Seguo Eleonora da tanto tempo, sia come scrittrice, sia come podcaster (consiglio il podcast Dummy System, must per i fan di Eva, e ANIME sull’animazione giapponese) e cerco di recuperare sempre con piacere le sue uscite, motivo per cui ho accolto con curiosità ed entusiasmo la pubblicazione di SANGUE.
Tuttavia ho avuto la percezione, durante e a fine lettura, di riuscire a fruire solo parzialmente il testo, come se una grossa sbarra mi impedisse l’ingresso in questa Tokyo organica, disillusa, sognante e affamata di storie, dove lo storytelling dell’autrice è presente e pulsante, ma cede il passo ad una esplicita dichiarazione d’amore nei confronti della megalopoli (tema ricorrente nella poetica di Eleonora) dei suoi quartieri, degli scorci, dei tralicci telefonici ( Hideaki Anno guilty pleasure) dei sobborghi e dei suoi club notturni, che inghiotte la vita dei suoi abitanti e dei protagonisti, e purtroppo, non essendoci mai stato, della mia esperienza di lettura.
Il problema, laddove realmente ci fosse, è proprio questo: non riuscire a ricevere e a comprendere l’amore travolgente ed esplicito per Tokyo, non essendoci mai stato, attraverso la messinscena.
Penso in primis al dramma di Shun che trova la sua tridimensionalità sia negli host club,e al loro immaginario tardo notturno malinconico, reso egregiamente nella scelta cromatica e registica , sia al sentimento respingente nei confronti degli stranieri da parte della Megalopoli.
È un bel fumetto, ricco di colori, di rimandi e suggestioni, di storie nelle storie, ma che mi ha lasciato una sensazione agrodolce. Forse proprio come la natura di Tokyo. Forse proprio come le creature delle storie che la popolano.