Nei trent’anni di storia del giornalismo online è successo di tutto, ai giornali e a noi lettori, al modo in cui ci informiamo e siamo raggiunti dalle notizie e da tutto quello che esce dai nostri smartphone. Traffic racconta questi cambiamenti attraverso una storia vera, avvincente nella sua unicità e insieme modello degli sviluppi tuttora in corso.Il racconto comincia a SoHo nei primi anni Duemila, dopo la bolla delle dot-com ma prima che Google, Apple e Facebook si impossessassero della scena.È a New York che il gruppo di nichilisti guidato da Nick Denton a Gawker e lo staff più spensierato di Jonah Peretti a BuzzFeed si dedicano agli esperimenti che creeranno la viralità su internet. È l’età dell’innocenza creativa del giornalismo la vecchia guardia dell’informazione è stata screditata dalla guerra in Iraq, il mondo digitale crede di poter diffondere la verità.Dopotutto, non sono forse stati gli attivisti online a far eleggere Barack Obama?Ben Smith, innovativo direttore diBuzzFeed News e oggi direttore del sito Semafor, descrive priorità e approcci rivoluzionari e racconta il grande flop del nostro internet, che avrebbe dovuto aiutare le forze progressiste a rendere il mondo più libero ed equo, è diventata la forza motrice del populismo di destra – quello di Steve Bannon, di Andrew Breitbart e di Chris Poole, il creatore di 4chan. Una storia avvincente e illuminante, per sapere di più su cosa sta succedendo e su come ci viene raccontato.
Il libro è interessante, ma è abbastanza diverso da quelli che mi aspettato. Non è la storia di come è cambiato il giornalismo (e non ci sono grandi riflessioni su questo) ma è il racconto specifico della nascita, ascesa e declino di Buzzfeed (concentrandosi molto sull'importanza prima di Google e poi di Facebook) e di Jonah Peretti. Lateralmente vengono trattate delle altre storie (c'è un capitoletto dedicato per esempio al New York Times) ma in modo molto breve e solo se in qualche modo toccano Buzzfeed.
Il libro è anche molto specifico (si parla molto anche di siti e persone che probabilmente sono poco conosciute fuori dagli Stati Uniti) e se non si conosce un po' già di quello che racconta può diventare difficile da seguire. Complessivamente è interessante, ma molto di nicchia.
"Traffic" è scritto dal creatore di Semafor e affronta temi decisamente interessanti: l'avvento dei media digitali, le sorti di testate come HuffingtonPost, Gawker, Gizmodo, BuzzFeed, l'ascesa dei social network e, qualche anno dopo e attraverso di essi, dell'ultradestra che avrebbe portato alla presidenza Donald Trump. Illustra come l'internet un po' utopistica e sostanzialmente incapace di generare profitto (se non per host e provider) degli anni Novanta si è tramutata in una macchina da soldi, e come il giornalismo si è trasformato - o perfino ha guidato questa trasformazione. Ci mette però quasi quattrocento pagine (stampate, va detto, su carta davvero pessima), e lo fa in maniera quantomai didascalica, senza brillantezza. Mentre qua e là durante la lettura riaffiorano (per contrasto) sequenze di "The Social Network" di Fincher, mentre la narrazione potrebbe non dico romanzare un po' di più, ma almeno fare uno sforzo perché chi legge possa ricordarsi i nomi dei personaggi principali, quel che uno si ritrova per le mani ha tutte le caratteristiche di un lunghissimo, interminabile articolo di Wired. O di BuzzFeed.
È un racconto dettagliato, personale e in qualche modo nostalgico di come i media e il giornalismo, le piattaforme web e la viralità, e l'industria della pubblicità abbiano plasmato l'attuale Internet (almeno la bolla occidentale o statunitense di Internet, o forse solo quella di Buzzfeed, Gawker, Huffington Post, e indirettamente Facebook e YouTube?), fino agli effetti accumulati sul discorso politico. che stiamo vivendo tuttora.
A volte è eccessivo nel raccontare situazioni personali e di individui sconosciuti, ma che prendono tanta luce e spazio all'interno del libro. Tuttavia, è vero che nei primi anni 2000, la frontiera del web è stata creata da singoli pionieri, piuttosto che da grandi aziende o (troppo presto perché potessero realizzarne il potenziale) istituzioni pubbliche. Ciò che vediamo ora quando apriamo un browser, un app ed un e-mail è il sottoprodotto di quegli anni, a partire dalla blogosfera e dall’ossessione per il traffico. Nessuna ambizione letteraria, è un resoconto crudo e vero di cosa e chi ha realizzato la nostra rete. Un lunghissimo post di un blog che sta ormai per chiudere.
Molto notevole. Ben Smith è stato il direttore di Buzzfeed per quasi 10 anni e questo libro racconta quella storia ma va anche oltre: come è cambiato nel tempo il modo di generare traffico, si è evoluta la scienza dei click e si è sviluppato il concetto di viralità. Come insomma il contenuto ottimizzato per essere condiviso è diventato misura unica o quasi del successo di una testata. Sullo sfondo - causa e conseguenza al tempo stesso - come e perché i modelli dietro le timeline delle principali piattaforme, Facebook in primis, hanno influenzato il modo in cui ci informiamo e quindi fatto da trampolino per la straordinaria polarizzazione politica di questi anni.
Mi aspettavo un libro molto diverso, più incentrato in genale su come sia cambiato il giornalismo con l’avvento di Internet e dei social network, in realtà è molto focalizzato sulla storia di HuffPost e buzzfeed. Ciò nonostante andando avanti si percepisce lo stesso il profondo cambiamento che c’è stato nella diffusione delle notizie e della cultura di Internet in generale. Lungo, ma molto interessante.
Libro stupendo: viaggio pazzesco nella nascita del giornalismo online, pieno di retroscena assurdi (ma assurdi davvero) e personaggi incredibili. Focus 100% americano, ma tutte queste vicende hanno toccato l'occidente e travolto anche le nostre vite, inevitabilmente.