Ammetto di essere stata molto scettica quando ho saputo che sarebbe stato pubblicato questo libro (attenzione: rece molto lunga, con i pro e i contro, seguita da una riflessione molto personale).
Prima di tutto, che cosa mi è piaciuto.
"Mègalo" è un rifacimento delle guerre servili tra Spartaco e la repubblica romana. O meglio, si rifà all'inizio delle guerra civili (e no, NON è una copia della serie tv Spartacus; se pensate che Spartacus sia un'invenzione della tv, c'è un serio problema).
Crissa è una gladiatrice della scuola gladiatoria di Capua, Glabro (Gaio Claudio Glabro) è un militare romano, ed Enomao è il maestro di Crissa, anche lui gladiatore. Crissa è ispirata a Crixo, gladiatore gallico che ha combattuto con Spartaco. Tutta la vicenda si svolge nel periodo immediatamente precedente alla Battaglia del Vesuvio del 73 a.C., e durante la battaglia stessa.
Siamo in uno scenario alternativo. Non solo i romani ma tutto l'Ecumene (i territori allora conosciuti, dalla Spagna alla Siria, dalla Gallia all'Africa) conoscono l'uso del petrolio, che viene estratto dalla terra mediante trivelle azionate da schiavi. Il petrolio, keros, viene processato nelle raffinerie e usato per alimentare i mecha, lo strumento con cui i romani espandono il loro potere e controllano gli altri popoli, costituendo la pax romana (un concetto anticipato rispetto a quello reale, perché la repubblica era tutt'altro che intenzionata alla pace, ma nella retorica del libro ha assolutamente senso). Secondo i romani, il petrolio è il dono che il dio Vulcano ha fatto loro, lo strumento con cui li ha indirizzati al dominio sugli altri popoli. Quindi è Vulcano, non Giove Capitolino o Marte, a essere il dio protettore della repubblica romana.
Crissa è una donna delle Gallie catturata durante una ribellione del suo popolo contro i romani. Grazie al fatto che sa manovrare i robottoni (i mègalo) viene messa a combattere nell'arena, dove viene istruita da Enomao. Enomao è uno dei maestri costruttori dei mègalo, i quali apprendono le conoscenze proprio dal dio Vulcano in cambio di un sacrificio (l'occhio). Enomao vuole vendicarsi dei romani e organizza una rivolta di tutti gli schiavi della scuola di Capua, coinvolgendo anche Crissa.
Non rivelo altro della trama per evitare spoiler. Quello che ho apprezzato è lo sfondo su cui si svolge la storia, anzi, le tematiche che stanno sullo sfondo. L'estrazione e il consumo di petrolio va avanti da secoli (le Termopili sono avvenute 400 anni prima), e questo il clima ne risente. Infatti, è proprio questo lo scenario su cui si svolge la storia. Un caldo soffocante, terra devastata e inquinata dal petrolio, schiavi e Terra sfruttati in egual misura, ed effetti nocivi dell'inquinamento sulle persone. Crissa ha ripetute crisi di respirazione dovute a polmoni danneggiati.
Crissa è piena di rabbia e di odio verso i romani, per quello che hanno fatto al suo popolo, per quello che fanno alla Terra, per la schiavitù. La ribellione per lei è prima di tutto vendetta, ma più volte nel suo scontrarsi con Glabro mette sotto accusa il sistema che i romani stanno continuando a sostenere. La radicalità di Crissa è quello che per me manda avanti la storia e che mi ha permesso di affezionarmi a lei. Il suo essere estrema non è un vezzo, ma una necessità, il risultato di quello che le è stato fatto e di quello che vede svolgersi davanti agli occhi.
La scrittura è perfetta per la storia. La prima persona al presente la preferisco di meno rispetto al passato, ma mi ha comunque permesso di immedesimarmi moltissimo in Crissa (meno in Glabro, ma per questo rimando più in basso). La scelta di un lessico né troppo moderno (tranne alcune parole necessarie allo sfondo) né antiquato e ampolloso, e le descrizioni vivide, della giusta lunghezza, hanno lasciato il segno. Si tratta di una narrazione scorrevole, con capitoli della giusta lunghezza e con combattimenti descritti molto bene (anche se ho sentito la mancanza di un bello scontro spada-sudore-spada, ma la tensione è stata palpabile durante gli scontri).
Ecco invece le cose non mi hanno convinta.
- Innanzitutto Glabro. Non è perchè lui è "l'altra parte". Sicuramente l'essere inquadrato dentro i principi romani di Mègalo ha influito, ma i suoi dubbi sulla giustezza di quello che avviene me lo hanno ammorbidito. Tuttavia, resta il fatto che con il suo personaggio non sono entrata in sintonia, l'ho trovato troppo freddo.
- Il rapporto Crissa-Glabro. Si sviluppa troppo velocemente. Ma questo è un problema dovuto al fatto che 1) non amo i romance e 2) non amo molto gli autoconclusivi. Nel caso di più libri, quando si sviluppa una storia d'amore, specialmente con un conflitto così alto come in questo caso e tra due personaggi che vivono su pianeti diversi, preferisco di gran lunga che avvenga in maniera lenta. Inoltre, devo essere sincera, non sono convinta che ci sia molto feeling tra Crissa e Glabro. Mi sembra di più solo attrazione fisica, e non solo perché il rapporto enemies to lovers si è sviluppato troppo rapidamente, ma perché PER ME un rapporto del genere tra due persone situate su barricate così opposte, senza nulla in comune, è difficile che si trasformi in amore. Purtroppo, però, qui influisce la mia visione estrema delle cose. Io non potrei mai innamorarmi di una suprematista fascista per nulla al mondo, anche se mostrasse un 1% di dubbi o umanità, o neanche se avesse la faccia di Cate Blanchett, quindi qui entra in gioco una questione personale.
- In terzo luogo, la questione del petrolio. Non posso fare un discorso troppo lungo e mi rendo conto che inficierebbe la struttura e la trama stessa del romanzo, ma purtroppo qui influisce la mia visione da storia che guarda sul lungo periodo. E sul lungo periodo, la scoperta e l'uso del petrolio e dell'energia combustibile avrebbe (come ha avuto) dei risvolti ENORMI. Comprendo che è stato scoperto almeno 400 anni prima (e credo anche 500 anni prima), e quindi nella logica del romanzo il progresso è avvenuto proprio grazie al combustibile. Comunque , sono riuscita a sospendere i dubbi mentre leggevo, cosa per me molto complicata ma la voglia di scoprire come andava a finire la storia, e complice Crissa, ci sono riuscita.
*Segue papiro fortemente evitabile sul processo che mi ha fatto andare dal punto "non penso di volerlo leggere" a "ma sì, voglio leggerlo e cambiare idea"*.
Sono pentita pentita di averlo letto? No, per niente.
Il libro mi è piaciuto, la storia mi ha interessata e mi è piaciuto come sono stati gestiti i conflitti e le posizioni dei due personaggi. Ho apprezzato ancora di più la scrittura di Enzo, che già avevo avuto modo di conoscere con il suo primo libro, e questo mi ha permesso di entrare in una certa sintonia con i personaggi, che è la cosa più importante per me.
Allora perché questo papiro (è il caso di dirlo)? Perchè, purtroppo, sono una cagacazzo.
Prima di tutto, sono probabilmente la persona meno interessata alla storia romana e affascinata dai romani che possa esistere. Oscillo tra una totale indifferenza e un certo fastidio.
Sono però anche una storica, e non apprezzare un'epoca per me non equivale a non conoscerla. Al contrario, conosco l'età romana e proprio per questo non amo particolarmente le narrazioni che girano intorno a questo argomento.
Inoltre, proprio perché conosco la storia e la mentalità romana ero scettica verso questo libro. In generale non mi piacciono molto le storie/mondi alternativi. I fantasy storici li preferisco quando aggiungono uno o più elementi rispetto allo scenario originale ma non lo stravolgono oppure quando quando l'elemento aggiuntivo "raddrizza" lo scenario alternativo riportandolo sul percorso storico reale.
Sono anche una potenziale rompiballe. Già nel fantasy "puro" faccio fatica a digerire certe storture (spade portate dietro la schiena, archi che si tendono come se fossero di ricotta, pezzi di armatura messi a caso), quindi nei fantasy storici certe cose mi fanno immediatamente chiudere il libro (per non parlare dei romanzi storici veri e propri, ma sorvoliamo). Per questo motivo negli ultimi anni ho letto veramente pochi storici e fantasy storici, per risparmiare a me stessa certi mal di pancia e per evitare di arrabbiarmi troppo con gli autori; ci sono molti libri potenzialmente scritti bene e molto belli che non posso godermi proprio per questi motivi. Mentre nel fantasy riesco a sospendere maggiormente l'incredulità, nonostante spesso ci siano delle evidenti forzature/storture, negli altri casi mi riesce molto arduo.
Quando ho saputo di questo libro, quindi, ho avuto due reazioni. La prima, istintiva, di totale indifferenza. Avevo letto però il primo libro dell'autore, mi era piaciuto molto e sapevo che scrive bene.
Quindi la seconda reazione è stata, senza nasconderlo, di delusione. Non rispetto all'autore, ma rispetto alla scelta dell'ambientazione. Romani, o comunque epoca classica, che combattono con mecha manovrati da umani e alimentati a petrolio?
Sì, ecco, la cosa mi ha lasciata perplessa, e non in positivo, purtroppo.
Non sono per nulla appassionata ai mecha. Ho avuto un'altra esperienza con questi robottoni nei libri, con Iron Widow di Xiran Zhao, e sono stati uno dei motivi per cui quel libro non mi è piaciuto. Quindi diciamo che già le premesse non erano delle più rosee per me. Se poi è una somma di mecha+romani con il petrolio... ecco, la situazione si stava facendo complicata per me.
Non ho nessuno problema nell'ammettere di essere, da questo punto di vista, una cagacazzo. Ora, chiariamoci, il problema non era per me che i romani conoscessero il petrolio, la cui scoperta in "Megàlo" risale perfino a prima delle Termopili; o meglio, è anche in parte, ma ne ho già accennato sopra. Il problema principale per me era la presenza delle macchine.
All'inizio avevo capito che erano veri automi. Non mi turbava il processo meccanico, non sono un'appassionata di meccanica o ingegneria. Il problema era che in quel caso non lo avrei affatto letto, per un semplice motivo: i romani e la meccanizzazione non sarebbero mai potuti convivere nella stessa epoca. Era contraria alla loro mentalità, alle loro necessità e al loro sistema politico ed economico. Degli automi che combattevano le guerre al loro posto o lottavano nelle arene o facevano il lavoro pesante in miniera era una cosa semplicemente impossibile. Per loro esisteva solo il lavoro umano o animale (sto semplificando al massimo). I progressi ingegneristici erano sul piano dell'architettura, per le strade e per le armi, ma non erano ancora i tempi per un progresso verso la meccanizzazione. I mulini ad acqua hanno avuto fortuna dal Medioevo in poi, non prima. Quindi quando ho capito questo, ho detto subito "No, non posso leggerlo".
Dopo ho capito erano robottoni manovrati da persone all'interno, con l'ausilio però del petrolio. Infine, quando ho saputo che la storia rispecchiava in parte la guerra servile di Spartaco, allora ho deciso di mettere di lato (ma non di accontonare) i dubbi e l'ho letto.