Quella dei Mongoli è tra le vicende storiche più affascinanti e cariche di ripercussioni di tutto il Medioevo: un popolo che nel XII secolo era ancora formato in gran parte da pastori nomadi analfabeti confinati nelle immense steppe dell'Asia orientale e che, mediante una spettacolare serie di conquiste militari, dette vita al più vasto impero territorialmente contiguo mai esistito. Attraverso il rigoroso ricorso alle fonti e alla più recente storiografia, il volume ne ricostruisce la storia e ne analizza le dinamiche politiche, la cultura, l'economia e le complesse relazioni che instaurò con le grandi civiltà dell'epoca. L'impero mongolo viene così riportato alla sua storicità, senza minimizzare l'impatto distruttivo che l'avanzata nomade ebbe sia in Asia sia in Europa, ma cercando di capire a fondo quali ne furono le cause dell'espansione, gli sviluppi e le conseguenze: un viaggio alla scoperta di un popolo che, nel bene e nel male, ha lasciato un segno indelebile nella storia dell'umanità.
Ottimo saggio sulla nascita, la vita e la scomparsa dell'impero, o meglio, degli imperi mongoli che si stabilirono in Asia ed in parte in Europa a cavallo tra il XIII ed il XV secolo.
Questo libro fa sempre parte della campagna "Giuseppe studia cose che rimangono nebulose nella sua testa dai tempi della scuola".
Quello che ricordavo io e che penso corrisponda all'immaginario collettivo è l'idea di un manipolo di razziatori che hanno compiuto devastazioni e uccisioni di massa. Non per niente il termine "orda", che ha origine mongola e che deriva da ordu che non era altro che la tenda del Khan, è sinonimo anche ai nostri tempi di qualcosa di simile.
Quello che mi son sempre chiesto io è come un popolo relativamente esiguo e dal tale potenziale distruttore abbia avuto la capacità di controllare un territorio così vasto (praticamente tutta la Cina, l'Asia centrale, il Caucaso, il Medio Oriente e parte dell'Europa orientale). Neanche con un'esplosione demografica mirabolante sarebbe stato possibile.
Ed infatti leggendo questo libro si capisce bene che non è stato così. Perché l'espansione mongola non è stata solamente ed unicamente foriera di devastazione ma ha rappresentato un incredibile processo di integrazione tra culture come mai si era visto prima. I mongoli si ponevano al vertice dei territori che conquistavano sostituendo parte della classe dirigente con una propria. Questo ha permesso di "sostituirsi" molto velocemente anche grandi imperi con entità statuali analoghe ma a guida mongola. Il cuore dell'Impero Mongolo difatti è evoluto nell'impero Yuan, praticamente una Cina unificata a guida mongola. Il Kwhrezm (tradotto in italiano come Impero Corasmio, bleah) e l'Impero Abbaside sono diventati l'Ilkhanato, praticamente una Persia a guida mongola. Buona parte dei principati slavi dell'est Europa (tra cui primeggiava la Rus di Kiev) sono diventati l'Orda d'Oro.
Questo processo d'integrazione fu favorito da due fattori fondamentali: - la tolleranza religiosa dei mongoli, che nascevano come animisti ma che abbracciarono essi stessi le religioni più svariate (ci sono stati Khan cristiani nestoriani, musulmani, buddhisti e chi più ne ha più ne metta) - la grande propensione al commercio del popolo mongolo, che lo ha favorito con l'istituzione di un efficiente sistema postale su un territorio così vasto, lo yam, e che permetteva alle informazioni di viaggiare più veloci dei beni e delle persone Ma l'impatto di questa integrazione è visibile anche nel campo delle arti, con la commistione di stili e tecniche che fondevano tra loro elementi cinesi, persiani ed europei. Integrazione che era evidente anche a livello sociale, visto che i mongoli favorirono la scalata di personaggi etnia su base meritocratica (sono innumerevoli le figure pubbliche di spicco cinesi, arabe o turche nei regni mongoli) da una parte e le unioni miste dall'altra (si è stimato da studi genetici che l'8% della popolazione dei territori che furono l'Impero mongolo ha sangue mongolo). Tutto questo bel quadretto prende il nome di pax mongolica che, per tornare al punto di partenza, fa un po' a cazzotti con l'idea di un'orda assetata di sangue e dedita solo alla razzia. Il bello è che questa integrazione multietnica su una scala così globale ha fatto teorizzare a qualcuno che con l'Impero Mongolo sia nata la "modernità", di solito coincidente con la scoperta delle Americhe (Pubblici ritiene però esagerata questa tesi e noi con lui).
Detto ciò, la domanda che ci si pone mentre ci si addentra nella lettura del tomo è: come ha fatto una società così dinamica da una parte e militarmente efficiente dall'altra a crollare in un lasso di tempo relativamente breve? Di grandi imperi ne abbiamo avuti a iosa e le cause sono sempre state varie (si dibatte da sempre se l'Impero Romano crollò per la spinta delle grandi migrazioni o piuttosto per una decadenza della classe dirigente interna). Nel caso dei mongoli, la causa è da leggersi nella loro organizzazione politica che non superò mai la dimensione del clan. E' vero, i clan erano entità fluide ma erano pur sempre all'apice della catena di comando. Non è un caso che la divisione dell'impero avvenuta attorno al 1260 abbia seguito logiche genealogiche: - l'Orda d'oro era l'appannaggio degli jochidi, da Yochi uno dei figli di Gengis Khan - l'Ilkhanato di Hulegu discedente di Tolui, altro figlio di Gengis Khan - il Chagatai, territorio sempre molto nebuloso e soggetto a cambiamenti prende proprio il nome da un altro figlio di Gengis - lo stesso impero ebbe una guida prima di Ogodei (figlio di chi, indovinate?) e poi di discendenti di Tolui che vi stabilirono la Dinastia Yuan con l'annessione della Cina La traiettoria di queste entità statuali seguì quella delle lotte fratricide tra i vari clan. Ci si perde tra le guerre, aperte in campo di battaglia o sotterranee a colpi di funzionari uccisi, tra ogedeidi, chagadaidi, toluidi, huleguidi, jalaraidi, chobanidi, etc... tutti discendenti (o sedicenti tali) discendenti di Gengis Khan.
La cosa ironica è che i mongoli, prima dell'impero, erano sempre stato un conglomerato di clan nomadi eterodiretti dalle dinastie manciuriane e cinesi dei Jin e dei Song perché facilmente manipolabili gli uni contro gli altri. Si può dire che i mongoli nel giro di due secoli siano tornati all'antico vizio di farsi perennemente la guerra tra loro.
Certo ci fu anche il revival dell'impero Timuride che vide Timur (quello che noi chiamiamo Tamerlano, un condottiero turco-mongolo anche lui sedicente erede di Gengis Khan) riconquistare ed unificare buona parte del territorio ex mongolo, ma anche in questo caso la traiettoria fu la stessa se non più veloce: grandi annessioni, grande flessibilità nell'integrare i territori conquistati e poi declino ed esplosione alla morte di questi.
Insomma, ottima lettura che offre una visione sinottica e sintetica su un tema che, come avrete intuito, è relativamente complesso.
Chiudo con una serie di fun facts che mi hanno sorpreso.
- La peste in Europa del 1300 arrivò probabilmente a causa dei mongoli, tramite delle sementi contaminate durante l'assedio di Caffa poi portate dai genovesi in Europa (stessa storia 800 anni dopo :P) - L'ascesa del Mosca, che poi unificò il territorio in Russia, fu favorita dai mongoli dell'Orda d'Oro che per non avere un tributario troppo potente nominarono il principe di Moscova come Gran Principe (colui che riscuoteva i tributi per conto dei mongoli) a scapito della Rus di Kiev, la potenza allora egemone (anche qua tanta attualità) - L'ascesa degli Ottomani fu favorita dai mongoli che fecero sparire l'impero Selgiuchide dividendolo in vari piccoli potentati tra cui proprio quello di Osman I - E' anche vero che Timur, nel revival dell'impero mongolo, fece polpette degli Ottomani allora in espansione tramutando il Sultano dell'epoca, Bayazet I, nel suo poggiapiedi personale (letteralmente) - Considerando i due punti sopra, Costantinopoli sarebbe caduta probabilmente due secoli prima del 1453 se non ci fossero stati i mongoli - Gli imperi cristiani, sebbene spaventati dall'orda, intessero fitti rapporti con gli stati mongoli. Tra tutti il Papato (che vedeva nei mongoli una forza da contrapporre al sultanato Mamelucco) che chiese al Gran Khan mongolo di convertirsi ricevendo per risposta quella di sottomettersi e la Francia che mirava a preservare e poi riconquistare le Terre d'Oltremare. De facto però una vera e propria alleanza cristiano-mongola non avvenne. - di italiani famosi alla corte del Gran Khan non ci fu solo il veneziano Marco Polo (a riprova che durante il periodo dell'impero non era mai stato così facile per uno straniero viaggiarci) ma anche Giovanni Pian del Carmine, un francescano inviato da Innocenzo IV che studiò a lungo il popolo mongolo pubblicando la Historia Mongalorum che insieme al Milione è proprio una delle fonti, non mongole, più ricche e dettagliate sulla storia del popolo mongolo (Italians do it better)