Gabriele ha trent’anni, ama le piante e lavora per una ditta di disinfestazioni nonostante sia un architetto, vive solo, circondato di vasi, con piccoli riti e qualche app di incontri. Con sua madre non parla da dieci anni, da quando è uscito dai Testimoni, una setta religiosa che, dopo la morte del padre quando Gabriele era bambino, era diventata tutta la loro vita. Un giorno in cui Gabriele è al cimitero per l’anniversario della morte di suo padre trova ad aspettarlo sua zia, sorella della madre, la persona che gli ha trasmesso l’amore per le piante, con cui ha interrotto i rapporti al tempo della sua dissociazione dalla setta. La visita di lei e il successivo, sofferto, confronto lo mettono a parte di alcune novità nella vita della madre, che per il lungo distacco Gabriele ignorava e che lo porteranno a riconsiderare, forse, i propri passi. Che cosa rimane di un individuo quando tutte le sue certezze vengono cancellate? Come si ricostruiscono le proprie radici quando la nostra pianta non può più attingere al terreno che la nutre? Che cosa succede quando i nostri affetti ci rifiutano e che cosa resta dopo il crollo dei riferimenti più cari che si hanno da tutta la vita? Con uno stile poetico e “pittorico”, Solo i santi non pensano racconta la vita di una talea di essere umano, di un giovane uomo alla ricerca di una via per essere figlio, senza rinunciare a essere se stesso. Un esordio letterario struggente, nostalgico ed emozionante, il racconto senza sconti di un tentativo di essere ancora.
Devo ammettere che il titolo nel suo insieme non mi convince appieno. Romanzo breve ma ricchissimo di nuclei tematici meritevoli di approfondimento. Ho impiegato un pochino ad abituarmi allo stile di scrittura, particolarmente figurativo e ricco di immagini metaforiche, ma una volta prese le misure tutto fila bene. Un romanzo acerbo, ma che lascia intravedere un grande potenziale.
Un libro breve ma intenso, un flusso di coscienza ricco di dolore ma anche di momenti di felicità che non si possono cancellare. Una storia dai molteplici spunti di riflessione seppur incentrato su una perdita importante che mi ha colpito particolarmente.
Incuriosita dalla giovane età dello scrittore e dalla qualità che di solito Fandango riserva ai suoi testi, l'ho preso al volo. La storia fra l'altro mi ha ricordato il libro di Feltrinelli 'Mio padre avrà la vita eterna' di Valoppi, che però ha almeno il pregio di essere più scanzonato, e privo di tragedie. Questo invece è uno scavare continuo, ripetuto, dell'autore, su di sè, sul suo disagio, sull'essere fuori posto, fuori luogo, fuori momento. E che palle! Ma veramente. Un linguaggio pretenzioso, con salti logici negli accostamenti degli aggettivi che ne ha reso faticosissima la lettura. Ed è stato un peccato, perchè il talento c'era, e se avesse limato il linguaggio senza tanti voli pindarici, ne sarebbe uscita una prosa più godibile.
un bel libro, scritto da una bella persona e che è stato in grado di farmi capire che va bene andare con il flusso, non etichettare per forza tutto e non dare un nome a ciò che sono e a ciò che sarò