Uno scrittore in crisi si rintana in una baita di montagna, nel Trentino, per cercare di finire un romanzo… Solo che nel paese vicino girano voci che ci sia un branco di lupi mannari, e il plenilunio si avvicina.
Okay, penso che a chiunque una storia presentata così sembri un po' troppo "classica". L'espediente dello scrittore in crisi è ricorrente in troppe trame, i lupi mannari lo stesso.
Però, mi son voluto fidare. Per due motivi: primo, perché l'ambientazione italiana mi intrigava, per me è sempre un motivo di curiosità. Secondo, mi fido della persona che me l'ha venduto, Christian Sartirana (che poi è anche l'editor).
E ho fatto bene: Cronache Mannare è una storia che merita. Il suo punto di forza è proprio quello che all'apparenza sembra una debolezza: è una storia classica. Quasi da comfort zone, per uno che come me è cresciuto con Dylan Dog e Piccoli Brividi. Mi ha dato le stesse atmosfere di uno quegli albi che hanno fatto la storia, diciamo quelli un po' più standard, senza troppi elementi strani (tipo il primo, tanto per fare un esempio, "L'alba dei morti viventi", oppure anche "Caccia alle streghe", trattano di altri temi, ma ci siamo capiti).
I colpi di scena sono bilanciati, ce ne sono alcuni che proprio te li aspetti, altri un po' meno ma in ogni caso si sente che la storia non è forzata e scorre fluida. La trovata dello scrittore in crisi non è fine a se stessa, ma è giustificata da elementi del background del protagonista ed è funzionale al finale della storia (cosa che non mi aspettavo e che mi ha colpito molto positivamente).
Lo stile è forse il punto più audace: non è molto moderno, anzi, è proprio super classico, sembra un romanzo horror uscito direttamente dagli anni Novanta. Però, e qui spezzo una lancia a favore dell'autore e dell'editing, funziona bene comunque. Attenzione, autori non esperti: non imitatelo. Prevedoni è bravo (oppure molto fortunato) e ogni volta che infrange le regole della narrativa se la cava perché la storia ti cattura e non ci fai caso. Ma se provasse a fare così un autore qualunque, soprattutto se alle prime armi, l'effetto sarebbe ben diverso.
Questa non è la solita storia Acheron, perché è scritta in maniera differente. E questo può essere un bene per un editore che a volte viene accusato (a mio parere ingiustamente) di produrre libri scritti tutti in maniera simile e dalle idee strampalate.
Cari detrattatori: qui avete un libro Acheron scritto come un buon albo di Dylan Dog e con una trama classica sui licantropi, che però sa anche stupire nel finale.
Io ve lo consiglio, poi fate come volete!