Chi decide che ora è? E chi governa l'orario che deve valere per tutti? Il tempo ha svolto un ruolo fondamentale nella globalizzazione del XIX secolo – dalla diffusione del capitalismo alla rivoluzione dei mezzi di comunicazione di massa – ma a lungo è stata sottovalutata la riflessione sul tempo come oggetto di conflitto politico. Filippo Triola affronta la storia del rapporto tra il potere politico e la misura del tempo nell'Italia contemporanea, dalle campagne contro l'"orologio italiano" cominciate alla metà del Settecento, all'introduzione dell'"ora legale estiva" durante la Prima guerra mondiale. In questo percorso si sviluppa la grande cesura storica della rivoluzione del tempo pubblico moderno che si caratterizza per l'affermazione della sovranità cronometrica, l'orario unificato e l'organizzazione globale dei fusi orari.
Probabilmente il fatto di dover riassumere e studiare questo libro per un esame universitario mi ha influenzato nella sua lettura così come mi starà influenzando ora nella sua valutazione. Il concetto del tempo mi ha sempre affascinato dal punto di vista artistico e filosofico, ma anche la parte storica ha decisamente un suo perché. Mai avrei immaginato che per l'organizzazione della misura del tempo ci fossero voluti tanti decreti, dibattiti e, ovviamente, anni. Il libro permette di riflettere su qualcosa che siamo avvezzi a dare per assodato: il tempo pubblico moderno. Grazie a questo studio tuttavia,.si scopre che in realtà, per essere quello che noi conosciamo, il tempo pubblico ha dovuto attendere quasi due secoli e mezzo (e attraversare Rivoluzione Francese, età napoleonica, Risorgimento, Unità d'Italia fino alla Prima guerra mondiale). Un percorso interessante in grado di illustrare concetti ed episodi spesso trascurati dalle classiche lezioni di storia contemporanea. L'unica pecca forse sono le innumerevoli opinioni di scienziati e pensatori poste una dopo l'altra quasi per capitoli interi. Riconosco naturalmente la necessità di doverle esporre per fornire una visione del problema generale da più punti di vista... ma si trattava, ahimè, dei momenti in cui mi distraevo di più.
Tenuto per ultimo perché forse mi ispirava di più tra tutti e tre. E ho fatto bene. Perché ho dato a lui il mio voto. Mi ha fatto riflettere sulla questione del tempo, argomento che mai prima di allora mi avesse strappato un pensiero. Invece si è andato avanti per anni per decidere se fosse meglio il tempo italiano o quello francese. Se ci fosse davvero bisogno dei fusi orari e come mettersi d'accordo.
L'unica mia critica è che i capitoli son un po' troppo lunghi. Ma si sa che io adoro i capitoli un po' più brevi.