La storia esplora, scompone e ricompone un nodo intimo e complesso, come quello delle molestie sul luogo di lavoro, con la schiettezza narrativa di una scrittura lucida e consapevole e il giusto distacco emotivo. La sessualità, i pregiudizi, il disagio, la decostruzione di immaginari e stereotipi che, ancora oggi, interessano l’esistenza precaria di molti giovani, in particolare donne, diventano perno e stimolo di riflessione per la protagonista nel suo cammino verso l’autodeterminazione. Ma se è vero che crescere è costruire una nuova identità, al pari di un carapace più grande, ascoltare e comprendere il proprio dolore diventa una parte essenziale del processo, perché anche noi, a volte, funzioniamo come le aragoste.
Un libro tosto, su un argomento tosto. Chiara Laurito affronta senza giri di parole un tema difficile e scomodo: gli abusi sessuali sul posto di lavoro. La sua scrittura è diretta, sincera, a tratti spiazzante.
Si legge con un nodo in gola, perché quello che racconta non sembra affatto lontano dalla realtà: purtroppo, situazioni come queste accadono, e più spesso di quanto si pensi. In certi passaggi il disgusto prende il sopravvento, ma è proprio questa la forza del libro: la capacità di non edulcorare, di mostrare la verità nuda e cruda.
Ma accanto alla crudezza dei fatti, ho molto apprezzato i riferimenti ai simboli della psicanalisi e lo sforzo della protagonista di dare un senso a ciò che le stava accadendo, come un modo per non soccombere al dolore.
Bellissimo anche il titolo: “L’apprendistato dell’aragosta” restituisce con forza l’idea di una crescita dolorosa, fatta di cambiamenti necessari e di continue ricostruzioni di sé.