Tokyo è una città complessa, in cui esistono figure professionali al limite dell’immoralità, come gli host, uomini di bell’aspetto e ottime maniere che, dietro compenso, corteggiano donne sole e insoddisfatte, in appositi locali. Shun è un top rank, uno degli host più leggendari del suo locale e di tutto il quartiere. Ha venticinque anni, ormai è considerato maturo per quel lavoro, e non ha idea di cosa farà dopo, né se ci sia un dopo, per quelli come lui. Il suo corpo si sta ribellando alla vita sregolata che fa da troppo tempo, e il suo cuore torna costantemente agli ultimi momenti della sua vita in cui si sia sentito degno di essere, se non amato, almeno accettato per quello che è. La malinconia innata di Tokyo diventa la tristezza di Shun, che si sente un vuoto a perdere, e percorre sempre le stesse vie in un viaggio a perdersi che sembra dargli poche speranze di avere un arrivo, un approdo sicuro. Eleonora C. Caruso scrive una storia che Noah Schiatti illustra con l’intensità necessaria a visualizzare questa spirale di crescente rassegnazione, tra le luci e le ombre di una megalopoli indifferente.
Eleonora C. Caruso è nata nel 1986 e si è annoiata finché non è andato in onda Sailor Moon. Nel 2001 ha cominciato a scrivere in rete fanfiction sui suoi anime preferiti, conquistando in breve tempo migliaia di lettori. Ha fatto l’operaia, la commessa, l’impiegata, la centralinista di call centre. Vive a Milano con il suo compagno e la sua collezione di manga.
Mi sono appena accorto che sarò la prima recensione di questo romanzo/Grapich Novels. Non so se esserne felice o preoccupato per quello che scriverò. Ehi, ho una responsabilità, che ansia. Però se c'è qualcosa che amo è sicuramente Eleonora Caruso, se aggiungiamo anche il Giappone, abbiamo una combo perfetta per i miei gusti.
Shun è un host, intrattenitore nei club notturni, intrattenendo donne in cerca di compagnia. E' il suo lavoro, più la donna beve, più spende, più lui può lavorare e guadagnare. Fin quando una sua cliente decide di togliersi la vita. Toru invece vive nell'ombra di suo fratello gemello, fidanzati altrettanto con due gemelle, ma se uno dei due sta vivendo una vita che non vuole avere? se uno dei due sta nascondendo qualcosa della propria identità? Due personaggi stupendi, interessanti, che in queste poche righe mi hanno fatto emozionare. Due personaggi che incontrano la loro fragilità, i loro pensieri, conoscendosi per puro caso.
Non so se vi state chiedendo dentro di voi: "Ma è queer?", bene, se non vi state chiedendo ciò, vi rispondo io. Si è assolutamente queer. Ed Elonora con la sua scrittura sempre cosi delicata e distruggente tocca sempre le note giuste. Mi ha fatto piacere incontrare e conoscere anche Noah, scoprire i suoi disegni, alcuni di essi mi hanno lasciato stupito per quanta bellezza potesse uscire da un disegno. Alcuni mi son dovuto soffermare per alcuni minuti prima di girare pagina, perché volevo fotografarli per tenerli con me nella galleria fotografica del mio cellulare.
Se avete la possibilità prima di tutto vi invito a recuperare i romanzi di Eleonora, poi recuperare questa grapich.
Il mio primo impatto con la cultura giapponese l’ho avuto taaaaantissimi anni fa, guardando la serie tv “Heroes” (“Salva la cheerleader! Salva il mondo”). Il mio personaggio preferito era Hiro Nakamura, ed ho persino dato al mio gatto il nome Hiro 🤭🤭
Poi è arrivata, senza fretta, la letteratura. Ovviamente quella più conosciuta (Murakami). Diciamo che il mio amore per il Giappone non è stato un colpo di fulmine, ma una cottura a fuoco lento. Adesso mi sento come qualcuno che ha digiunato per un anno e si trova davanti ad un banchetto: non so da dove iniziare, ho quasi paura di scegliere il libro sbagliato: c’è davvero l’imbarazzo della scelta.
L’autrice di questa graphic novel non è giapponese ma è riuscita benissimo a raccontare un mondo completamente diverso da quello occidentale.
Il personaggio di Toru mi ha ricordato un po’ la dolcezza e l’ingenuità di Hiro (il personaggio di Heroes, non il gatto!)
Consigliato a chi vuole conoscere anche il lato “oscuro” del Giappone.
Si respira benissimo l’essenza degli anni 2000 nella frenesia della città di Tokyo, e sono una grande fan delle storie in cui nasce un’amicizia in modo improbabile ma legata da casualità e tematiche sociali: qui si parla di solitudine e abbandono, degli host club e del loro impatto sull’identità femminile, di quello che viene chiamato “il mondo in bilico tra dolore e speranza” e delle illusioni che vengono vendute ai giovani nelle metropoli.
Questa graphic novel riesce a far avvicinare a un contesto così diverso da quello occidentale ma, al contempo, a portare temi universali per chiunque viva in spazi grandi e caotici, e per chiunque passa la propria routine in quello spazio tra caos e perdita di sé stessi. E sono la scoperta dei rapporti del cuore che evitano di farci andare alla deriva 🩷💜🇯🇵
Una storia che racconta perfettamente le crudezze di un mondo patinato fatto di illusioni, di come oggettifica e consuma le persone. Scrittura e disegni ottimi, al limite avrei voluto più episodi in cui veder crescere il rapporto tra Shun e Toru, e un disegno meno rigido e pulito, ma rimane comunque una finestra molto interessante su un mondo e su dei personaggi che vorresti, a storia finita, continuare a conoscere.
Eleonora Caruso ci dimostra che anche nello sceneggiare un graphic novel sia la regina suprema del sondare l’inconscio dei nostri sentimenti, il lato oscuro che ci portiamo dentro e che ha bisogno di quella flebile luce per venire a galla. I disegni di Noah rendono ancor più vivido questa storia di umanità, di fragilità e di come ci si sente ad avere un cuore in una Tokyo che è ovunque, che è chiunque, che è riempita di perversioni e feticismi legati al bisogno di essere amati. Una meravigliosa e cruda storia di realtà, di amore - quello vero, che nasconde anche del disprezzo verso se stessi e dell’odio per il prossimo.
Seguo Eleonora da tanto tempo, sia come scrittrice, sia come podcaster (consiglio il podcast Dummy System, must per i fan di Eva, e ANIME sull’animazione giapponese) e cerco di recuperare sempre con piacere le sue uscite, motivo per cui ho accolto con curiosità ed entusiasmo la pubblicazione di SANGUE. Tuttavia ho avuto la percezione, durante e a fine lettura, di riuscire a fruire solo parzialmente il testo, come se una grossa sbarra mi impedisse l’ingresso in questa Tokyo organica, disillusa, sognante e affamata di storie, dove lo storytelling dell’autrice è presente e pulsante, ma cede il passo ad una esplicita dichiarazione d’amore nei confronti della megalopoli (tema ricorrente nella poetica di Eleonora) dei suoi quartieri, degli scorci, dei tralicci telefonici ( Hideaki Anno guilty pleasure) dei sobborghi e dei suoi club notturni, che inghiotte la vita dei suoi abitanti e dei protagonisti, e purtroppo, non essendoci mai stato, della mia esperienza di lettura. Il problema, laddove realmente ci fosse, è proprio questo: non riuscire a ricevere e a comprendere l’amore travolgente ed esplicito per Tokyo, non essendoci mai stato, attraverso la messinscena. Penso in primis al dramma di Shun che trova la sua tridimensionalità sia negli host club,e al loro immaginario tardo notturno malinconico, reso egregiamente nella scelta cromatica e registica , sia al sentimento respingente nei confronti degli stranieri da parte della Megalopoli. È un bel fumetto, ricco di colori, di rimandi e suggestioni, di storie nelle storie, ma che mi ha lasciato una sensazione agrodolce. Forse proprio come la natura di Tokyo. Forse proprio come le creature delle storie che la popolano.
Con estremo ritardo sono finalmente riuscita a concludere questa storia (l’avevo iniziata durante il salone). Per me una Tokyo inedita , con una descrizione di parte di vita di cui non sempre si sente parlare. Può un fumetto essere potentissimo e doverti far sospendere la lettura per i temi tosti ? Risposta : Oh si ! Ciò nonostante mi è piaciuto molto la delicatezza con cui sono stati raccontati questi temi e soprattutto il finale.
Il fumetto si svolge nel quartiere di Kabukichō dove Shu è un host che a pagamento intrattiene le donne con cui chiacchiera e beve tutta la notte. Ci si può follemente innamorare di qualcuno che però stai pagando perché stia in tua compagnia ? Questo è il mestiere degli host. Solo che Shu fa questo mestiere da troppo tempo e ora si trova di fronte a delle scelte per il suo futuro.
Bellissime illustrazioni, delicatezza dei colori e bellissime sequenze di Tokyo e dei quartieri. Essendo stata a Tokyo ho trovato questa graphic novel meravigliosa, sono stata al Metropolitan Building, Kabukichō e Shinjuku. Mi piace la storia dei personaggi, mi sarebbe piaciuta fosse approfondita di più se devo essere onesta e spero ci sia il continuo di questa graphic novel sarei davvero curiosa di poter sapere se Shun andrà a Firenze.
L'unico difetto che riesco a trovare a questo volume è che è troppo breve. Sarà che di ciò che scrive Eleonora non ne ho mai abbastanza. Non conoscevo Noah e i suoi disegni, e devo dire che ne sono rimasta piacevolmente colpita. Ogni dettaglio di Tokyo e del suo "funzionamento" sono estremamente lucidi e impietosi, Eleonora non ci indora mai la pillola.
Alla novella originale ho dato due stelle... Perché dunque la versione disegnata (ed ampliata) ne prende cinque?
Credo che adesso sono più matura per apprezzare la malinconia che si respira nella storia, l'inadeguatezza che attanaglia Shun, la discesa nell'incubo della vita di host e hostess.
Ho bisogno di chiamare la mia psicologa 🤣🤣Scherzi a parte, graphic novel stupenda , sia per disegni che narrazione Ora mi tocca leggere un libro di Eleonora 🤪
Shun è uno degli host più richiesti a Kabukicho. Gli host sono uomini che in alcuni locali intrattengono clienti donne, le fanno bere, ci parlano, danno supporto, fanno sentire le sue clienti capite e anche amate. Shun riesce molto bene in questo suo lavoro, ma adesso è deluso dalla sua vita, in particolare dopo che Yuri, una sua cara amica, è morta suicida. Si trova anche sconsolato dalla città di Tokyo e da tutto quello che lo circonda. Si chiede che cosa fare, che direzione dare al suo futuro, come comportarsi ora che anche la sua salute è compromessa a causa del vivere la notte bevendo e facendo bere altre persone.
Nella sua vita indecisa e solitaria una sera incontra Toru, un ragazzino giovane che deve crescere e imparare come va il mondo. Il suo fratello gemello si sta allontanando da lui e questo lo scombussola non sapendo trovare la sua identità. A Shun questo giovane così ingenuo e sperduto provoca simpatia e affetto. Trova piacere nel suo contatto spensierato, non dovuto a soldi o ad altri interessi come gli succede a causa del suo lavoro. Questo lo turba ma lo mette anche di fronte a tutti i dubbi della sua vita che non vuole affrontare.
Sangue segue Shun, la sua vita e il suo percorso di cambiamento arrivato ad un punto di non ritorno. Il personaggio è molto ben caratterizzato e presentato per come è, senza fronzoli. Lo stesso mondo degli host viene presentato senza abbellirlo ma anzi mostrando tutte le sue storture e problematiche. Problematiche non non riguardano solo le donne, spesso sole e che cercano nei locali di host un po’ di conforto e amore, anche se pagato e di finzione. Infatti è interessante e non molto raccontata ed esplorata la vita degli host stessi. Svolgono un lavoro complesso, hanno problemi di pregiudizi e una vita difficile; devono tenersi in forma e di bell’aspetto rispettando certi standard – emblematica la tavola di un collega di Shun quando si toglie le lenti a contatto che trasformano completamente il suo sguardo.
In tal senso Shun è un personaggio affascinante a partire dal suo aspetto. Essendo mezzo italiano ha una bellezza esotica che lo ha portato ad essere un top rank, uno dei migliori in circolazione. Adesso però sta raggiungendo una certa età, e la sua carriera si avvicina alla fine. Come vivere con la nomea di host addosso? E lui davvero cosa cerca e cosa vuole fare? Deve trovare risposta a queste domande, aiutato a suo modo da Toru che gli sta vicino in maniera disinteressata e rivanga anche il suo passato, le sue origini italiane e la voglia di tornare là, ritrovando forse una parte di se.
C’è comunque da dire che Sangue è una storia tipicamente giapponese. Nonostante le autrici siano italiane sono riuscite in tutti gli aspetti a ricalcare la cultura giapponese e il vivere nella frenetica Tokyo. Cosa per nulla scontata e direi davvero ammirevole e importante. Personalmente credo che ci sia da sottolineare come la città stessa sia un personaggio della storia. Tokyo la si ama e la si odia, è il centro di tutto si vuole raggiungere ma anche andarsene via, ti distruggere fisicamente e psicologicamente. Una città delle illusioni che alla lunga non riesce a darti nulla di tutte le speranze e aspettative che ti da all’inizio. Mi ha ricordato il bellissimo Tokyo Love Story sempre edito Bao Publishing che mostra questo aspetto della città. Ma leggendo altri manga vedrete che i ragionamenti dei personaggi sono giapponesi e non filtrati. Questo è un pregio di Eleonora che ho avuto il piacere di leggere altri suoi libri e sceneggiature e ritrovo anche qui la complessità psicologica dei suoi personaggi e la sua attenzione all’ambientazione e alle storie che la contraddistinguono.
Bellissimo anche il disegno di Noah Schiatti e l’uso del colore che differenzia i diversi mood e ambienti della storia: il rosso del locale host, Tokyo nei toni del blu per la sua intensa vita notturna, il verde del passato di Shun che richiama anche la Toscana e le sue colline. Insomma è facile immergersi in Sangue, nel suo ambiente e nei suoi personaggi complessi e a suo modo distanzi che però allo stesso tempo ci colpiscono perché si trovano ad affrontare situazioni che abbiamo vissuto o potremmo vivere nelle nostre vite, scelte da compiere, persone con cui relazionarci e andare oltre un rapporto superficiale. Capire cosa vogliamo fare per il nostro bene. E ciò rende questo fumetto molto bello e profondo e assolutamente da leggere.
Che bello il Giappone.. con i suoi templi, i giardini zen, il sushi, i robot giganti, i manga, le città pulitissime, la tecnologia futuristica e gli shinkansen. Poi però se guardi bene vedi anche tanta solitudine, una rigidità comportamentale ed un senso del dovere legati ai dogmi di una cultura del comportamento e del rispetto che supera quasi il libero arbitrio. Luci ed ombre.. come ovunque.
Questa storia ci mostra alcune delle ombre di una società unica al mondo, figure umane (o inumane) strette in una morsa di circostanze dalle quali vorrebbero fuggire ma le cui possibilità sono azzerate da una apparente incapacità di provare sentimenti... eppure i sentimenti ci sono, ma non è sempre facile ascoltarli al primo richiamo.
Un volume che si legge meglio se conosci un po' il Giappone, in particolar modo Tokyo, ma comunque ricco di tavole che illustrano meravigliosamente gli spazi ampi e quelli più angusti di una città gigantesca, in movimento, ingannevole ma anche estremamente reale; una megalopoli molto più pericolosa di quello che vuole raccontarci, in grado di masticare i propri abitanti più deboli e farne spazzatura in brevissimo tempo.