“Così, dopo tutti quegli anni d’amore, di poesia, di sogni sentimentali, fu concluso il mio matrimonio. Ora ho tre figlioli….E la matrigna pretende che io abbia ripresa la mia aria beata e minchiona dei primi anni. Il fatto è che ingrasso”.
Queste sono le ultime righe del breve romanzo edito nel 1885 da una scrittrice che scelse lo pseudonimo di Marchesa Colombi. Un centinaio di pagine di grandissima modernità, intrise di ironia, che divertono il lettore ma che sono capaci di fornire un affresco della bigotta vita borghese ottocentesca e di far riflettere sulla condizione femminile in Italia nell’ottocento. La protagonista è Denza Dellara, orfana di madre, figlia di un notaio di Novara, che racconta in prima persona la sua vita, dall’infanzia in cui il padre si preoccupa che lei e la sorella Titina imparino a leggere, scrivere e far di conto, impartendo loro lezioni nel corso di lunghe passeggiate serali, fino all’arrivo di una scaltra matrigna che si preoccupa di mettere da parte la roba per il figlio e di trovare un marito per le due sorelle. Denza si rende presto conto di essere una bella ragazza e suscitare attenzioni tra il sesso maschile, comincia così a coltivare il suo sogno romantico e disperato di uscire da quella vita sempre uguale ogni giorno dietro l’altro, un sogno d’amore intenso per un pretendente, un giovane “moschettiere” , con il quale instaura un “amore di occhiate”. La fanciulla dall’aria “beata e michiona”ben presto sarà costretta a scontrarsi con la realtà di essere bella ma senza dote ed accetterà il destino preparatole dalla matrigna, senza perdere tuttavia vivacità di spirito ed ironia, che la rendono simpaticamente moderna: non una sognante e sospirosa madame Bovary, ma una concreta e carnale fanciulla dalla faccia tonda e bianca come la luna prona al suo destino di piccola borghese dei suoi tempi.