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Da cosa nasce cosa: Storia della mafia dal 1943 a oggi. Nuova edizione aggiornata

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La storia criminale di Cosa Nostra costituisce l’eredità più pesante trasmessa dal Novecento al nostro Paese. Un’eredità con cui dovremo fare i conti a lungo, almeno finché non si sarà posto fine al mortale abbraccio tra economia, politica e crimine che soffoca lo sviluppo sociale della Sicilia e di ampie zone del Paese.
Ripercorrendo più di mezzo secolo di storia italiana, con l’ausilio di una sterminata letteratura – libri, verbali d’interrogatorio, atti processuali, relazioni delle Commissioni Antimafia, informative e rapporti di questure, prefetture, carabinieri – e la collaborazione di cento siciliani che hanno raccontato l’episodio di cui sono stati testimoni, Alfio Caruso ci restituisce, per la narrazione pura e semplice di un’impresa criminale, con i suoi «padri fondatori», le sue fazioni, le sue alleanze. Dall’ingresso dei villalbesi di «don Calò» Vizzini nella DC del 1945 al primo eccidio di carabinieri a opera della «banda dei niscemesi »; dal ruolo avuto da Pisciotta e Leggio nella morte di Giuliano all’anno orribile (il 1979) con i delitti irrisolti ma tra loro collegati di Ambrosoli, Boris Giuliano, Terranova; dalla presenza di Sindona a Palermo fino alla disfatta dell’ala militare dei corleonesi e alla nuova vocazione «governativa» della mafia (che non è mai stata così forte), Caruso ci svela la storia di un’associazione segreta che non ha mai avuto né «codici» né «uomini d’onore», ma ha sempre e soltanto inseguito l’arricchimento smodato dei suoi affiliati.

768 pages, Paperback

First published January 1, 2000

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Alfio Caruso

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Profile Image for Alessandro.
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December 1, 2020
Questo libro è un mattone: non solo per le 650 e rotte pagine (più cinquanta di cronologia), ma soprattutto perché il nostro Caruso scrive male e racconta peggio. Il racconto scorre veloce più che altro per il peso e la sequenza frenetica degli avvenimenti, che rende l'opera, per quanto fatta male, dolorosa e necessaria. A distanza di 28 anni, il racconto dell'assassinio annunciato di Falcone e Borsellino fa ancora piangere. Nomi su nomi, malefatte su malefatte si susseguono per 65 anni (il racconto si ferma al 2008, quindi i cenni a Matteo Messina Denaro, per esempio, sono pochi) in una litania di disastri che dalla Sicilia investono l'Italia tutta. Caruso è siciliano e fa riferimento a cose siciliane che non sono necessariamente note ad altri (luoghi, dialetto, anche la questione dell'affiliazione - cos'è? Come funziona? Ce lo vuoi spiegare, Alfio bello?). Caruso è, inoltre, giornalista e non storico, e ahimè si vede. Lo stile è quello di un'agenzia di stampa, senza attenzione per una narrazione di largo respiro con una struttura precisa. Manca poi completamente un'analisi delle responsabilità politiche nazionali. Su tutti, Andreotti viene esonerato da una disamina anche solo delle responsabilità morali perché assolto in tribunale (ma si sa, è la sinistra ad essere "forcaiola" - sic). E poi, parliamoci chiaro: questo libro è stato pubblicato per la prima volta nel 2000 (e aggiornato nel 2008), non negli anni cinquanta: il sessismo, la misoginia, l'omofobia e il razzismo sottostante a tutto il libro non si possono accettare. Espressioni come "l'Italia delle zitelle", "un vu cumprà qualunque", "un tossico", "il non-uomo che giustamente viene cornificato" non si possono sentire. Caruso, si svegli e riscriva sto papocchio.
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