Giancarlo Caruso, il fascinoso vicequestore siciliano in servizio a Padova che i lettori hanno conosciuto in Dopo tanta nebbia e nei successivi libri delle indagini di Lolita Lobosco, dopo un anno sabbatico trascorso in Puglia e il fallimento della sua relazione con la commissaria più famosa d’Italia, accetta l’incarico di primo dirigente presso il commissariato di Manfredonia, in provincia di Foggia, nonostante presenti diverse criticità. La bellezza del paesaggio, infatti, stride con un sistema criminale che strangola l’intero territorio. Arrivato in Capitanata, nel tentativo di dimenticare Lolita, Caruso si imbarca in un paio di storie sbagliate, finché sulla scrivania non gli piomba un caso complicato. A Siponto, una frazione balneare di Manfredonia, in un villino sul mare è stato ritrovato un cadavere seduto in poltrona davanti alla nel braccio era infilato l’ago di una siringa, all’interno della quale vengono rinvenute tracce di Fentanyl, un potentissimo analgesico che ormai, usato come droga, sta dilagando. La porta è chiusa dall’interno e tutto fa pensare a un’overdose, ma la fidanzata assicura che l’uomo non faceva uso di stupefacenti. L’indagine condurrà il commissario Caruso a Bologna, alla scoperta dei segreti della vittima legati al mondo dei giochi di ruolo.
Ho letto tutti libri di Gabriella Genisi con protagonista Lolita Lobosco, seguendo poi la serie televisiva, di cui non mi esprimo perché mi piacciono solo gli attori ma per il resto non segue perfettamente e fedelmente i romanzi e ciò mi irrita, da sempre considero ogni libro della scrittrice un autentico momento piacevole di lettura, ma in questo caso non sono rimasta soddisfatta, come se le idee per questo personaggio si fossero esaurite, come se ci si dovesse per forza allontanare dalle avventure di Lolita, e qui infatti compare e scompare come una semplice meteora, lasciando che sia il vicequestore Caruso ad essere il protagonista di tutta la vicenda. Caruso si è trasferito a Manfredonia e con la sua bella e amata Lolita il rapporto d'amore è ormai chiuso anche se possono definirsi migliori amici e fratello e sorella, sarà lui a dover indagare prima di tutto su chi abbia fatto esplodere la sua auto con il suo adorato cane all'interno, e poi l'indagine sul cadavere trovato in casa davanti alla TV con una dose iniettata di Fantanyl. Lolita compare all'inizio del libro, lei che cerca di consolare Caruso e trascorrono la notte insieme parlando e poi dormendo, ciò davvero mette una tristezza spropositata perché delinea il confine netto tra ciò che è stato e ciò che è adesso, il sentimento che ormai non li lega più. Come sempre il modo di scrivere della Genisi ha tutta la mia ammirazione, scovare il colpevole è sempre qualcosa che mi travolge ed è un libro che si fa leggere in fretta e con trama interessante, ma per me manca qualcosa di fondamentale, si sente l'assenza di Lolita, si sente che manca ciò che io ritengo essere la protagonista principale, e leggere di Caruso che indaga, Caruso e le sue vicende personali e intime, mi hanno lasciata orfana sentendo la mancanza della mia città e della commissaria.
C'è del marcio dietro alcuni giochi di ruolo - giochi che durano anni, richiedono di indossare elaborati costumi di scena e di ludico han poco o niente; l'incanto paesaggistico di Manfredonia stride con le lunghe mani assassine della malavita che spadroneggia lungo le poetiche coste pugliesi.
Ecco, questa la mia sintesi di un giallo che per certi versi mi ha ricordato il buon Bianchini e la sua serie di Polignano; con la sostanziale differenza che lì non c'era la pretesa di unire al "rosa" chissà quale storia noir, mentre qui ho trovato l'indagine al centro della vicenda a dir poco intricata e appesantita dalla commistione con le vicende sentimentali del commissario/protagonista; vicende che peraltro non risultano così chiare per chi (come me) non ha letto i romanzi precedenti, di cui questo è un po' il sequel, anche se il giallo è autoconclusivo.
Ma insomma una lettura che non mi ha invogliata né a recuperare le precedenti né a tuffarmi sulle prossime.
Giudizio tecnico finale. Not my cup of tea. O limoncello che sia.
Il primo spin off della serie di Lolita Lobosco. Qui il protagonista è Caruso, ex compagno della commissaria più famosa d'Italia. A Manfredonia, dove si è trasferito dopo la fine della relazione con Lolita, un attentato bombarolo gli fa saltare la macchina con l'amato Buck. In preda al dolore, cerca conforto e aiuto per l'indagine proprio tra le braccia della commissaria. Una vendetta lunga 40 anni tra giochi di ruolo e travestimenti nella Bologna universitaria del Dams. In pratica, i protagonisti erano degli hikikomori antelitteram. Trama un po' leggera, ma libro scorrevole, perfetto da leggere al mare.
2,5/5. Primo spin-off dalla serie di Lolita Lobosco, che in realtà compare anche in questo libro (ma dov'è la sua voce così riconoscibile?). Caruso è un personaggio che non mi entusiasma e la trama, seppur partendo da un'idea molto buona, l'ho trovata più debole di quella degli altri gialli/noir di Genisi. Anche le vicende sentimentali di Caruso le ho trovate un po' deboli, non hanno dato ulteriori sfaccettature a quello che dovrebbe essere un nuovo protagonista della produzione letteraria dell'autrice.
Fiacco. Uno spin-off della serie di Lolita Lobosco (che già era un cosy mystery con una protagonista non amatoriale) e che ha il sapore di spinoff da serial televisivo che viene portato avanti dalla copresenza ingombrante del protagonista famoso. Storia senza molto senso o0 appeal. personaggi di carta velina e alla fine sembra che il centro della storia sia più il romance che il giallo. Scritto per la televisione.