· The Oogenesis of Bird City · ss Amazing Sep ’70 · Riders of the Purple Wage · na Dangerous Visions, ed. Harlan Ellison, Garden City, NY: Doubleday, 1967 · Spiders of the Purple Mage [Thieves’ World] · na Tales from the Vulgar Unicorn, ed. Robert Asprin, Ace, 1980 · The Making of Revelation, Part I · nv After the Fall, ed. Robert Sheckley, Ace, 1980 · The Long Wet Purple Dream of Rip van Winkle · nv Puritan, 1981
Philip José Farmer was an American author, principally known for his science fiction and fantasy novels and short stories. He was born in Terre Haute, Indiana, but spent much of his life in Peoria, Illinois.
Farmer is best known for his Riverworld series and the earlier World of Tiers series. He is noted for his use of sexual and religious themes in his work, his fascination for and reworking of the lore of legendary pulp heroes, and occasional tongue-in-cheek pseudonymous works written as if by fictional characters.
In una Los Angeles avveniristica, i cittadini vivono in case a forma di uova ad altezze elevate, e sono finalmente liberi dal lavoro, dai tabù sessuali, dalle costrizioni religiose. Non devono preoccuparsi più di guadagnarsi da vivere, dal momento che percepiscono il salario viola, una sorta di stipendio garantito esclusivamente dalla nascita. Ora ci si deve soltanto preoccupare di godersi la vita. Un'utopia a lungo sognata si è finalmente realizzata: ma sarà davvero così bello vivere nella Città degli uccelli? In una società del genere, apparentemente basata sull'individualità e sulla lotta al conformismo, dove si è liberi anche di cambiare il proprio nome, in realtà c'è poco spazio alla creatività e alla personalizzazione: una prova frustrante per gli aspiranti artisti come il pittore Chib, nonostante l'aiuto offertogli da Nonno, un vecchietto scettico e divertente che vive nascosto e che sembra avere un passato misterioso...
La satira di Farmer è, come molta parte della sua produzione, giocata sul pastiche, sul calembour e sul linguaggio allusivo. Le citazioni letterarie che Farmer utilizza per parodiare sono molteplici, dalla tragedia greca a Melville e Joyce. I doppi sensi ricorrenti, i riferimenti espliciti al sesso e le descrizioni scabrose, talvolta oscene, sono aspetti tipici di questo autore, che ha sempre voluto scandalizzare e far parlare di sé. In questo caso particolare, Farmer costruisce un mondo nuovo che, partito da premesse ideali, quasi perfette, finisce per essere affetto dalle stesse mancanze e dagli stessi peccati di quello vecchio, anzi forse peggiori: dalla dittatura della televisione sugli usi e costumi al classismo, dall'ottusità provincialista all'antisemitismo, dall'omologazione delle masse alla restrizione delle libertà individuali, fino alle imposizioni religiose (in questo mondo viene fondata una religione panamorita, un culto ambiguo che sembra nascere da buoni propositi ma che si rivela soltanto un pretesto per giustificare le pratiche più terribili).
“Il libro viola” è un'opera composta da un romanzo breve del 1967, vincitore del premio Hugo, “I cavalieri del salario viola”, e da un racconto che ne costituisce il prologo, “L'Ovogenesi della Città degli uccelli”, scritto soltanto tre anni dopo. Quello della liberazione dal lavoro è un tema che è sempre stato al centro del dibattito culturale moderno, un sogno che con l'automazione e la società del benessere della seconda metà del XX secolo si riteneva molto vicino a realizzarsi. In quest'opera, Farmer ribalta con sarcasmo e spirito dissacrante la prospettiva utopica, mostrandoci che non è tutto oro quel che luccica. La sua anti-utopia è una satira che ci mette in guardia dalle conquiste della modernità, dall'influenza dei mezzi di comunicazione di massa e dai piani politici.
Devo ammettere che lo stile di Farmer è stato molto difficile da digerire: l'eccessivo sperimentalismo, l'abuso del bizzarro e del nonsense, il continuo bisogno di spiazzare il lettore, sono tutti elementi che rendono ostica la lettura. È vero che questo libro ci trasmette un messaggio importante e ancora attuale, ma è anche vero che pare che la maggior preoccupazione dell'autore sia quella di stupire e di scuotere con il linguaggio, un aspetto che inizialmente incuriosisce, ma che alla lunga risulta stucchevole.
I was going to rate this collection of short stories a 2 but the short story "Spiders of the Purple Mage" was so good it brought it up to a 3. The Hugo and Nebula winning story "Riders of the Purple Wage" was a horrible read to me and I don't see how why it won anything. Recommended
Truly strange collection of stories linked together only by fleeting mentions of Purple. Purple Mage is probably my favorite, though a bit generic. The last two are too specifically satirical of times places and people I don't have more than a casual knowledge of, but are kinda funny. Riders of the Purple Wage is clearly the main event and it's almost incomprehensible to start with, though that gimmick gets dropped after a bit. It ends up feeling like a screed about how he thinks welfare is bad for society.
For some reason, the book didn't point out that this was an anthology, so for half the book I was waiting for the various "chapters" to come together and make sense.