Lettura impegnativa, a tratti poco scorrevole. Ogni tanto poco naturale la resa in italiano, ma é una traduzione datata e quindi é possibile che crei dissonanza rispetto all’italiano corrente. Glossario in calce al libro molto dettagliato. Il testo è corredato anche da note, che forniscono indicazioni storiche utili per capire in modo più approfondito gli avvenimenti. Leggerei qualche brano in classe per fornire la dimensione umana di questa tragedia e lo collegherei a spezzoni tratti dal bellissimo documentario HBO sul disastro nucleare di Chernobyl. Qui sotto uno dei miei passaggi preferiti. “ la mia spina nel cuore era la maniera con cui procedevano le cose a Hiroshima. L’episodio dei tre soldati resi furiosi dall’alcol, che avevo incontrato tornando da Miyajima, mi pareva l’espressione più tipica della nostra condizione. I due vecchi proverbi: “la giustizia è forza“ e “meglio il carattere che la nascita “non avevano più alcun senso o, per meglio dire, nessuno più obbediva a quei precetti. Avevo l’impressione che quella forma di disciplina che è frutto dell’educazione fosse esistita solo in tempo di pace, in regime d’ordine e di legalità. Il carattere non può essere mutato dall’educazione e si rivela appieno quando non c’è una polizia a mantenere l’ordine. L’educazione è solo una crosta, una doratura. Qualunque sia l’educazione che ha ricevuto, il suo carattere vero l’uomo lo rivela nei momenti difficili, e la vittoria spetta al più forte. Allora il senso dei proverbi si inverte, e la forza diventa giustizia, e la nascita più importante dell’educazione. Perché allora è con la violenza che si domina il paese.” (pp. 223-24)