Per ragioni che la scienza non capisce ancora del tutto, le Alpi si stanno riscaldando più velocemente di altre parti del mondo. Ed è da qui, da un cambiamento climatico sotto gli occhi di tutti, che deve partire qualsiasi discorso riguardante il presente e il futuro della principale catena montuosa d’Europa, una torre d’acqua da cui dipendono le risorse idriche del continente. Dalla chiusura degli impianti sciistici alla costruzione di centrali idroelettriche, dal ritorno della grande fauna carnivora all’epidemia di bostrico che decima i pecci, le sfide che questa grande e varia regione deve affrontare sono presagi di fenomeni che investiranno tutto il mondo: la fine di modelli economici, i difficili compromessi della transizione energetica, gli eventi climatici sempre più estremi, le nuove opportunità. Visto che la soluzione a problemi globali spesso tocca trovarla localmente, le Alpi, con la loro estrema diversità culturale, economica e sociale, offrono terreno fertile per sperimentazioni e idee innovative, a patto che cambi lo sguardo con cui le osserviamo. La Rivoluzione industriale ci ha dato in eredità sia la visione romantica di un luogo nobile e immobile da preservare a tutti i costi, sia quella capitalistica di una regione da sfruttare come parco giochi per cittadini nel weekend. Possiamo liberarci da entrambi questi approcci solo provando a guardarle da dentro, dimenticandoci momentaneamente dei picchi e concentrandoci sulle valli, i valichi e i versanti delle montagne, vederle come luoghi alternativi di produzione di valore, dove la sostenibilità è impressa nel paesaggio per necessità. Soprattutto, è il turismo legato alla sempre più precaria neve che deve rinnovarsi, perché la monocoltura dello sci non cannibalizzi le risorse (idriche, energetiche, paesaggistiche, economiche e fiscali) che potrebbero invece essere usate per creare e promuovere altri modelli di sviluppo. Cambiare in continuazione è il destino delle Alpi, e cambiare con loro è quello di chi le abita. Una sfida continua che dà spazio a epopee e grandi imprese, che sia la costruzione di un rifugio oltre i quattromila metri, l’epico viaggio di un lupo alla ricerca della sua Giulietta, il tentativo di piantare la vite sempre più in alto, o la paziente, decennale rigenerazione di un borgo quasi abbandonato.
"Montagna è, per le nostre società urbane europee, sinonimo di tradizione, di identità, di fissità di valori anche morali, perfetto (e funzionale) contraltare idealtipico al dinamismo trasformativo delle città e dei processi di modernizzazione. Lassù c'è qualcosa di autentico e senza tempo, una sorta di solida roccia salvifica."
The Passenger svolge un ottimo lavoro nel restituire un'immagine realistica e disincantata delle terre alte e di chi le abita: arriva a toccare tematiche salienti in modo preciso e decisamente in contrasto con la narrazione idealistica che generalmente si fa delle Alpi, superando l'immaginario collettivo che vede le montagne come convenienti scrigni del tesoro, a custodia di un mondo tradizionale e puro che in città è ormai antico ricordo. Questo numero parla di cambiamento climatico, di bostrico, di marginalizzazione, abbandono e contraddizioni, ma anche di rinascita, di ecologia e innovazione, parola che poco si usa associare a queste terre, ma che ben descrive questo mondo in silente evoluzione; perché le terre alte sono parte della contemporaneità almeno quanto lo sono le grandi metropoli, specialmente nella misura in cui lo spazio che ricoprono sarà rivalutato alla luce di un mondo sempre più caldo, quando potrà diventare (metaforicamente e praticamente) terreno fertile per nuovi stili di vita e nuove modalità di produzione, in risposta alle pressioni (sociali, climatiche, economiche) che attendono tutti noi.
Bellissimo libro sulle alpi. Come vivono le persone in aree montuose, come si può fare, come ci si deve organizzare. Un libro che verrà utile presto quando "per sfuggire al calore si dovrà prendere quota". Cit Mercalli.
Come tutti i "Passenger" il fascicolo contiene saggi e racconti sulle Alpi. La crisi climatica è il tema centrale insieme allo spopolamento e ai rari ripopolamenti. Accompagnato da dati molto istruttivi è una lettura molto interessante.
Un reportage molto interessante sulle Alpi, con sullo sfondo quasi in tutti i capitoli dello spettro della crisi climatica. Il livello medio è molto alto, ma scorrevole. Consiglio in particolare Fine stagione (sul futuro del turismo sciistico), Margherita e il ghiacciaio (scritto dall'autore di Le 8 montagne) e Storia di una rinascita impossibile, sulla ripresa di una comunità montana del cuneese.