“𝑇ℎ𝑖𝑠 𝑖𝑠 𝑜𝑢𝑟 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛,
𝑡𝑜 𝑙𝑖𝑣𝑒 𝑓𝑎𝑠𝑡 𝑎𝑛𝑑 𝑑𝑖𝑒 𝑦𝑜𝑢𝑛𝑔.
𝑊𝑒’𝑣𝑒 𝑔𝑜𝑡 𝑡ℎ𝑒 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛,
𝑛𝑜𝑤 𝑙𝑒𝑡’𝑠 ℎ𝑎𝑣𝑒 𝑠𝑜𝑚𝑒 𝑓𝑢𝑛.
𝑌𝑒𝑎ℎ, 𝑖𝑡’𝑠 𝑜𝑣𝑒𝑟𝑤ℎ𝑒𝑙𝑚𝑖𝑛𝑔,
𝑏𝑢𝑡 𝑤ℎ𝑎𝑡 𝑒𝑙𝑠𝑒 𝑐𝑎𝑛 𝑤𝑒 𝑑𝑜”.
Time to pretend MGMT
Ho divorato questo libro come si divora un panino all’alba dal paninaro all’uscita di una discoteca o alla fine di un concerto.
Ho usato questa metafora perché il primo romanzo di Carlotta Vagnoli parla proprio di quel mondo lì, quello della notte, fatto di banconi di bar ed entrate di discoteche, di gente che inizia a lavorare dopo il tramonto perché solo con il buio può veramente essere sé stessa.
Un mondo che seduce, con le sue luci, le sue musiche, le sue tentazioni.
Un mondo dal quale, una volta entrati, è difficile fuggire.
Parla di animali notturni, che si cibano di droghe, sesso e alcol.
Esseri in caduta liberà, perché in quel mondo, purtroppo, non c’è salvezza, e anche se ci fosse, per quanto durerebbe?
Carlotta parla di una generazione, quella dei millennials, che è incompresa e messa da parte, disorientata, frustrata e insoddisfatta soprattutto a livello lavorativo, che è stanca di essere sfruttata e di essere indifferente agli occhi del mondo “diurno” e che quindi si nasconde, e per sopravvivere sceglie il buio alla luce.
Parla della mia generazione e lo fa in modo diretto, senza censure, come solo lei sa fare. È un libro arrabbiato, cinico ma anche tanto reale e sincero, che si divora e ti divora.
La narrazione prende vita grazie alle voci dei tre personaggi principali, che si alternano in tempi diversi, ricongiungendosi nel finale che ho trovato pazzesco!
E poi c’è la mia Milano, ci sono i locali che anche io, durante i miei vent’anni ho frequentato…
Grazie Carlotta, avevo e avevamo proprio bisogno di un libro così.