Sui Borgia credo di aver letto abbastanza da poter scriverci un libro io stessa, e l’idea mi è anche balenata in mente più di una volta. Per questo, quando ho letto la trama di “Nel Sangue” (peraltro scritto da una mia coetanea, che ha procrastinato molto meno di quanto non faccia io), da una parte ero contrariata dal fatto che il libro che volevo scrivere fosse già stato scritto, dall’altro mi andava benissimo perché così potevo leggermelo senza sobbarcarmi io tutta la fatica.
Purtroppo o per fortuna, “Nel Sangue” è risultato un libro molto diverso da quello che pensavo fosse, sotto molti punti di vista.
Il rapporto tra Cesare e Lucrezia è stato esplorato in tutte le salse, nei romanzi, al cinema, e in televisione, ma ci sono sempre mille modi diversi per raccontare una stessa storia, quindi ero pronta a tuffarmi a occhi chiusi in un romanzo che si proponeva di ruotare esclusivamente attorno a loro due, e alla natura di un rapporto che li ha tenuti legati a doppio filo per tutta la vita, non solo come fratelli.
I problemi che per me ci sono stati, però, sono tanti.
Il primo ostacolo è stato lo stile. Se dovessi usare una parola per definirlo, lo definirei “ampolloso”. Fin dalle prime pagine il racconto è vago, fatto di impressioni, immagini sfocate, dialoghi costruiti e inverosimili, come se l’autrice si preoccupasse più di far sembrare la sua prosa ricercata e poetica piuttosto che raccontare qualcosa.
Forse proprio per questo, l’evoluzione del rapporto tra Lucrezia e Cesare è coperta da un’enorme punto di domanda. A parte immagini retoriche che lasciano il tempo che trovano (“Il mio primo ricordo è stato Cesare”, bla bla bla), il rapporto tra Cesare e Lucrezia sembra essere unito unicamente secondo la legge del “perché sì”, viene mostrato come un dato di fatto ma senza raccontarne le ragioni, anche irrazionali, della sua nascita.
Il resto del libro - che, tutto sommato, è anche molto breve - è una cronaca della vita di Cesare e Lucrezia in cui il loro rapporto si spezza prima ancora di nascere, ma la natura del suddetto rapporto è sempre lasciata nella nebbia. Sono amanti? Il loro rapporto è platonico? Non c’è nessuna immagine chiara, sotto la tonnellata di, perdonate, fuffa. Parole, immagini astratte, ma poca sostanza. E questo è probabilmente il più grande difetto di questo libro, che non aggiunge nulla di nuovo a quello che è già stato scritto mille volte prima e sarà scritto mille volte dopo.