Ha sicuramente un passato da cui dover fuggire. Ma di Max Fridman, almeno per ora, non conosciamo altro se non quello che ci raccontano le sue storie di spionaggio internazionale. Come Rapsodia ungherese e La Porta d'Oriente, pubblicate in questo volume e ambientate nell'Europa che sta per affrontare la tragedia della seconda guerra mondiale. Apparso per la prima volta nel 1982, Max Fridman è un personaggio discreto, malinconico. Con la sola forza dell'intuizione e della prontezza di spirito Max cerca di districarsi tra le complesse vicende umane e politiche ideate dal suo autore: vere architetture narrative costruite meticolosamente su un disegno elegante e discreto, che hanno fatto di questo personaggio un successo mondiale.
Vittorio Giardino (Bologna, 1946) è un fumettista italiano. Laureato in ingegneria elettronica intraprende solo in una seconda fase della sua vita la carriera di autore di fumetti e raggiunge progressivamente la maturità artistica sia per la perfetta connotazione del tratto sia per le sue capacità narrative.
Nei suoi racconti è attraversata tutta la storia europea del Novecento, la guerra civile di Spagna, il Nazismo, lo Stalinismo e la sua fine.
Il Nostro Autore, nel suo percorso artistico di maturazione, passa dal genere hard-boiled di Sam Pezzo alla spy-story con venature politiche ed intellettuali di Max Fridman, al fumetto erotico con Little Ego, fino ad arrivare al capolavoro, del quale noi lettori attendiamo il completamento, di Jonas Fink, il romanzo di formazione di un giovane ebreo praghese dal dopoguerra alla caduta del muro.
Con Jonas Fink riceve il premio Alph-Art al salone di Angoulême (1995) e l'Harvey Awards al San Diego Comic Con. (1998).
Che piacere aver scoperto Giardino, meglio tardi che mai. E questa edizione economica non fa troppo torto alle tavole originali: sono in formato ridotto ma nell'impaginazione originale. Max Fridman, il personaggio del titolo, è un ex agente egreto ebreo francese, protagonista qui di due storie ambientate nel fatale '38 in cui le brame espansioniste della Germania hitleriana divennero evidenti. Costretto a tornare in gioco, anzi nel Gioco, dopo essere uscito dalla militanza attiva della Guerra di Spagna (Orwell e Koestler sono citati come compagni d'armi), vive due avventure della complessità del miglior Le Carrè, in scenari apparentemente secondari ma torbidissimi come Budapest e Istanbul. Trame complesse ma tenute in pugno, inquadrature degne del miglior cinema, estrema raffinatezza e cura dei dettagli, lingue comprese, fanno delle prime due storie una vera esperienza. Seguono due storie genericamente poliziesche ambientate a Lucca e Venezia al giorno d'oggi (una scritta da Pierfrancesco Prosperi), dove resta evidente il talento per l'ambientazione e la composizione delle pagine. La sequenza di brevi storie finali è stata disegnata qualche anno dopo, fine Ottanta - primi Novanta: e rappresenta uno stile più colorato e di impatto, che a volte ricorda Pazienza, ed esprime molto bene la spregiudicata gioia di vivere ritrovata in quegli anni: sembra di sentire Giuni Russo cantare Un'estate al mare.. anche se tutte raccontano di omicidii, passionali e non.
Dibujo excelente, historias notables. Mejor Rapsodia húngara que La puerta de Oriente pero ambas realmente adictivas con la personalidad detectivesca de Max Fridman y ese punto histórico siempre basado a finales de los años 30. Bien por Giardino.
Cuidada y magnífica edición de Norma que recopila los dos álbumes iniciales del inolvidable Max Fridman. Una muestra de la maestría de Giardino como guionista y dibujante que, en álbumes posteriores, elevará todavía más el listón.