Il 18 dicembre 1922 è una delle tante date rimosse dalla memoria collettiva. Eppure, in quel giorno e poi in quello successivo, il Partito nazionale fascista, diventato da poco forza di governo, mette alla prova per la prima volta la propria totale impunità: fa strage di oppositori politici, uccidendone una trentina. Uno di loro, l'operario Pietro Ferrero, viene addirittura legato vivo a un camion e trascinato per le strade fino a che non esala l'ultimo respiro. Tutto questo avviene in una delle città meno fasciste d' Torino. Quella che va in scena il 18 dicembre 1922 è la "famosa strage di Torino", verrebbe da dire. Peccato che sia tutt'altro che famosa.
"Il 18 dicembre del 1922 è iniziata la rovina della mia famiglia e la mia dannazione, anche se allora, ovviamente, non ero ancora nato": a raccontare questa storia è l'ultimo discendente dei Traversa, una famiglia di piccoli industriali che, all'inizio del Novecento, sembrerebbe avviata a un successo inarrestabile, se solo non arrivasse quel maledetto giorno del 1922, se solo gli eventi non la spaccassero in due, tra fascisti e antifascisti, dando inizio a quella privatissima guerra dei cent'anni che il narratore, oggi ottantenne, sta ancora combattendo. E sarà proprio lui, in questa tesa saga familiare, a collocare la "guerra dei Traversa" nelle pieghe meno note della Storia, tra le corsie di un manicomio femminile, i campi di concentramento della Francia meridionale e le bombe blockbuster, sperimentate per la prima volta su Torino e destinate a radere al suolo le città.
Attraverso le gioie, i drammi e i misteri di una famiglia a lui molto vicina, Perissinotto cortocircuita il presente e il passato, vincendo una grande sfida narrativa e dando forma alla sua idea di letteratura come strumento per sconfiggere l'oblio.
Alessandro Perissinotto nasce a Torino nel 1964. Pratica vari mestieri e, intanto, si laurea in Lettere nel 1992 con un tesi in semiotica. Inizia quindi un’intensa attività di ricerca, occupandosi di semiologia della fiaba, di multimedialità e di didattica della letteratura. È docente nell'Università di Torino. Tra i suoi saggi ritroviamo Il testo multimediale (Utet-Libreria), Gli attrezzi del narratore (Rizzoli), e, con G.P. Caprettini, il Dizionario della fiaba (Meltemi, Premio C. Nigra per il folclore). Alla narrativa approda nel 1997 con il romanzo poliziesco L’anno che uccisero Rosetta (Sellerio), storia di un’indagine condotta negli anni ’60 in un remoto paese delle alpi piemontesi, al quale fa seguito, nel 2000, La canzone di Colombano (Sellerio - Premio Fedeli), un "noir" ambientato tra Val di Susa e Delfinato all’inizio del Cinquecento. Il suo ultimo romanzo, Treno 8017 (Sellerio 2003), è ancora una storia con delitto che prende le mosse da un fatto vero, la morte di oltre cinquecento persone in un incidente ferroviario del 1944, un incidente poco noto e mai chiarito. Nel 2004 pubblica per Rizzoli Al mio giudice (Premio Grinzane Cavour 2005 per la Narrativa Italiana, Premio via Po 2005, Premio Chianti 2005-2006), un noir epistolare che porta alla luce le criminali spericolatezze della finanza on-line. Del 2006 è Una piccola storia ignobile (Rizzoli - Premio Camaiore), un'indagine nella banalità del male condotta da una psicologa, Anna Pavesi che usa la sua conoscenza dell'animo umano come altri detective usano i mezzi della polizia scientifica. E Anna Pavesi torna anche in L'ultima notte bianca, ambientato nella Torino olimpica, tra la gente esclusa dalla grande festa. Nel 2008 la riflessione sul poliziesco si sviluppa anche in forma saggistica con La società dell’indagine (Bompiani), mentre la sua produzione narrativa si arricchisce con il terzo volume della saga di Anna Pavesi: L’orchestra del Titanic (Rizzoli). Conclusa la trilogia dedicata ad Anna Pavesi, decide di andare oltre il poliziesco per giungere a un romanzo che, pur conservando i ritmi del noir, si svincoli dagli schematismi dell’indagine, un romanzo di sempllice e dolorosa denuncia. Nasce così Per vendetta, una storia d'amore e di follia, ambientato in un'Argentina che non ha ancora sanato le ferite lasciate aperte dalla dittatura. I suoi romanzi sono stati tradotti in numerosi paesi europei e in Giappone.
Collabora inoltre con il quotidiano La Stampa, per il quale scrive articoli e racconti che appaiono sul supplementoTorinoSette.
"Tracciando il sentiero che conduceva al finale ho guardato tra le pieghe della Storia, di quella con la esse maiuscola. Situazioni e persone non sconosciute, eppure pericolosamente in bilico sul baratro della dimenticanza. Targhe di marmo attaccate ai muri per dedicare strade e piazze a persone di cui nessuno ricorda le gesta, lapidi che sfioriamo ogni giorno con lo sguardo, ma delle quali non ricordiamo neppure l’esistenza: macchie bianche sull’intonaco di qualche palazzo." Come altri libri di Perissinotto, anche questo mi fa vedere con prospettiva diversa e più profonda molti dei luoghi che mi sono familiari. Piazza XVIII Dicembre è certo conosciuta ai torinesi (c'è anche la stazione della metro con lo stesso nome!), ma di sicuro moltissimi non sanno a quale anno fa riferimento, e che cosa è successo in quella data.
L'origine piemontese, la conoscenza storica (e famigliare) dei fatti raccontati e la professione hanno aiutato molto il sottoscritto nella lettura. Difficile non ritrovarsi nei tempi tristi che l'autore descrive, molto efficace la scelta di riproporre nella chiave dei ricordi i nostri tempi non totalmente privi di quelle scelleratezze. Detto ciò la lettura non è semplice, non ho trovato la giusta scorrevolezza e quindi le pagine mi sono costate fatica e molta concentrazione. Libro, a mio avviso, importante e necessario per non dimenticare. Da affrontare con queste consapevolezze e molta attenzione. Buona lettura.
Il libro racconta la storia della famiglia Traversa dal fascismo in poi. Storia vista da uno dei suoi, suo malgrado, protagonisti. Non è solo un libro che ci racconta un pezzo della storia recente italiana ma anche un libro che affronta il tema delle differenze generazionali. Li per li non ero convinta ma la storia è molto bella e ben scritta e sono veramente felice di averlo letto. Credo che il personaggio di Tazio accompagnerà i miei pensieri ancora per un po’.
La storia della famiglia Traversa, con le sue peculiarità e abitudini, trascinata nella disgrazia dopo i tragici eventi del dicembre 1922 a Torino. La voce narrante è quella del figlio del mio personaggio preferito, che racconta con peculiarità i rapporti e le dinamiche famigliari che si sono intrecciati al Ventennio più buio della nostra Storia.