«Sì, mi sono divertito ma la festa è finita da tempo. Il pianeta cartaceo si sta rapidamente sgonfiando sotto i colpi implacabili della rete e del disinteresse. Ancora qualche anno e le vecchie redazioni non esisteranno più come sistema pensante. E l'idea del giornale come idea del mondo rimarrà in una forma estremamente elitaria e con numeri sempre più piccoli. Mi sento come il sopravvissuto di un pianeta che progressivamente scompare». Antonio Padellaro è una delle grandi firme del giornalismo italiano. Pur riconoscendo che "sangue e merda", in una celeberrima definizione di Rino Formica, potere, politica e interessi degli editori abbiano da sempre condizionato la professione, l'autore ci racconta i meccanismi che governano la notizia e i retroscena che spesso l'accompagnano. Più di cinquant'anni di giornalismo, di scoop e ricordi autobiografici, di ritratti di personaggi potenti o eccentrici che si sono succeduti, di "maestri" e amici di sempre. Solo la verità lo giuro è un libro sincero, che non fa sconti a nessuno, tanto meno a chi scrive, un diario intimo fatto di confessioni, riflessioni e rivelazioni, spesso dirompenti e amarissime. Senza mai perdere il gusto dell'ironia (e dell'autoironia) a cui Padellaro si è sempre affidato.
Antonio Padellaro, figura di spicco nel giornalismo italiano e co-fondatore de "Il Fatto Quotidiano," ha pubblicato nel 2024 il libro "Solo la Verità lo Giuro," edito da Piemme nella collana Saggi PM. Questo memoir, descritto come un diario intimo, offre un'analisi approfondita della sua carriera di oltre cinquant'anni, esplorando i retroscena del giornalismo e le sfide affrontate nel settore. Di seguito faccio una disamina dettagliata del contenuto, dei temi trattati, della ricezione e delle implicazioni legate alla veridicità, considerando anche i miei dubbi sulla capacità di Padellaro di raccontare la verità. Sempre un giornalista è, quindi disposto a dire la "sua" verità.
Il libro è presentato come un'opera sincera, che non fa sconti né agli altri né a se stesso, con confessioni, riflessioni e rivelazioni spesso descritte come dirompenti e amarissime. Secondo la descrizione ufficiale su Edizioni Piemme, Padellaro riflette sulla trasformazione del giornalismo cartaceo, influenzato dall'ascesa della rete e dal crescente disinteresse del pubblico. Una citazione significativa è: "Mi sento come il sopravvissuto di un pianeta che progressivamente scompare," che evidenzia un tono nostalgico per le vecchie redazioni e l'idea del giornale come "sistema pensante," destinata a diventare sempre più elitaria.
Un altro elemento centrale è la critica al sistema, con Padellaro che cita la celebre definizione di Rino Formica, "sangue e merda," per sottolineare come potere, politica e interessi degli editori abbiano sempre condizionato la professione. Questo approccio critico è coerente con la sua storia professionale, avendo lavorato per testate come Corriere della Sera, L'Espresso e L'Unità, e avendo fondato "Il Fatto Quotidiano," noto per la sua posizione critica verso il governo e i politici.
Il memoir copre più di cinquant'anni di giornalismo, includendo scoop, ricordi autobiografici, ritratti di personaggi potenti o eccentrici, e omaggi a "maestri" e amici. Un articolo su Il Fatto Quotidiano sottolinea la sincerità con cui Padellaro si mette a nudo, rivelando inclinazioni personali, come essere "intimamente non di destra, ma con idee e inclinazioni da conservatore liberale." Questa introspezione, combinata con l'uso dell'autoironia, rende il libro una confessione senza pentimenti, come descritto in un articolo su Libero Quotidiano, dove si parla di un "registro dell'autoironia tinta di nostalgia color pastello."
Al momento, la ricezione del libro è limitata, basata su un numero ristretto di recensioni, ma senza dettagli specifici disponibili online. Questo suggerisce che il pubblico ha avuto una risposta moderatamente positiva, ma mancano analisi critiche approfondite, probabilmente a causa della recente pubblicazione. Un articolo su Europeanaffairs descrive il libro come un'intima confessione che esplora i retroscena del giornalismo e della politica italiana, sottolineando la sua autorevolezza come figura del settore.
Nutro dubbi sulla capacità di Padellaro di dire la verità, basandomi solo sulle sue apparizioni televisive. Questa percezione è comprensibile, considerando che Padellaro è stato coinvolto in controversie legate alla sua posizione critica e al suo ruolo in testate giornalistiche. Tuttavia, il libro sembra essere un tentativo di presentare la sua versione della verità, come suggerito dalla descrizione ufficiale e dalle citazioni disponibili. Ad esempio, l'affermazione "Solo la verità lo giuro" implica un impegno verso l'onestà, ma, come evidenziato, la veridicità è soggettiva e dipende dalla prospettiva del lettore.
La carriera di Padellaro, documentata su Wikipedia, mostra un giornalista navigato, con esperienze in diverse testate e un ruolo di primo piano in "Il Fatto Quotidiano" fino al 2015. La sua reputazione di critico del sistema politico italiano potrebbe influenzare la percezione della sua obiettività, ma il memoir sembra mirare a un'autobiografia personale piuttosto che a un resoconto oggettivo. Questo allinea il libro con altre opere di memorie giornalistiche, dove la sincerità è spesso un tema centrale, ma la verità può essere filtrata attraverso la lente dell'autore.
Io che sono un lettore costante e continuo di un altro quotidiano, che guarda caso è intitolato proprio La Verità, suo diretto oppositore concorrente, manifesto le mie perplessità, ma ammetto ed apprezzo la sua comunicazione. Onore al merito e alle armi della scrittura.
un ottimo giornalista, una persona per bene che si racconta con spietata onestà. Una bella avventura la sua che ancora continua con il Fatto quotidiano e gli interventi lucidi e oggettivi in TV.