Io non smetterò mai di consigliare Walter Siti, per come scrive, per cosa scrive, per il suo prosare magnifico, per lo sguardo lucido sul mondo che lo circonda. Uno dei più gradi prosatori del panorama letterario italiano. Uno che ha esordito a 49 anni e nei suoi libri ha saputo richiudere dei mondi inesplorati e inaspettati.
È così anche per questo che si dice essere il suo ultimo romanzo. E il senso di una fine si respira ad ogni pagina. Si apre con la morte e con la morte si gioca per tutto il romanzo, fino alla fine. La vecchiaia è solitudine, è rabbia, è non accettazione: della poca vita che manca, del tuo corpo che non è più tuo, della malattia, del sesso che non esiste più e, se esiste, è a pagamento con tutto il corollario che lo circonda. Un uomo anziano , rimasto vedovo, che cerca un uomo online e lo paga, per sentirsi vivo quelle poche ore, conscio delle bugie ma inebriato da quello che sente sarà l'ultimo sesso della sua vita. Malinconico, disperato, a tratti anche patetico.
Siti, questa volta, ha scelto di affiancare al suo personaggio un ragazzo molto giovane, che scegli di vivere recluso, intelligente, depresso (?), distante. Gli si avvicina a tutti i costi creando un rapporto: e si comincia a parlare di OnlyFans, di video giochi, di video, di Ig, insomma di tutta una contemporaneità che, a parere mio, stride un po' in questo romanzo e mi ha dato parecchio fastidio. Mi è sembrata forzata, un voler stare al passo non necessario, mi è sembrato il vecchio che vuole far il giovane a tutti i costi.
Ma forse invecchiare è anche questo: sentire la contemporaneità che ti sfugge, cercare la giovinezza negli altri, aggrapparsi con le unghie agli ultimi sentimenti che riescono a smuoverti il cuore.
Ho aperto un Lugana con molta malinconia, ricordo di una gioventù lontana e di amici scomparsi. È complicato invecchiare, orrendo per certi versi, inevitabile e, a tratti, incomprensibile..