Antonio Fusco - La scomparsa di Elisa Ohlsen
All'Idroscalo di Ostia, viene rinvenuto il cadavere di una ragazza in stato ormai di mummificazione, è probabile che si tratti di Elisa Ohlsen, scomparsa da sette anni, all'epoca diciassettenne. Si attendono gli esami tecnici per confermare l'identità della salma, anche se alcuni particolari, come l'anello al dito della giovane, forniscono già una prima conferma. Questa tragedia, che sembrava dimenticata dagli investigatori, dovrà essere riportata alla luce, per controllare che tutta l’indagine si svolse nel modo corretto. A farlo sarà l'ispettore Massimo Valeri detto l'Indiano, anche se inizialmente il caso non gli era stato affidato, in seguito ad un evento straordinario legato ad un suo superiore, dovrà farsi carico anche di questa incombenza. Valeri sta indagando sulla morte di un vecchio professore, anch'esso rinvenuto in casa dopo molto tempo dalla sua morte. Questo incarico dovrebbe chiudersi velocemente, visto che l'anziano sembra essersi suicidato. Ma Valeri è un investigatore attento e scrupoloso che non lascia mai niente al caso. Infatti, un dettaglio condurrà le indagini in tutt'altra direzione, legandosi incredibilmente al caso di Elisa Ohlsen. Il commissario, pur essendo il protagonista con una spiccata personalità, scontroso e insofferente per natura, non esagera mai, non si mette sotto i riflettori, eppure è un convogliatore di attenzioni, un punto di riferimento per i colleghi. L'Indiano, come sempre, sarà in grado di gestire tutta la complessità di un’indagine che nasconde insidie manovrate da poteri misteriosi. Si parla di massoneria e associazioni che non assumono mai contorni ben definiti.
Il tema trattato è ispirato a tre casi realmente accaduti, e la scomparsa di una persona cara è il delitto peggiore, soprattutto quando non ci sono mai delle risposte e il dolore resta sospeso. Nonostante questa premessa, manca un po' di coinvolgimento, quello che avevo percepito maggiormente nei titoli precedenti con l'Indiano. Alcune vicende sono tirate per i capelli, come l'attentato bombarolo sventato dalla compagna del commissario, o la credibilità del personaggio di Marius. È vero, che spesso le indagini, si risolvono grazie a un elemento casuale, ma il modo descritto, mi è sembrato esagerato.
Le pagine finali riassumono in modo egregio cosa succede quando il potere manipola la verità:
«La verità, quando non può essere taciuta e trasformata in un segreto, ha bisogno di essere gestita, modellata, sostituita con una credibile apparenza, piegata al servizio del bene comune e dell’ordine costituito. È su questa riprovevole, quanto necessaria, regola di buon senso che si fonda non solo la fortuna degli Stati ma anche la durata di un matrimonio o la tenuta nel tempo di una famiglia. La menzogna, quando diventa strumento di realizzazione di un disegno strategico, rappresenta la più grande forza creativa dell’uomo. L’espressione massima della sua intelligenza. Grazie a essa è possibile definire infiniti universi immaginari che si sovrappongono e si intrecciano con la realtà fino a rendere impossibile distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Anche se molti sono convinti di poterlo fare.»