Nel leggere questo libro di Juliette Nothomb, mi è sembrato come se ascoltassi la voce gemella di Amélie, che è più volte citata.
Si evince il legame profondo tra le due sorelle.
“Ma soprattutto ero stordita da un inedito senso di libertà, di cui mia sorella Amélie, che ha fatto anche lei equitazione per qualche anno, ha dato una descrizione convincente e sensuale nel romanzo autobiografico Sabotaggio d’amore, in cui fantastica di una bicicletta trasformata in cavallo: “Questo cavallo è un cavallo. Ogni volta che c’è liberazione per mezzo del vento e della velocità, c’è un cavallo. Definisco cavallo non ciò che ha quattro zampe e produce sterco, ma ciò che maledice il suolo e me ne allontana, ciò che mi solleva e mi costringe a non cadere, ciò che mi calpesterebbe a morte se cedessi alla tentazione del fango, ciò che mi fa danzare il cuore e nitrire il ventre, ciò che mi spinge a un’andatura così forsennata che devo stringere le palpebre, poiché anche la luce più pura non abbaglierà mai quanto la sferza dell’aria.
Definisco cavallo quel luogo unico dove è possibile perdere ogni ormeggio, ogni pensiero, ogni coscienza, ogni nozione di futuro, per essere solo uno slancio, una vela spiegata.”
Il cavallo come simbolo di libertà e di fierezza e di eleganza.
“Gli zoologi, in effetti, hanno battezzato “cavallo dell’alba” o eohippus (dal greco antico eos, “alba”, e hippos, “cavallo”, diventato poi in latino hippus) il primo quadrupede che presentava tutte le caratteristiche fisiologiche del cavallo e i cui fossili sono stati scoperti in Inghilterra nel 1841 dal paleontologo Richard Owen. L’eohippus visse fra i sessanta e i quarantacinque milioni di anni prima della nostra era e si diffuse in Asia, Europa e America del Nord. Con i suoi trentacinque centimetri al garrese, questo mammifero ungulato sembrava una specie di cane con le dita. Eppure non c’è dubbio che si trattasse già di un cavallo: il cranio, il collo, le froge e la criniera, così come le zampe con le unghie dure, una sorta di minizoccoli, prefiguravano di fatto il genere equino.”
Una lettura molto interessante.
Ora sarete, forse, incuriositi, dal sapere chi preferisco tra le due sorelle. Ovviamente, Amélie: la sua voce è più irriverente, più geniale.
Allora perché leggere Juliette Nothomb?
Per quanto mi riguarda, per conoscere meglio Amélie ❤️
“Oggi possiamo chiederci in generale quale sia il ruolo del cavallo nella nostra civiltà iperconnessa, mediatica, meccanizzata, in cui il progresso tecnologico procede a una rapidità esponenziale. Ancora presente nel nostro immaginario, questo animale non rientra più nel campo del bisogno ma solo in quello del desiderio. È un bene o un male? L’uno e l’altro. La nostra civiltà può ormai fare a meno dei suoi servigi un tempo vitali. Eppure il cavallo, ridotto oggi a un piacere di lusso, resta indispensabile all’umanità. Innanzitutto per l’equilibrio del nostro pianeta, esattamente come ogni altra specie vivente, la cui estinzione è ogni volta un grave danno, perché tutte partecipano all’ecosistema globale. Ma anche per il nostro equilibrio, perché nella memoria e nel vissuto di ognuno di noi c’è almeno un avvenimento, un ricordo, una storia che ci lega a questo animale così eccezionale.”