È una serata speciale al Savoy, uno degli alberghi più esclusivi di cinquanta selezionatissimi invitati potranno partecipare al party dell'onorevole Vincenzo Greco per festeggiare la fine dell'EXPO e la realizzazione di un faraonico progetto stradale. Nel bel mezzo del ricevimento, però, un temporale fa saltare la corrente, e la suite dove si tiene la festa precipita nel quando le luci si riaccendono, l'onorevole è riverso nella piscina, già cadavere. Con le telecamere di sorveglianza disattivate e i telefonini spenti per garantire la privacy ai tanti vip dai molti segreti, la tecnologia può far poco. Bisogna indagare in un altro con logica, osservazione e intuito. Bisogna indagare alla vecchia maniera. Ecco perché il caso - spinosissimo, considerata la vittima - passa a Luca Botero, detto l'Amish, il commissario afflitto da tecnofobia che vive come se il mondo fosse fermo agli anni Settanta. Per l'Amish è la sfida data la dinamica del delitto, l'assassino non può che essere uno degli invitati, ed è proprio su di loro che si concentra insieme alla sua affiatata squadra Alfa. Fra infiltrazioni mafiose, imprenditori senza scrupoli, intrighi politici e traffico di stupefacenti si comincia a cercare il colpevole. Qualcuno, però, trama nell' spia il commissario, e presto tutte le persone che gli stanno vicino correranno un grave pericolo...
Torna in libreria l'Amish, creatura nata dalla penna di Paolo Roversi, uno Sherlock Holmes dandy che indaga in maniera "analogica" nella Milano di oggi.
Paolo Roversi è nato il 29 marzo 1975 a Suzzara (Mantova). Scrittore, giornalista, sceneggiatore e podcaster, vive a Milano. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per il cinema e per serie televisive, spettacoli teatrali e cortometraggi. Ha scritto undici romanzi e i suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania, Polonia, Serbia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacchia e Stati Uniti. Ha vinto diversi premi letterari tra cui il Premio Selezione Bancarella 2015 col romanzo Solo il tempo di morire (Marsilio) È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival e del portale MilanoNera. Il suo sito è www.paoloroversi.me Twitter e Instagram: @paoloroversi
Non mi aveva convinto il primo episodio con protagonista il commissario Botero e mi lascia molto perplessa questo secondo. Un personaggio surreale che di per sè è una macchietta e la sensazione di essere finiti in una brutta copia dei cartoni ani animati con Nick Carter ed il suo acerrimo nemico Stanislao Moulinsky. La trama con due coppie clandestine in incognito e molteplici tentativi di omicidio incrociati non mi ha convinto neanche un po'. Rimango affezionata a Radetzky ma il resto non mi ha dato nessuna soddisfazione.
In “Una morte onorevole” ritroviamo il commissario Botero, già apparso nel 2023 nel libro “Alla vecchia maniera”. Ancora una volta riscopriamo un romanzo che rappresenta tutto quello che un bravo editor sconsiglierebbe di fare a uno scrittore. E qui si dimostra la bravura di Paolo Roversi che grazie alla sua grande conoscenza tecnica può andare controtendenza, fregarsene delle mode e creare un personaggio unico e indimenticabile.
Luca Botero è la quintessenza del retrò. Non solo perché affetto da una vera e propria fobia per tutto quello che è tecnologia moderna, ma anche per il suo suo modo di vestire, pensare e svolgere il mestiere d’investigatore. E la penna di Roversi fa eco a questo personaggio evitando la scrittura immersiva in prima persona che spopola oggigiorno per optare, invece, per il narratore onnisciente che si può permettere anche alcune digressioni.
Roversi si ispira a Conan Doyle creano un protagonista che riempie del tutto la scena, lasciando pochissimo spazio agli altri personaggi, incluso Kaminski, il suo acerrimo nemico, che lo spia dall’ombra e che rimane un’immagine in fuga, sempre un passo avanti rispetto alle sue vittime.
Di Sherlock Holmes Botero ha l’incredibile arguzia, il sesto senso e la logica ferrea. È il tipico genio che vede quello che gli altri non riescono neanche a percepire. Caratterialmente è burbero, atipico e ascetico. Non a caso i suoi colleghi l’hanno ribattezzato l’Amish.
Questo aspetto genialoide e scostante, che ricorda quello del Dottor House, si rivela un vero scoglio in “Una morte onorevole” perché Botero si ritrova a indagine sull’omicidio di un deputato avvenuto nella più esclusiva suite del prestigioso hotel Savoy di Milano.
Seguendo una trama complessa e non banale, Botero ci ricorda ancora una volta come l’intelligenza sia sempre superiore alla vuota applicazione di conoscenze tecniche e scientifiche.
Lettura leggera di svago e divertimento per coloro che apprezzano il contesto investigativo, tra giallo e nero! Intriga la squadra composta da uomini e donne con le proprie storie personali ed il protagonista geniale nelle intuizioni, ma allo stesso tempo enigmatico e problematico. Il commissario Boteri detto Amish, è stato vittima di un attacco criminale nel primo romanzo della saga (senza spoiler!) e adesso soffre di vari disturbi fisici e psicologici da trattare con tanti caffè (ci sono), cure mediche (mancano) e amore (non percepito). Metti nella trama, il classico omicidio, la politica, l’avidità ed il potere, l’amante, l’ipocrisia delle relazioni, gelosia ed invidia ed il risultato è praticamente assicurato. Ambientazione molto attuale (Milano post Expo) e idea originale del commissario avverso e allergico alla tecnologia, completano il quadro. Il libro si è meritato per me la lettura degli altri episodi. Vedremo!
Seconda indagine per il commissario Botero che rifugge dalla moderna tecnologia e che risolve i casi seguendo i vecchi metodi d’indagine. Una lettura piacevole, un giallo che si fa leggere senza esaltare ma che compie con discrezione la sua missione. Comunque, Roversi con questa serie non arriva al suo meglio e la serie di Radeschi resta, per me, ancora diverse spanne avanti.
Ascoltato con Audible. Secondo appuntamento con il commissario Botero. Roversi prende confidenza con il suo nuovo personaggio, che farà crescere con i prossimi e tanti romanzi, nel segno di Sherlock Holmes.
Il personaggio è sempre simpatico, la squadra pure e la trama non è male ma l'autore ripete troppe cose dal primo romanzo della serie. Vedremo col prossimo romanzo.
La storia molto bella, i personaggi mi sono piaciuti come nel primo. Unico problema è che mi ha dato un sacco sui nervi il ripetere fatti e cose che già erano state spiegate nel primo.