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6957: Germogli sotto la neve

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Figlia di un famoso notaio romano, Myriam viene depor tata con la sorellina Naomi ad Auschwitz. La forza e in parte l’incoscienza della sua età la portano a trovarsi su quel sottilissimo filo tra la vita e la morte che scandisce i minuti nei campi di sterminio. Situazioni che non sfuggono all’ufficiale Alexander Mayer, figlio del più noto gerarca nazista Christoph Mayer, e al suo sottoposto Albert Dach. "6957. Germogli sotto la neve" è una storia d'amore e di profonda amicizia, una storia che affronta il rapporto genitore figlio e la complessa dinamica delle aspettative personali e sociali.

232 pages, Kindle Edition

Published June 7, 2024

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1 star
3 (18%)
Displaying 1 of 1 review
Profile Image for Lucia.
61 reviews
August 2, 2025
Questo libro è pietoso.

E vorrei che tutti lo sapessero.

PREMESSA: in alcuni rari casi l’amore è davvero riuscito a raggiungere un luogo come Auschwitz. Ma naturalmente, sta tutto nella narrazione e nel modo in cui un avvenimento del genere è descritto.

La storia non ha senso. È scritta malissimo, non ci sono descrizioni accurate, ogni evento è raccontato alla pari di una fan fiction di Wattpad.

Ma questo è niente.

Un cazzo di nazista si innamora di un’ebrea. Ho letto tante storie con lo stesso tema. Ma questa è di sicuro la peggiore. Perché in un CAMPO DI CONCENTRAMENTO vi assicuro che il primo pensiero di un’ebrea diciassettenne a cui è stato tolto tutto non è un nazista di bell’aspetto.

“Ogni volta che passava davanti alla nostra baracca tutte le donne cominciavano ad arrossire e atteggiarsi. Folli. Era innegabilmente bellissimo e fiero nella sua divisa, ma il suo odio verso la nostra razza traspariva in ogni espressione del suo viso. Passava lanciando sguardi di disprezzo e di disgusto”

Pazze, le chiama. Ad Auschwitz si provava a vivere. E no, le donne non stavano dietro ai nazisti, quelli che uccidevano gente per divertimento personale e mandavano bambini, donne, uomini, vecchi, giovani in camere a gas.

«Non scherzare con me, ragazzina» disse infuriato.
pensai.
«Non ho paura di giocare, caro soldatino»
«Altrimenti?» gli chiesi.

Questo è uno dei dialoghi più brutti nel libro. Ma ci rendiamo conto del livello????!!! Questo spruzzo sembra uscito direttamente da Be Unstoppable. Un ufficiale non chiama una prigioniera ‘Ragazzina’. E un’ebrea non gli risponde stuzzicando. Sapete perché? Perché in una situazione del genere veritiera e storicamente accurata quel soldatino gliel’avrebbe già date di santa ragione alla ragazzina, o peggio, l’avrebbe uccisa.

«È la sorella della ragazza che amo. Devo portarla fuori di qui, al sicuro. Ho fatto una pro-
messa». Ero più agitato di lui.

Questo è un pezzo di un dialogo presente a metà libro. Peccato che lui non può amarla, perché gli unici segni di ‘interesse’ (anche qui, che schifo) sono state battute fatte qua e là. Ad Auschwitz. Tra un nazista e un’ebrea. Ah, tra l’altro, non c’è una minima narrazione della vita nel campo, causalmente Myriam è sempre di ritorno dal lavoro, si avvia verso la sua baracca o è fuori. (Tra evidenti parentesi, di notte c’erano le guardie e se un prigioniero usciva partiva il proiettile, o almeno le botte).

«Quando Myriam uscirà dal campo verrà a riprenderti, se ci sarò anche io staremo tutti e tre insieme, come una famiglia, ti va?» SCHIFO.

Durante le interminabili pagine mi è saltata in testa l’immagine del tenente Aldo con un coltello in mano. Eh no, caro Alexander, o Alessandro, prendersi una cotta nei confronti di una ragazzina ebrea non basta a farti odiare la tua divisa. I Bastardi ti darebbero una cosuccia che al contrario della giacca non puoi eliminare: una bella svastica in fronte.

“[…] uscii dalla vasca e infilai la divisa con quella svastica in bella vista, quella svastica che ora odiavo” così, di punto in bianco.

In conclusione:
- il tema dell’olocausto è stato romanzato fino alla nausea. Non c’è stata alcuna evoluzione da parte dei personaggi (solo per finta) e l’amore tra i due protagonisti si basa su situazioni assurde come battute tra l’uno e l’altra, gite a casa di Alexander dove lei gli frega persino il pigiama, dialoghi banali scritti come un tentativo di simpatizzare un nazista con un ‘passato drammatico’ e bla bla bla…
- la scrittura è piatta e non c’è approfondimento, i personaggi secondari o sono i cattivi, o i buoni travestiti da cattivi o figure inutili messe lì a caso.
- l’ambientazione potrebbe essere nel 1944 come nel 2025, non c’è una minima considerazione del periodo storico, e le conversazioni sono pietose.

Fatevi un favore: andate a guardavi un documentario che vi spieghi esattamente come erano veramente le giornate in un campo di concentramento, il terrore di morire, le malattie, le selezioni, gli scheletri umani, l’odore dei cadaveri ad ogni angolo. Perché questo libro è solo un misto di idee non chiare e abbozzate insieme malamente.
This entire review has been hidden because of spoilers.
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