«Non ne posso più, voglio cambiare vita.» Una frase che abbiamo sentito spesso negli ultimi anni, e che racchiude l’insoddisfazione verso un mondo del lavoro in cui abbiamo smesso di rispecchiarci. È quello che è successo a Valentina, che ha abbandonato la carriera da manager per diventare maestra elementare. Ed è anche il motivo che ha spinto Elio a rinunciare al marketing per dedicarsi alla ceramica, Maurizio a lasciare una multinazionale per aprire un forno, Francesca a dire addio al posto fisso per reinventarsi come professional organizer. Insomma, se un tempo il Piano B era spesso solo un sogno, dopo la pandemia per molti è diventato una tentazione forte, e per alcuni una realtà. A raccontarla per la prima volta in tutte le sue sfumature e la sua complessità è la giornalista Valeria Teodonio, che in questo libro – attraverso interviste a sociologi, psicologi, esperti del settore e decine di persone che hanno avuto il coraggio di buttarsi – presenta una riflessione concreta sul «fenomeno Piano B»: pagina dopo pagina porta avanti un’indagine pratica su come, dove e perché si decide di fare il grande salto. Illustra gli errori da evitare e i passi da seguire per lasciare la comfort zone, analizzandole cause e le conseguenze del cambio vita. Una riflessione che svela da cosa nasce questa esigenza e quali sono le regole e gli errori da evitare per arrivare a riappropriarsi di quella dimensione più serena e umana che tanti chiamano «felicità»
Per vari motivi sono molto incuriosita da questo recente fenomeno che porta sempre più persone a licenziarsi per cercare uno stile di vita più consono alle proprie esigenze. Sembra infatti crescere una tendenza che vede le persone meno guidate dalla ricerca di uno stile di vita standardizzato che debba per forza inseguire soldi e successo. Questo fenomeno noto come le Grandi dimissioni è esploso dopo la pandemia e in questo libro l'autrice raccoglie alcune storie di persone che sono effettivamente riuscite a cambiare vita. Non mi è chiaro se questo sia un fenomeno solamente temporaneo, legato al momento storico della pandemia, o un effettivo cambio di mentalità. E ovviamente mi incuriosiva anche la fattibilità di questa scelta. L'autrice prende in considerazione le storie di persone (fra cui tantissime donne) con un posto "sicuro", buoni contratti, che lasciano il certo per l'incerto. Le storie sono diverse e anche le loro motivazioni. Ciò che li accomuna e che mi è parso subito evidente è la loro collocazione geografica. Anche l'autrice si rende conto che le storie che raccoglie sono tutte del centro nord, il che mi ha confermato quella sensazione di vivere, al sud, in un paese completamente diverso. Vivendo in un posto dove la ricerca di un Piano B è velleitaria in quanto non si riesce a realizzare neanche il Piano A, a me sembra evidente che questa rimanga una scelta elitaria. E non perché la possono realizzare in pochi, ma semplicemente perché la possono realizzare solo persone che vivono in posti dove il mercato del lavoro offre più opportunità. L'autrice sottolinea infatti che questa tendenza è più forte nei paesi dove il tasso di occupazione è più alto. Da questo discorso sono anche esclusi tutti gli immigrati, il cui Piano B in effetti è stato quello di emigrare. Ma per forza di cose. Insomma quello che voglio dire è che secondo me si tratta sempre di un fenomeno che riguarda dei privilegiati, che probabilmente non si rendono neanche conto di esserlo. O forse è il mio sguardo che tende a buttare sempre l'occhio sugli esclusi. Il messaggio del libro è bello e positivo e si conclude con la storia eccezionale di Maurizio de Giovanni (di cui vorrei marcare appunto l'eccezionalità), ma per quanto mi riguarda non ha fatto altro che sottolineare la profonda spaccatura che vive questo paese.