«La Boscaiola» era un tipo schivo, però non dava fastidio a una di quelle persone che non sembrano avere amici e nemmeno nemici. Eppure qualcuno l'ha uccisa. Poi ha infierito sul suo cadavere come se avesse un intento preciso.
Un nuovo caso per Vanina Guarrasi.
Ai piedi del Castagno dei cento cavalli, un albero secolare che cresce sulle pendici dell'Etna, due guardie forestali ritrovano il corpo di una donna brutalmente assassinata. La scena del crimine è sconcertante. Per il vicequestore Guarrasi, della Mobile di Catania, l'indagine si presenta subito complessa, se non altro perché sulla vittima non esistono praticamente notizie, quasi non avesse un passato. L'esperienza e la memoria del commissario in pensione Biagio Patanè - il migliore quando si tratta di abbandonare le mavaríe tecnologiche e operare alla vecchia maniera - sono dunque piú utili che mai, anche se l'anziano poliziotto appare un po' distratto da un problema personale. Del resto, la stessa Vanina fatica a conciliare la vita privata con il la prima la richiama sempre a Palermo, sua città natale; il secondo la porterà invece in un «luogo dell'anima» che appartiene alla sua infanzia.
Piú che sotto un albero pareva di essere dentro un bosco. - Facissi attenzione, dottoressa, che può inciampare nelle radici, - l'avvertí Spanò, mentre la precedeva. Adriano era già chino sul corpo della vittima. Quella che avevano di fronte sembrava una scena da thriller americano. - Madonna santa, - mormorò Vanina, piú colpita di quanto si aspettasse. - Ora capí perché preferivo che lo vedesse con i suoi occhi, dottoressa?
Cristina Cassar Scalia è originaria di Noto. Medico oftalmologo, vive e lavora a Catania. Sabbia nera (Einaudi 2018 e 2019), il suo primo romanzo con protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi, ha conquistato lettori e critici. I diritti sono stati venduti all'estero e opzionati per il cinema e la tv. Sempre per Einaudi ha pubblicato La logica della lampara (2019).
Uhm, non so, all'inizio questa serie mi piaceva così tanto! Certo, i personaggi ricorrenti continuano a starmi un sacco simpatici, ma purtroppo i romanzi sono troppo brevi perché le loro vicende personali subiscano un'evoluzione significativa. Né i casi che devono risolvere riescono più ad entusiasmarmi (lo sviluppo potrà essere anche ok, nel complesso, ma l'identità del colpevole non mi ha scosso più di tanto).
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Mesi dopo (sono vergognosa, lo so), ho finalmente recuperato la serie TV Mediaset "Vanina - Un ispettore a Catania", restando profondamente colpita non solo dalla sorprendente bravura di Giusy Buscemi, ma dalla speciale attenzione riservata alla coesione del team di Vanina. Importantissima, a tal proposito, la variazione incentrata sul personaggio di Lo Faro, foriera di riflessioni profonde e di un'innegabile verità:
"Un uomo non è soltanto il suo modo di essere come singolo. Un uomo è anche l'insieme delle relazioni che riesce a creare intorno a sé. Ed è anche il modo in cui viene visto dagli altri."
Spero sinceramente che i prossimi romanzi riaccendano il mio entusiasmo per questa serie, perché oggettivamente merita davvero tanto.
Piú centrato sulle vite dei personaggi della questura di Catania che sul giallo questo nuovo romanzo della Cassar Scalia che, ancora una volta non delude, quanto meno me, che seguo la serie come quella di Pizzofalcone, per i "pettegolezzi". Non é che il giallo sia assurdo per caritá, ma capita sempre piú spesso che "il cattivo" spunti dal nulla, perché non ci sono indizi o eventi che lo ricolleghino al crimine, se non nelle ultime 5 pagine. Da cui si evince che una lettrice seriale di thriller e noir come me, si senta un po' tradita dal fatto che non c'era né modo né maniera di capire chi fosse il colpevole, considerato che fino a quel momento "non esisteva". A parte questo, i cliffhnger con Patané, Paolo e Spanó lasciano parecchie cose in sospeso, quindi attendo con ansia il prossimo romanzo della serie.
Ritorna in libreria Cristina Cassa Scalia con un’altra indagine per vicequestore della Mobile di Catania, Vanina Guarrasi. Mai come in questo periodo era per me atteso un nuovo episodio della saga: le sue indagini le annovero tra gli esercizi di decompressione celebrale. E più sono stanca e stressata, più le storie di Vannina mi fanno bene.
“Il Castagno dei cento cavalli, riconosciuto dall’Unesco nel 2008 come «monumento messaggero di pace nel mondo», era indicato in ogni modo, perfino in inglese – Chestnut of one hundred horses – e altre lingue.”
Questo castagno gigantesco non solo è stato un testimone silenzioso del delitto di una donna che Vanina deve risolvere, ma è custode di antichi segreti, in tempi in cui alle donne non erano riconosciuti molti diritti.
Una vendetta lenta, un regolamento di conti per fare pace con il passato.
Il desiderio, da parte di Vanina, anche di fare pace con le proprie difese.
“Patanè una volta l’aveva avvertita: attenzione a non tirare troppo la corda, che poi si spezza. Vanina ebbe la sensazione che, se non spezzata, si fosse quantomeno sfilacciata. L’unica speranza di riannodarla, ora, era nelle mani di Paolo.”
Vanina è sempre Vanina e leggere un suo caso dà la sensazione di tornare a casa. Tra l'altro, questo castagno che dà il titolo al romanzo mi ha davvero incuriosita. Mi è piaciuta la parentesi con CoCò e il motivo per cui ha lasciato il fidanzato praticamente sull'altare: come al solito la trama orizzontale è più interessante del caso in sé, con tutti i personaggi che popolano le pagine di questi romanzi e che abbiamo imparato ad amare.
Trama molto confusa, troppi personaggi (non necessari) e un ripetersi di battute scontate. Un giallo che diventa giallo nelle ultime 50 pagine e l’assassino che viene rivelato così a caso e…ho dovuto andare a cercare il nome, perché non lo collegavo …mah! non è certamente del livello dei primi libri della serie.
Decisamente l’ultimo libro della saga che mi concederò di leggere…il plot è quello classico di altri isolàni più famosi: le caricature dei personaggi, il cibo, cosanostra, gli eroi, in una trama banale, un susseguirsi noioso di elementi che pian piano vanno a ricostruire la genesi del delitto…
Ormai sono appassionata ai casi di Vanina. Devo dire che stavolta mi è piaciuto ancora di più dell’ultimo…e il finale beh che dire?! Lascia libera immaginazione, e con la voglia di sapere cosa deve succedere ancora. Per cui: vogliamo il prossimo!! Subito!!!
Vanina Guarrasi, vicequestore palermitana trapiantata a Catania, qui è alle prese con un caso complesso. Una donna brutalmente uccisa viene trovata vicino a un castagno alle pendici dell’Etna. Non è un castagno qualsiasi: è un albero millenario, uno dei più antichi al mondo. Perché quel corpo brutalizzato si trova proprio lì? Il delitto sembra un’esecuzione e ha il sapore di una vendetta, ma per arrivare al bandolo dell arruffata matassa Vanina deve scoprire chi è la donna e qual è la sua storia. Ovviamente coadiuvata dalla squadra che ben conosciamo: l’ispettore Spanò dalle molteplici parentele, la bresciana Marta Bonazzoli, splendida ispettrice salutista e vegana, il commissario in congedo Patanè, ormai anziano ma dalle intuizioni ancora brillanti, e tutti gli altri della compagnia. E poi la Sicilia, in sapori, odori, paesaggi, questioni etiche e sociali.
Posso solo dire BELLISSIMO. Ho amato tutti i libri della serie di Vannina ma questo a parer mio è stato un crescendo trama intrigantissima. Bellissimi sviluppi anche della storia personale della Guarrasi....Cristina Cassar Scalia per favore tira fuori presto un nuovo libro della serie, non ci puoi lasciare così...
Cominciato e finito l'ultimo lavoro della Cassar Scalia, il giallo inizia con il botto. Il ritrovamento di un cadavere a pezzi in un luogo di interesse pubblico e già SOLO CON questo uno può pensare si comincia bene. Invece ho percepito un inizio tirato con le pinze. Ho visto una Guarrasi più preoccupata per la sorella che ha annullato il matrimonio praticamente la settimana prima della data piuttosto che avesse sotto gli occhi uno spettacolo da far vomitare anche uno abituato a certi spettacoli. Poi passiamo al coroner amico della Guarrasi, che sembrava più preoccupato per il moroso (partito di nuovo per il suo lavoro di giornalista) che della poveretta fatta a pezzi. Per non parlare della scenata di gelosia da parte di Paolo perchè Vanina è stata sgamata con Monreale? Ma l'indagine chi l'ha portata avanti? Il povero Patanè ottantatrenne che veniva continuamente foraggiato dalla Guarrasi con barrette di cioccolato. Un altro appunto da fare all'autrice, la Guarrasi avrà più di quarant'anni, che mangia come una ventenne che si sta allenando per le olimpiadi del 2024. Ho detto mangia, perchè non fa neanche un km a piedi, usa l'ascensore, che appena alzata si fa una tazzona di latte e caffè pucciando dentro una quintalata di biscotti, e ancora non paga, prima di arrivare in ufficio, passa dal bar Santo Stefano, si fa fare un cappuccino e si porta dietro un cartoccio di raviole alla ricotta per la seconda colazione. Ha un cassetto della scrivania pieno di barrette di cioccolato, e dopo tutta questa roba vuoi non andare a pranzo da Enzo dove si fa fuori antipasti, parmiggiane, grigliate, cannoli ecc.. e la sera? Pizza e birra si intende oppure la vicina gli riempie frigo e forno. Mi domando dove li consuma tutte queste calorie. Insomma in questo romanzo l'indagine l'ho vista marginale rispetto alla vita quotidiana e amorosa di Vanina, peccato perchè poteva essere molto più curata lato 'movente'.
Leggere i romanzi della Scalia significa ritrovare suoni, profumi e sensazioni di Sicilia. Ritrovare Vanina, Spanò e Patanè dopo un anno significa riabbracciare vecchi amici e vedere come sono cresciuti. L'indagine parte dal ritrovamento di una donna assassinata sotto il Castagno dei cento cavalli (albero realmente esistente in territorio di Sant'Alfio) e mutilata con odio. Il principale sospettato è il compagno, ma parecchie cose non convincono la Guarrasi: perchè la vittima aveva cambiato nome nel 1984? Risalendo le tracce fino a Castelbuono, in pieno palermitano, con qualche puntatina all'Addaura (Paolo, sempre lui!), Vanina risolverà il mistero con l'aiuto della sua squadra.
Ordinato, arrivato, letto, finito. Garanzia di sicurezza. Unico appunto, però, che sento di dover fare. Questa volta la soluzione giunge in maniera un po’ troppo rapida, nel giro di pochissime pagine. Come anche il malumore di Paolo Malfitano sembra risolversi come una bolla di sapone. E questo purtroppo mi ha dato una brutta sensazione. Ma per il resto, è sempre pienamente in linea con le mie aspettative. Aspettiamo il prossimo.
Questo libro è stato la copertina di Linus di un finesettimana in solitudine. Ho amato le descrizioni del territorio, così come i dialoghi in siciliano. Nel leggerlo ho provato un senso di leggerezza e familiarità, oltre che un'invidia pazzesca per chi vive in Sicilia. Perfetto per chi ama i gialli e cerca qualcosa di leggero e piacevole da leggere.
Anche a me è piaciuto, ma dopo un po’ sentire per l’ennesima volta gli stessi siparietti (sempre uguali, ormai certe descrizioni stanno diventando epiteti dei personaggi) può essere un po’ eccessivo per chi ha letto tutti i libri. La storia investigativa l’ho trovata un po’ più sconclusionata. Tuttavia Cristina Cassar Scalia è brava e anche questo libro me lo sono divorata.
Sebbene ci siano i personaggi di contorno cui la scrittrice ci ha abituati, la storia resta fiacca, senza un vero intreccio giallo, senza suspence. il libro va così ad appoggiarsi più sulle sotto-storie trasversali di Spanò, Patatè, Cocò etc più che non sulla trama principale accattivante. Si direbbe che si sia esaurito il filone, o che magari la scrittrice abbia ceduto alle lusinghe di una facile translazione televisiva compiacente, quella pure già tanto banalizzata in tutto e trasfigurata da attori ed interpretazioni che tradiscono l'originale
Devo essere sincera, un pò mi sono anche stufata di questa storia. I casi non sono mai particolarmente interessanti, si capisce subito quel è il probabile finale. Poi certo i dettagli vengono dopo ma i primi collegamenti li fai subito e non si capisce perchè il super mega poliziotto non riesca ad arrivarci. La storia cerca di essere intricata ma per me è solo involuta. Avrei fatto comparire la ginecologa prima invece che solo alla fine e zac...coltiviamoli un pò questi personaggi... Per quanto riguarda la long story, oramai i personaggi non hanno più niente da dire, sono sempre gli stessi, nessuna evoluzione personale, solo cambiamenti di stato, luogo o lo scorrere normale della vita che, se non raccontato in modo accattivante, ci importa il giusto. E poi lei, la Vanina Guarasi che di mestiere sembra fare la tassista perchè, e va bene che in Sicilia i mezzi pubblici non funzionano bene l'avrai detto mille volte, ma la sorella super mega genio una patente potrebbe anche prendersela eh. E poi la caratteristica più odiosa, e tra parentesi anche più da sfigata oramai, fumare e soprattutto in ufficio, in barba a tutte le leggi e disposizioni. E non venitemi a dire che anche Schiavone fuma perchè non è la stessa cosa, sta tipa che veste solo firmato minimal, fuma sigarette che potrebbe benissimo fumarsi a casa. Per non parlare del commissario in pensione da vent'anni che dirige il commissariato in sua vece, ma dai, e basta. Mi sembra una serie proprio poco collegata con la realtà, già ero indecisa se leggere questo nuovo capitolo, mi sa che ci penserò ancora di più per il prossimo...
Si tratta di un avvincente romanzo giallo ambientato in Sicilia, terra ricca di storia, misteri e leggende. Il titolo si riferisce a un leggendario albero situato alle pendici dell’Etna, famoso per la sua imponenza e per la leggenda che narra di aver ospitato sotto la sua chioma cento cavalieri e cavalli durante una tempesta.
La storia segue le indagini del vicequestore Vanina Guarrasi, personaggio già noto ai lettori dei precedenti romanzi dell’autrice. Durante le indagini, Vanina si trova a dover decifrare indizi legati a vecchie leggende e a segreti nascosti da generazioni. La scoperta di un corpo nei pressi del castagno dei cento cavalli diventa il punto di partenza di un’indagine che si svolgerà tra presente e passato, svelando una rete di intrighi, passioni e vendette.
Cristina Cassar Scalia scrive con uno stile fluido e avvincente, caratterizzato da descrizioni dettagliate e dialoghi realistici. È un romanzo giallo che cattura gli amanti del genere grazie alla sua trama ben costruita e ai suoi personaggi affascinanti. La Sicilia, con la sua ricca storia e le sue leggende, fa da sfondo perfetto a un’indagine che non mancherà di sorprendere e intrigare fino all’ultima pagina.
«La Boscaiola» era un tipo schivo, però non dava fastidio a nessuno: una di quelle persone che non sembrano avere amici e nemmeno nemici. Eppure qualcuno l'ha uccisa. Poi ha infierito sul suo cadavere come se avesse un intento preciso.
C'è sempre un intento preciso quando un omicidi0 raggiunge certi livelli di efferarezza e sarà compito di Vanina Guarrasi scoprire quale. La storia scorre via con una fluidità che non avevo riscontrato nelle ultime uscite della stessa autrice e nell'impossibilità di risalire al perché dirò che forse io stessa non ero nel migliore stato d'animo per approcciarmi alla lettura. Fatto é che questa storia che pone al centro ancora una volta le donne con il loro tragico destino che le perseguita da sempre, mi è piaciuta parecchio. Anche il personaggio di Vanina che la fiction televisiva aveva in parte "guastato" ai miei occhi, appare più empatico, meno inarrivabile . La storia che si articola tra presente e un doveroso passato da cui non si può prescindere, pur nella sua complessità, è una storia di donne che non sempre riescono a fraternizzare tra loro ,anzi... Scoprire il colpevole non sarà cosa facile ma il vecchio commissario in pensione Patanè, dotato di grandi capacità intuitive ben lontane da trucchi tecnologici moderni, sarà al fianco del vicequestore per portare a termine l'indagine. Ma...una sola parola alla fine di tutto lascia il lettore in stand by perché qualcosa è accaduto ai margini di questa storia e lo scopriremo solo con la prossima uscita.
Mi è piaciuto, l'ho divorato, ma questo é il primo giallo di Cassar Scalia che traballa come pochi, proprio strutturalmente. L'idea era anche estremamente interessante, ma lo svolgimento ha proprio lasciato a desiderare, toppando il foreshadowing di un indizio che ogni tanto, en passant, viene ritirato fuori ma nessuno che provi anche solo ad approfondirlo, così come viene citato, viene lasciato subito contestualmente cadere. Il sospettato principale è trattato un po' con l'accetta e poi abbandonato lì, tanti accenni, nessuna spiegazione, nemmeno una che porti almeno ad una pista morta. Lo svelamento del colpevole condensato nelle ultime dieci pagine, senza tempo, voglia ed interesse di approfondire e argomentare le dinamiche. Chi ha fatto la telefonata anonima? Perché è come ha appiccato gli incendi? Che vita ha fatto l'assassino nel mentre? Che riflessioni ha da fare? Si è confontat* con la vittima? Perché della morta sembra non interessare molto a nessuno? Perché il primo sospettato si comporta in questo modo un po' ambiguo? Ma soprattutto, il super genio delle indagini, Vanina Guarrasi, insegue tutte le piste tranne la più importante?? Capisce al volo, durante il racconto di Cocò, le vere intenzioni del fidanzato della sorella verso il patrigno, ma non si interroga manco mezza volta sul cambio di nome della vittima??!
Credo di aver battuto ogni mio precedente record di lettura, ho letteralmente divorato, in una straordinaria apnea emotiva, in meno di 48 ore, le 300 pagine di questo nuovo splendido romanzo di Cristina Cassar Scalia, medica e scrittrice siciliana, della quale ho già recensito due libri precedenti Ancora una volta Vanina Guarrasi, vice ispettore alla Mobile di Catania ma con il cuore sempre a Palermo, si trova tra le mani un omicidio efferato avvenuto ai piedi del Castagno dei Cento Cavalli, alle pendici dell’Etna, e un altro, molto simile, che troveremo solo alla fine della storia. Grazie all’affiatamento e alla professionalità della sua squadra, alla collaborazione dell’ex commissario Patanè, dell’anatomopatologo e amico Adriano, dei due PM Vassalli e Recupero, al suo fiuto e alla sua caparbietà riuscirà a risalire, attraverso percorsi mentali alquanto tortuosi, alle motivazioni che hanno portato la persona colpevole dei due omicidi, che si rivelerà solo nelle ultime pagine, a commetterli: standing ovation! I complimenti più calorosi vanno alla “sicilianità” di cui è intrisa ogni pagina del romanzo che ha fatto sorridere e commuovere la mia anima sicula, quella che ha vissuto nei luoghi descritti, che ha assaggiato quei cibi e ha ascoltato e parlato quel dialetto nei trentacinque anni trascorsi là: grazie!
Probabilmente ho sbagliato a iniziare da questo romanzo, perché mi rendo conto che mi mancano forse troppi dettagli per comprendere appieno la storia e il background della protagonista e degli altri personaggi. Questo romanzo è, in tutto e per tutto, il volume due di una saga, probabilmente (Internet mi dice), iniziata con “sabbia nera”, che mi impegno solennemente a recuperare, per poter valutare in maniera più oggettiva questo secondo romanzo. Durante la lettura, infatti, e anche dopo aver finito il libro, ho una grande confusione in testa: troppi nomi, troppi elementi che vengono dati per scontato, che rendono a tratti il romanzo veramente criptico e astruso. Purtroppo, anche il caso di omicidio specifico trattato nel romanzo è un Nì. L’incipit è sicuramente interessante, la storia incuriosisce molto, ma a mio avviso viene un po’ troppo messa da parte per dare spazio alle vicende personali dei personaggi, con risultato che il mistero dell’omicidio viene risolto in maniera quasi casuale e po’in sordina. La scoperta del colpevole, poi, mi ha lasciata assolutamente indifferente, e con è stata caricata della giusta enfasi che, secondo me, avrebbe meritato.
Con un altro giro turistico tra le bellezze della provincia di Catania, Cristina Cassar Scàlia ci introduce ad un nuovo caso per il vicequestore Vanina Guarrasi.
Il crimine si svolge nei pressi del castagno dei cento cavalli sito nel comune di S.Alfio. Ci troviamo alle pendici dell'Etna e il vicequestore dovrà viaggiare tra Catania e Palermo per risolvere il caso.
Il caso è ben strutturato e la lettura piacevole.
È possibile incontrare nuovamente i personaggi che ormai sono diventati co-protagonisti della serie di romanzi del vicequestore più famoso di Catania, personaggi che, con le loro peculiarità, riescono a smorzare i toni tesi dell'indagine.
Sfogliando le pagine, tra i capitoli è possibile sentire l'odore delle prelibatezze del bar del paese di Santo Stefano (che in verità è Aci Bonaccorsi).
Il "cliffhanger" dell'ultima riga del libro, è già anticipato a metà libro.... [no spoiler!]
Il libro è consigliatissimo sia per chi ha letto gli altri libri della serie, sia per chi si avvicina a questa serie per la prima volta.
Ho fatto discretamente fatica a rimuovere dalla mia testa, mentre leggevo, le facce dei personaggi che la serie tv mi ha rovinato. Riguardo alla risoluzione del caso, la modalità dell'assassinio insieme alla citazione del mestiere "giovanile" della vittima mi ha fatto subito pensare al possibile movente, e difatti siamo andati a parare proprio lì. Sul versante delle vicende personali di Vanina, peccato per il trattamento che ha riservato al povero Manfredi: davvero non se lo merita (e in più io facevo il tifo per lui, non sono mai stata grande fan della coppia Vanina-Malfitano). Accidenti al cliffhanger. C'erano svariati indizi disseminati nei capitoli, e me lo sentivo: