Uno scorcio di storia italiana, dagli anni trenta all'inizio della guerra, da un paesino della bergamasca a un paesino del Lazio. Il mondo duro, ostile e chiuso delle tradizioni, della religione, della miseria, visto attraverso gli occhi acuti e l'intelligenza viva di una bambina, Cecilia, che nonostante tutto riesce a crescere.
Con l'avanzare della lettura del libro sorge spontaneo il desiderio di un miglioramento delle condizioni di vita dei bambini protagonisti di questo romanzo, ma l'epoca in cui è ambientato, alle porte della seconda guerra mondiale, rende ogni speranza vana. Viene descritta la realtà in cui vive una bambina negli anni '30 tra le montagne della bergamasca e una borgata romana. La violenza con cui vengono educati i figli per plasmare degli adulti irreprensibili e retti che sottostanno alle leggi impartite dalla religione prima e successivamente a quelle del fascismo, fa da sfondo costante agli eventi. In più le bambine devono imparare a stare al loro posto, a non fare domande, a non provocare gli uomini. La brutalità è perpetua, l'innesco è lontano nel tempo perché quello che i genitori fanno subire ai figli, lo hanno provato per primi sulla loro pelle quando i bambini erano loro, è un ciclo senza fine. Bisogna conformarsi a ciò che è socialmente e religiosamente giusto, tutto ciò che differisce dalla norma è visto con sospetto e trattato con scherno: un uomo che alleva da solo dei bambini, una moglie che si allontana dalla famiglia per cercare lavoro perché il marito è disoccupato, un medico che non crede ai dogmi della chiesa. L'epoca storica è particolarmente dura per chi non fa vita agiata, le malattie, la morte e la fame sono la quotidianità dei più. Cecilia in tutto questo cresce e cerca risposte alle sue tante domande, riesce a trovare dei rari momenti di estraniamento dalla sua realtà in cui sogna libera ad occhi aperti. Questo libro è un pugno nello stomaco ma è una ricostruzione accurata di uno spaccato di vita di quell'epoca.
Durissimo, vero, ma io da li vengo, trovarselo scritto su carta e' molto strano... Tantissimo deja vu che taglia almeno tre generazioni, che aiuta a capire perche certe cose rimangono una palla al piede per certi versi inamovibile, ma per altri no. Non condivido la posizione di chi da giudizi - ignoranza, padre padrone, religione e' oppressione e via cantando. Le sappiamo queste cose, e rimangono banalita' inutili nel senso che giudicare non aiuta a spiegare come fare a uscire da li. Mi conforta sapere che il libro invece esprime e descrive i germi della presa di coscienza, come si fa a prendere le distanze da un mondo che ti vuol far suora, e spiega forse che alla fine la vitalita' dentro di noi e il farsi domande e cercare di capire il perche della vita dura fa balzare in avanti molto di piu che non il giudicare dall'alto di un piedestallo. Sarebbe un libro veramente stupido se il modello proposto fosse quello di una una bambina che giudica sua madre per aver avuto la sfortuna di crescere in un mondo brutale e senza ragione, che puo' solo intrappolare individui tra l'incudine del giustificarlo per trovarvi uno spazio, e il martello del rimorso per l'esercizio della brutalita' istintiva e deprimente. E neanche e' paternalismo buonista di chi si sente 'smarty pants', ambivalenza del 'superiore' che guarda in basso e concede la scusante dell'ignoranza. Questa e' una storia intelligente perche riesce a guardare le cose dal dentro, sicche', dribblando sia giudizi che falso bonarismo, riesce a mostrare la via per venirne fuori.
All'inizio pensavo di scorgervi un mondo delicato e poetico alla maniera di "L'albero degli zoccoli", rustico e duro da un lato ma pieno di affetti intimi dall'altro; invece sono stata catapultata in una realtà rozza e volgare, cruda e gretta, senza amore, piena di tare fisiche e morali, nella quale non si intravede mai una possibilità di riscatto, dove il clero domina sovrano e l'ignoranza delle persone non è disarmante ma allucinante.
Complice una sopraffina capacità di descrivere le vicende intervallando frasi puramente dialettali (magistrali per chi le può comprendere non solo in termini linguistici), il romanzo commuove con una punta di amaro in bocca.
Questa storia �� ambientata agli inizi degli anni trenta tra Roma e un paesino montano, dell���Italia del nord, ai tempi in cui l���ideologia fascista incalzava, condizionando la vita privata di qualunque cittadino. Per questo, la storia si svolge in tempi in cui a scuola si insegnava/obbligava i bambini ad alzarsi, quando in aula entrava un adulto, salutandolo rispettosamente e doverosamente con il saluto fascista.
I tempi in cui, i bambini erano costretti prima di tutto ad aiutare i Padri/padroni nei campi, col bestiame e solo dopo veniva la scuola.
I tempi in cui, il tasso di mortalit�� infantile era davvero elevato, perch�� i genitori sia per ignoranza, sia per motivi economici non erano in grado di curarli.
I tempi in cui, se un bambino non era bravo a scuola per punizione gli veniva attaccato dietro le spalle un cartello recante la scritta: ���asino���. I tempi in cui i pi�� bravi sedevano in prima fila i meno bravi dietro.
I tempi in cui, in ogni dove, le violenze mentali e fisiche su queste creature erano all���ordine del giorno.
I tempi in cui, non era importante che le bambine studiassero, tanto, scopo della loro vita era crescere forti come mule, per aiutare il marito nei campi.
In questi tempi bui, nasce e vive Cecilia, una bambina come tante, la cui sensibilit��, viene violentemente repressa dalla madre che su di lei sfoga i proprio risentimenti, dovuti alla esistenza dura che a sua volta �� costretta a vivere. Cos�� come la sua curiosit�� innata -tipica di ogni bambino che vorrebbe capire tutto ci�� che lo circonda- viene invece distrutta, manipolata dall���ignoranza degli adulti, dalla Chiesa e dalle istituzioni scolastiche, che sottovalutano l���intelligenza e la capacit�� stessa di comprensione, insita nei pi�� piccoli.
Inevitabile il raffronto con un altro libro della stessa autrice Dalle parte delle bambine, un saggio che ripropone e analizza gli stessi argomenti.
Solo che in questo libro, la forma romanzata colpisce direttamente al cuore, perch�� �� un libro duro, privo di qualsiasi poeticit�� che possa anche solo per un attimo darti la possibilit�� di riprenderti.
E alla fine anche io come Cecilia mi sono posta la domanda: se �� vero (come insegna la Chiesa), che ogni bambino ha un proprio angelo custode, allora dov����� questo angelo, quando il suo protetto viene picchiato, o subisce, o lavora quando invece dovrebbe giocare, o muore quando invece come tutti i bambini dovrebbe avere tutta una vita davanti a se, ancora da vivere?