuttosto convincente.
Ci ho ritrovato un accenno alla filosofia morale di Sandel, un pizzico di humor alla Massimo Coppola, un sano razionalismo alla Sofri, e una piacevole narrativa alla Federico Baccomo, il tutto amalgamato dal linguaggio di questo mondo piatto, senza dimenticare il dialettismo ostentato di certe regioni del nord; oltre, ovviamente, ad un elemento tutto suo, che anche nella scelta dell'elemento autobiografico mi ha sorpreso: gli studenti di filosofia, si sa, se la tirano; se poi si dilettano a far gli scrittori, è noto, risulteranno oltremodo antipatici, figurati se hanno passato un anno a Cambridge. E il volersi cimentare, già nel titolo e nel prologo, in un racconto sull'elité che pensa a come conquistare il mondo a partire da Harvard e dalla Bocconi (con tutto ciò che ne consegue, dai baronismi accademici ai soliti trucchetti finanziari), non deve aver reso le cose più semplici. Vincenzo Latronico però il suo compito lo ha portato a termine, e lo ha fatto piuttosto bene.