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Gli eroi imperfetti
Un uomo anziano dai modi fini e studiati, di nome Gaspare, durante un classico «gioco della verità» al termine di una cena tra amici racconta un segreto che riguarda sua moglie, il cui cadavere fu trovato nel Tevere anni prima. La verità è talmente sconvolgente che la routine di due commensali (un vinaio e sua moglie) va in crisi per il semplice fatto di averla ascoltata. Chi non è al corrente di come sono andati i fatti è invece Irene, la figlia di Gaspare, una ragazza affascinante e problematica, il cui unico modo per sfuggire al malessere che la attanaglia da quando è piccola sembra quello di condurre una vita sessuale senza regole né gerarchie. Peccato che di Irene si innamori Matteo, un libraio che lavora a pochi metri da casa di lei, deciso a tutto pur di portarla verso una relazione stabile, persino a scoperchiare la terribile verità che circonda la morte di sua madre. Gli eroi imperfetti è una storia oscura e sensuale, che mescola giallo, eros e romanzo di formazione, popolata da personaggi le cui vite si intrecciano illuminando in modo indimenticabile le paure, i desideri e le speranze che pulsano sotto l’apparente normalità di tutti noi.
270 pages, Paperback
First published March 1, 2014
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Community Reviews
Displaying 1 - 8 of 8 reviews
May 14, 2015
Una scrittura rigorosa, quasi scolpita, cesellata, dove ogni parola sembra pensata e ripensata e riprovata e misurata. Una costruzione ardita, che sconvolge la cronologia, ritorna sul medesimo momento con diversi punti di vista, gioca con i cambi di prospettiva. Per oltre tre quarti questo libro sembra un meccanismo perfetto, dove ogni cosa è perfettamente incasellata e garantisce precisione millimetrica. Quasi barocco, pur essendo molto accattivante nella lettura. Poi al culmine, verso la conclusione, sembra che Sgambati non riesca nella sua scommessa, non chiude il cerchio, qualcosa alla fine non torna, non si incastra dove dovrebbe. Probabilmente il senso di delusione è dovuto solo alle aspettative che il libro stesso riesce creare nel lettore, e quindi onore al merito. E’ un peccato, perché questo libro ha quasi tutto per riuscire a convincere: scena, attori, scrittura. Manca solo una storia più convincente.
July 2, 2014
E adesso veniamo a noi, a quel Gli eroi imperfetti di Stefano Sgambati che ci ho messo così tanto tempo a terminare. Non ho impiegato ventidue giorni per terminarlo perché si tratta di una lettura brutta, sgradevole o complessa. Anzi. In verità mi è piaciuto e manco poco. Il problema è che si tratta di un libro intenso. Non mi viene in mente nessun altro termine da poter accostare al modo di narrare di Stefano. Intenso. Sì, intenso è la parola che meglio si addice non solo alla storia che Stefano ci racconta, ma anche al modo che ha di farlo.
Gli eroi imperfetti è la storia di Corrado e Carmen, di Irene e Gaspare, di Irene e se stessa, di Irene e Matteo. Ma anche di Matteo e Corrado, di Matteo, Irene e la vita. E di Corrado e la vita. Ma non la vita di ogni giorno, la vita qualunque, quel susseguirsi di mesi, giorni, ore e minuti che tutti viviamo ogni giorno. È la storia della vita per come la viviamo. Strano da recensire, un libro così. Che ti si appiccica addosso, che non va via nemmeno sfregando, nemmeno dopo innumerevoli docce, nemmeno dopo un bagno con acqua e bicarbonato. È invasivo, è persistente. Ed è un aspetto che, quando si palesa nel libro che sto leggendo, apprezzo davvero molto. Gli eroi imperfetti ha questa capacità di attaccarsi, come un adesivo dalla colla particolarmente resistente, come il mastice, come la colla a caldo, che difficilmente si riesce a dimenticare una volta terminata la lettura del romanzo. Non esagero, credetemi. Stefano Sgambati spara le parole con la pistola per la colla a caldo e queste restano lì, incollate alla tua schiena, al tuo petto, alle tue mani, senza che tu riesca a scollarle via. Intenso e persistente, decisamente le parole che più si adattano al romanzo, all'autore, allo stile, alla storia narrata, ai personaggi. Tutti, nessuno escluso.
Difficile leggere questo romanzo e rimanere indifferenti. Perché l'autore non descrive, ma disegna i personaggi. Sì, esatto, disegna i personaggi. Ce ne offre uno schizzo stilizzato all'inizio del romanzo, per poi definirne i contorni e i colori strada facendo.
Gli eroi che popolano questo romanzo non vivono una vita straordinaria, non sono dotati di particolari doti o di capacità fuori dal normale. C'è Matteo, il libraio che ha la sfortuna di innamorarsi della ragazza sbagliata, c'è Corrado, il cui amore per la moglie, Carmen, sta ormai cedendo il posto all'abitudine, c'è Gaspare, un uomo dai modi tanto garbati quando sinistri e poi c'è Irene, la ragazza imperfetta. Irene è, sicuramente, il personaggio che mi ha colpita di più. Una ragazza dal passato difficile che, nonostante gli anni passati, subisce ancora le conseguenze della scomparsa della madre, morta in circostanze poco chiare. Un fantasma, quello della madre di Irene, che condizionerà le vite di tutti e non solo quella di Irene. In fondo, tutto ruota attorno a lei, un personaggio che affascina e incuriosisce e non lo fa solo con Matteo ma anche con il lettore che, proprio come lui, si ritrova in breve tempo catapultato nel vortice delle sue sensazioni, delle sue emozioni così turbolente, così violente e passionali. Questa violenza, questa passionalità dell'animo di Irene, Stefano riesce a trasmetterla molto bene grazie all'alternarsi non solo dei punti di vista dei protagonisti ma grazie, soprattutto, a quelle conversazioni – in verità spesso monologhi – che Irene intraprende con la sua psicoterapeuta. È questo, forse, che rende Gli eroi imperfetti un romanzo difficile da dimenticare e di cui, invero, è difficile anche parlare.
Un libro che probabilmente rileggerò e che certamente regalerò a quelle persone che ti si appiccicano addosso e che non riesci a lavare via.
Recensione tratta dal mio blog: Gli eroi imperfetti
Gli eroi imperfetti è la storia di Corrado e Carmen, di Irene e Gaspare, di Irene e se stessa, di Irene e Matteo. Ma anche di Matteo e Corrado, di Matteo, Irene e la vita. E di Corrado e la vita. Ma non la vita di ogni giorno, la vita qualunque, quel susseguirsi di mesi, giorni, ore e minuti che tutti viviamo ogni giorno. È la storia della vita per come la viviamo. Strano da recensire, un libro così. Che ti si appiccica addosso, che non va via nemmeno sfregando, nemmeno dopo innumerevoli docce, nemmeno dopo un bagno con acqua e bicarbonato. È invasivo, è persistente. Ed è un aspetto che, quando si palesa nel libro che sto leggendo, apprezzo davvero molto. Gli eroi imperfetti ha questa capacità di attaccarsi, come un adesivo dalla colla particolarmente resistente, come il mastice, come la colla a caldo, che difficilmente si riesce a dimenticare una volta terminata la lettura del romanzo. Non esagero, credetemi. Stefano Sgambati spara le parole con la pistola per la colla a caldo e queste restano lì, incollate alla tua schiena, al tuo petto, alle tue mani, senza che tu riesca a scollarle via. Intenso e persistente, decisamente le parole che più si adattano al romanzo, all'autore, allo stile, alla storia narrata, ai personaggi. Tutti, nessuno escluso.
Difficile leggere questo romanzo e rimanere indifferenti. Perché l'autore non descrive, ma disegna i personaggi. Sì, esatto, disegna i personaggi. Ce ne offre uno schizzo stilizzato all'inizio del romanzo, per poi definirne i contorni e i colori strada facendo.
Gli eroi che popolano questo romanzo non vivono una vita straordinaria, non sono dotati di particolari doti o di capacità fuori dal normale. C'è Matteo, il libraio che ha la sfortuna di innamorarsi della ragazza sbagliata, c'è Corrado, il cui amore per la moglie, Carmen, sta ormai cedendo il posto all'abitudine, c'è Gaspare, un uomo dai modi tanto garbati quando sinistri e poi c'è Irene, la ragazza imperfetta. Irene è, sicuramente, il personaggio che mi ha colpita di più. Una ragazza dal passato difficile che, nonostante gli anni passati, subisce ancora le conseguenze della scomparsa della madre, morta in circostanze poco chiare. Un fantasma, quello della madre di Irene, che condizionerà le vite di tutti e non solo quella di Irene. In fondo, tutto ruota attorno a lei, un personaggio che affascina e incuriosisce e non lo fa solo con Matteo ma anche con il lettore che, proprio come lui, si ritrova in breve tempo catapultato nel vortice delle sue sensazioni, delle sue emozioni così turbolente, così violente e passionali. Questa violenza, questa passionalità dell'animo di Irene, Stefano riesce a trasmetterla molto bene grazie all'alternarsi non solo dei punti di vista dei protagonisti ma grazie, soprattutto, a quelle conversazioni – in verità spesso monologhi – che Irene intraprende con la sua psicoterapeuta. È questo, forse, che rende Gli eroi imperfetti un romanzo difficile da dimenticare e di cui, invero, è difficile anche parlare.
Un libro che probabilmente rileggerò e che certamente regalerò a quelle persone che ti si appiccicano addosso e che non riesci a lavare via.
Recensione tratta dal mio blog: Gli eroi imperfetti
May 23, 2014
Mentre le acque del Tevere si ingrossano e si preparano per la piena del Dicembre 2008 nella zona di Ponte Milvio, il fascino dei modi educati e imperscrutabili di Gaspare e la fragile bellezza di sua figlia Irene irrompono nelle esistenze tranquille di Corrado e Carmen, e del giovane libraio Matteo. Le vite dei personaggi de Gli eroi imperfetti, fatte di equilibri e di compromessi, di cicatrici e di ricordi rimossi, si intrecciano nel centro del ciclone scatenato dal segreto di Gaspare sulla morte della moglie avvenuta anni prima. Come ogni cosa a ponte Milvio rimane immutata quando le acque del Tevere si ritirano, così, affrontato il ciclone del segreto di Gaspare, ritornano uguali a loro stessi – forse solo un po’ più forti – sia il rapporto fatto di affetto e automatismi di Corrado e Carmen, sia l’amore impossibile di Matteo per la problematica Irene, segnato da ominose coincidenze a cui il libraio non riesce a sottrarsi. Proprio nel momento in cui le vite di Corrado e di Carmen, di Matteo e di Irene, e anche di Gaspare, sembrano imboccare strade inaspettate, lastricate di dolori nuovi e di vecchie ossessioni, ogni evoluzione in corso si arresta e rivela la sua futilità nell’abbagliante consapevolezza di Corrado: «quello che eravamo sempre stati andava già benissimo così» (p. 212). Torna al suo posto l’”eroica normalità” di Corrado e Carmen, che «trovano qualcosa da dirsi» giorno dopo giorno – riuscendo a ricostruire un rapporto alla pari –, e anche di Matteo, il cui amore possessivo per Irene era arrivato a usare contro di lei le sue stesse fragilità e dipendenze.
Recensione completa:
http://www.rivistaunaspecie.com/2014/...
Recensione completa:
http://www.rivistaunaspecie.com/2014/...
October 29, 2016
Siamo a Roma, più precisamente a Ponte Milvio, nei giorni della piena del Tevere del 2008. Al termine di una cena tra amici Carmen, moglie del vinaio Corrado, propone di fare il gioco della verità. Mentre lei svela un episodio non proprio edificante della propria infanzia, il corniciao Gaspare, l’unico invitato rimasto, rivela un segreto sulla moglie trovata morta nel Tevere quindici anni prima, un segreto talmente sconvolgente da mandare in frantumi il fragile equilibrio della coppia di ospiti. Gli altri due protagonisti del libro sono Irene, figlia di Gaspare, incapace di superare il dolore legato alla morte della madre, e il libraio Matteo. La prima è una donna indipendente e spregiudicata (ai limiti dell’alcolismo e della ninfomania), ma assolutamente incapace di sottrarsi alla dipendenza dal padre, di cui è completamente succube. Il secondo, un ragazzo timido e piuttosto impacciato, malauguratamente si innamora di Irene (“un pericolo di morte senza l’apposito cartello”) e, quando scopre di aver assistito al ritrovamento del cadavere della madre di lei, si convince di avere un ruolo salvifico nella vita della donna che invece, nella sua pulsione autodistruttiva, non solo non ha nessuna intenzione di farsi salvare, ma rischia di annientare anche lui.
La recensione completa su http://www.ifioridelpeggio.com/la-per...
La recensione completa su http://www.ifioridelpeggio.com/la-per...
August 6, 2014
...Gli eroi imperfetti cela in sottofondo una storia gialla dalle tinte un po’ noir, anche se il mistero in sé passa in secondo piano, per lasciare spazio allo scandaglio accurato e introspettivo dei caratteri dei personaggi che agiscono nel reticolo letterario del romanzo. Contiene, poi, una forte critica all’informazione di massa e alla spettacolarizzazione del crimine operata da un certo tipo di stampa-spazzatura; ci parla di Roma nord (che torna anche in alcuni altri scritti) con tutte le sue contraddizioni, insozzata dai lucchetti di Moccia e ingentilita da un caffè-libreria in cui ci si sente a casa; ed è, infine, il racconto di tutta una serie di cadute e di rinascite, quelle appunto degli eroi imperfetti che rivivono nel titolo ossimorico fortemente evocativo e che popolano le vicende del romanzo...
Per leggere tutta la recensione vai al seguente link: http://popoffquotidiano.it/2014/07/02...
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October 14, 2014
reticolo di personalità splendidamente descritte.
June 16, 2026
Credo che Sgambati abbia capito una cosa che io ancora non capisco della narrativa italiana contemporanea. Ha capito che la catastrofe non arriva. Rimane sospesa come un oggetto che non cade mai.
Corrado vende bottiglie. Corrado ama sua moglie. Corrado sa cucinare. Tre fatti. Poi Gaspare arriva e non succede niente di violento, niente di spettacolare. Invece succede che Corrado smette di cucinare. Smette di vivere nella routine che era la sua salvezza e Sgambati non ti racconta il momento del crollo, ti racconta il dopo, quando il crollo è già stato digerito, metabolizzato, trasformato in una precisione ancora più fredda.
Quello che mi distrugge (affascina) è la struttura del racconto: un triello alla Sergio Leone e poi il tradimento non sessuale ma linguistico. Il momento in cui le parole non ti appartengono più perché appartengono a qualcun altro e quel qualcun altro sa come usarle meglio di te.
Corrado vende bottiglie. Corrado ama sua moglie. Corrado sa cucinare. Tre fatti. Poi Gaspare arriva e non succede niente di violento, niente di spettacolare. Invece succede che Corrado smette di cucinare. Smette di vivere nella routine che era la sua salvezza e Sgambati non ti racconta il momento del crollo, ti racconta il dopo, quando il crollo è già stato digerito, metabolizzato, trasformato in una precisione ancora più fredda.
Quello che mi distrugge (affascina) è la struttura del racconto: un triello alla Sergio Leone e poi il tradimento non sessuale ma linguistico. Il momento in cui le parole non ti appartengono più perché appartengono a qualcun altro e quel qualcun altro sa come usarle meglio di te.
October 26, 2015
- una promessa non mantenuta -
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