L'altro Markheim
È il giorno di Natale. Un uomo entra nella bottega di un antiquario per acquistare un regalo e commette un crimine. Il confronto con un'entità indefinita che gli appare davanti diventa il pretesto per riflettere sulla condizione umana, sul bene e il male, la capacità di compiere azioni malvagie e la possibilità di tirarsi indietro e scegliere una strada diversa, per quanto possa essere difficile da percorrere.
Markheim è un racconto gotico natalizio pubblicato in rivista nel 1885, ma chi si aspetta la classica storia da brividi vittoriana resterà deluso. Si tratta di un testo spiazzante per la gravità dei temi trattati e la complessità con cui si dipana tra le pagine una fitta riflessione dai toni quasi filosofici. Non è un racconto da leggersi per svago la mattina di Natale, in poltrona, con una cioccolata calda in mano, ma richiede una buona dose di attenzione. Stevenson spinge il lettore a meditare sul rapporto tra l'uomo e il male che compie, a chiedersi: gli atti malvagi sono inevitabilmente connaturati alla natura umana, una trappola senza scampo, o esiste una via d'uscita?
Una riflessione senz'altro preparatoria a Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, che esce l'anno successivo. Già in questo racconto l'autore sperimenta il tema del doppio nella forma della misteriosa creatura che fronteggia il protagonista, Markheim, ponendolo davanti al peso delle sue azioni. Non un'entità sovrannaturale, a mio parere, ma una proiezione dello stesso Markheim, che in essa concretizza la propria coscienza. Non nel senso, tuttavia, che l'entità rappresenta la sua parte "buona" in conflitto con quella malvagia, scelta che sarebbe stata banale e prevedibile. L'entità è semplicemente un altro Markheim, con il quale il personaggio reale ha un disperato bisogno di dialogare per fare luce sulle sue possibilità di azione. Stevenson fa calare il lettore nella mente sovreccitata e terrorizzata di un omicida, a stretto contatto con le sue percezioni alterate, lo spaesamento e il disgusto davanti al cadavere della sua vittima, diviso tra l'ombra del rimorso e la stretta micidiale della spinta alla vita che lo obbliga a distogliere lo sguardo e fuggire.
Un piccolo capolavoro.