A scuola non si fuma, a scuola non si beve alcol, a scuola non si alza la voce e non si alzano nemmeno le mani, a scuola si insegna prima di tutto il rispetto, a scuola non ci sono differenze, soprattutto a scuola non si muore. Come tutte le intenzioni e i buoni propositi, anche quello di tenere la morte lontana dalle aule scolastiche fallisce miseramente per Margherita Magnani, che insegna Inglese in una scuola della periferia romana frequentata da studenti della periferia romana con famiglie che vivono nella periferia romana, abbandonate dalla politica e sostenute, quando lo sono, da traffici vari e spesso illeciti. Così, quando la mattina successiva al consiglio di classe il professor Giuliano Colagrossi viene trovato morto e con le mani amputate sul pavimento di un’aula, Margherita Magnani decide di indagare. Non che l’insegnante abbia una particolare tensione investigativa; anzi, è di quelle che nei film dell’orrore, quando si avverte un rumore dalla cantina, per l’ansia si precipitano a vedere, e non tornano più. L’unica tensione della Magnani è la fede. Ma non è una faccenda religiosa, la Magnani crede in alcuni esseri umani, e cioè nei suoi studenti e nelle sue studentesse. E infatti, quando al professor Colagrossi e alle mani tagliate si aggiungono altri cadaveri, sempre professori mutilati, e la tensione tra corpo docente e studenti cresce, saranno proprio la Magnani e i suoi studenti – sbagliando, inventando, intralciando senza volerlo le indagini della polizia –a trovare il filo che lega i corpi morti a un passato che lo è ancora di più.
(Valutazione 3,5) Gaja Cenciarelli è un'insegnante nel cuore, per cui quando racconta le relazioni umane che si intrecciano a scuola non sbaglia mai. Nel romanzo, emerge la necessità assoluta di "essere visti" che hanno gli studenti, che è una cosa che ritrovo in ogni aula che varco di ogni anno scolastico. Vedere davvero le persone richiede impegno, ma un bravo docente sa che quello è il punto di partenza. Mi è piaciuto ritrovare i personaggi di "Domani interrogo", avrei fatto "urlare" in maiuscolo un po' meno la Magnani, non ne ha bisogno per essere ascoltata. Dal punto di vista del giallo, l'intreccio passa quasi in secondo piano rispetto alle vite e alle relazioni delle persone che abitano il romanzo. Ma è comunque un buon libro, scorrevole, divertente (chi segue Gaja sui social ci troverà tanto di lei) che fa anche riflettere.
Avevo grandi aspettative su questo libro ma non è stato come me lo aspettavo. Insomma un po’ una delusione, non vedevo l’ora che finisse. Mi spiace non fa per me… due ⭐️
Mi piace la Cenciarelli, che ha una idea di scuola per me grossa e che pare una personcina simpatica assai; l’ho amata però molto di più nel precedente ‘Domani interrogo’ dove l’autrice sapeva refertare con grande precisione ed ironia l’anatomia caotica della scuola di oggi e le coscienze vive degli studenti (vittime di un sistema allo sbando); questo anche credo sia un libro ben scritto, dove emerge altresì lo spaccato reale e pungente delle nuove generazioni e del mondo della scuola (è una autrice, questa, che sa ascoltare i ragazzi); è un libro anche molto godibile (è un giallo che fa bene il suo dovere). La nota dolente - se vogliamo chiamarla così - per me ha risieduto nella voce della protagonista (che a ‘sto giro mi sembra ‘urli’ troppo - ci sono una marea di caps lock - diventando quasi macchiettistica in certi punti) e poi nel delitto, specialmente in alcune delle dinamiche… che potevano essere meglio sviluppate… per alcuni passaggi è tutto troppo troppo semplicistico.
Ci sono mestieri dove uno sbaglio può causare conseguenze importanti. E no, non parlo degli informatici, anche se i miei capi vivono il down di un database come la fine del mondo (e avevi solo da pagare meglio quello che si occupa dei backup per altro).
Parlo dei medici per esempio, o degli insegnanti.
L'insegnante ha un ruolo cardine nello sviluppo personale di un bambino o ragazzo eppure la scuola è piena di docenti che non percepiscono l'importanza di questa funzione, che lo fanno solo perché era un mestiere come un altro e che magari portano sul posto di lavoro le loro frustrazioni e le loro idee razziste, fasciste, discriminatorie. Una frase fuori posto di un insegnante può pesare come le azioni di un esercito di bulli e non sempre si tratta di superficialità, in alcuni casi, come per alcuni insegnanti in questo libro, si tratta proprio di essere delle m**** (citazione dal libro).
"A scuola non si muore" è uno spaccato sul mondo della scuola, un posto dove alcuni (e sottolineo alcuni) cattivi maestri fanno credere ad incolpevoli ragazzi di essere dei cattivi allievi. Decisamente azzeccato il ruolo della preside, più attenta alle sue scarpe che ad altro e del tutto marginale rispetto alle vicende: la sua quasi inesistenza la dice lunga su come anche nella scuola siano quelli ai piani bassi a fare funzionare le cose.
Margherita Magnani ispira subito simpatia, con le sue debolezze, la sua ipocondria, la sua puzzolente tisana curcuma e zenzero, appassianata di cinema e gialli ha questo grande difetto di trattare i suoi allievi per quello che sono: delle persone.
E' una mattina come tante per la professoressa Magnani e per la sua classe fino a quando un suo studente della 5A, rientrato in classe, afferma di aver visto un cadavere in una delle aule vicine. E così che la giornata prende una svolta diversa, il cadavere effettivamente c'è, è il professor Colagrossi, vicepreside, temuto e rispettato da tutti i colleghi. Sfortunatamente per Margherita Magnani, che denuncia il fatto "coprendo" il suo studente, iniziano i problemi perché viene sospettata per prima in quanto non correvano buoni rapporti tra i due. O meglio, i rapporti si erano deteriorati poco alla volta, in seguito al comportamento strano del vicepreside, della accuse che muoveva alla collega, in particolare durante il consiglio di classe precedente, prima che lo trovassero riverso a terra, con le mani mozzate e delle scritte col sangue sul muro, una sorta di messaggio. Ma Margherita non può aver commesso il delitto, nessuno la immagina fare una cosa del genere così insieme alla sua classe inizia ad indagare. Lei è una donna riservata, ipocondriaca, il suo mantra è sempre una sola frase "non sto bene", trangugia litri di tisana curcuma e zenzero dall'odore nauseabondo, divorziata e non in cerca di nuove relazioni nonostante un'intera classe la voglia accasare, amante del cinema d'autore e di gialli, soprattutto del tenente Colombo. Ma soprattutto lei ama il suo lavoro, i ragazzi, avere un rapporto socievole e amichevole con loro perché lo ritiene importante ed educativo allo stesso modo di una normale lezione. Ed è questo che fa con la sua classe, un rapporto costante di attenzioni non solo legate alla sua materia. Perché i suoi ragazzi hanno problemi, la sua è una classe multiculturale, famiglie disagiate, con problemi economici e di salute, un ragazzo straniero e con disabilità. Vuole aiutarli sempre, soprattutto a vivere e a non mettersi nei guai. Colagrossi è il primo di una serie di omicidi, colleghi legati a lui e alla sua storia lavorativa passata, il vero movente dell'omicidio. L'autrice con una scrittura fluida e allo stesso tempo fresca e ironica, tratta temi molto profondi, oltre che degli omicidi efferati. La multiculturalità, il bullismo, i problemi giovanili, lo spaccio di droga, sono tutte le tematiche che vengono trattate in questa storia che, nonostante tutto mi ha strappato dei sorrisi perché le uscite della professoressa e dei ragazzi, smorzano la tensione.
Intanto è scritto benissimo, con una scrittura piacevole e scorrevole. La storia parte lentamente come un treno che deve prendere velocità ma a un certo punta inizia a filare spedito e non ci sono fermate intermedie. I personaggi sono tutti credibili, reali e attendibili. La protagonista ha la figura che spicca davvero su tutte le altre ed è lo specchio della scrittrice e quello che commuove e incoraggia di più alla lettura è il poter sentire quella passione vera per l’insegnamento e soprattutto l’ideale di una figura di riferimento. La prof. Magnani è l’Insegnante con la maiuscola, quella persona che tutti vorrebbero avere e avere avuto a scuola. Quella di cui ti ricorderai tutta la vita e che andrai a trovare a casa per qualche anno anche dopo aver preso il diploma. Quella che resta nella memoria degli studenti per la vita, suscitando una tenera nostalgia per un tempo che non torna mai più.
E’ iniziato settembre, il mese della scuola. Quale giorno migliore per terminare questo libro e parlarne. Margherita Magnani è l’ipocondriaca docente di inglese di un liceo della periferia romana, una donna sensibile, forte e meravigliosamente ironica che “rincorre la Normalità da sempre, sapendo bene che non la raggiungerà mai” (e per fortuna..). Le sue giornate raccontano la scuola di periferia, le sue dinamiche difficili e a volte torbide, ma anche il legame educativo e umano che questa professoressa ha la capacità di tessere e mantenere anche al di fuori dell’edificio scolastico con i suoi studenti. In questo libro saranno dei misteriosi omicidi consumati all’interno della scuola a dare prova di quanto questi legami siano elemento di fondamentale importanza per tutti. Un giallo scorrevole e davvero piacevole, impossibile per quanto mi riguarda non provare simpatia e affetto per Margherita e per Gaja Cenciarelli, l’insegnante che tutti e tutte ci meriteremmo 🖤
5 stelle per un libro del cuore, scritto da un'insegnante del cuore, che sì scrive bene, sì è colta in senso stretto e lato, ma soprattutto non smette mai di cercare di trasferire quanto più possibile di questa cultura ai suoi ragazzi, non solo e non tanto perché è il suo mestiere ma perché è convinta che questa cultura aiuterà ciascuno di loro a vivere, anche se fosse uno dei più famosi spacciatori di tutta Roma. E io per questo dei suoi libri ho bisogno
Più prof come la Magnani, che oltre ad essere ipocondriaca e amante dei film horror, riesce a mettere i sintomi fantomatici di una broncopolmonite per risolvere un caso che angoscia tutti gli alunni e i prof della scuola. Un giallo ben fatto, scorrevole, ironico, si ride e alla fine ci si commuove pure. Chiudo l’anno con un 5 stelle!
bello diverte e leggero. una lettura ideal per l' estate. bella la storia e bello sapere che ci sono ancora dei professori che voglioo interagire con gli studenti e vice versa.
In alcuni tratti lento e potevo di divagazioni un po' inutili. Un'insegnante sui generis, ipocondriaca e dal linguaggio non proprio "educativo". Nel complesso una buona lettura, anzi, ascolto
Considerato che non amo i gialli, questo mi è piaciuto. Un po' per l'ambientazione scolastica, a me familiare, un po' per la ricca caratterizzazione dei personaggi.
Giallo inconsistente e a tratti poco realistico..l’autrice racconta un mondo scolastico immaginario con tratti fiabeschi scivolando verso il surreale. Dialoghi urlati, artificiosi e slegati. La professione del docente è una cosa seria, mentre qui viene raccontata stile tarallucci e vino.
Questo libro mi è piaciuto tantissimo, assolutamente più di quanto mi aspettassi. Mi ha tenuta incollata e con il fiato sospeso. I dialoghi e i personaggi erano così reali da catturarmi, il tutto ambientato nella vita scolastica alla periferia di Roma. Ma soprattutto ho apprezzato il fatto che, non so bene come spiegare, la professoressa di Inglese Margherita fosse una protagonista che in realtà può anche stare sulle palle. Non so come dire ma è un persona talmente semplice e banale da essere vera alla massima potenza, cioè io leggevo e ogni tanto mi faceva sorridere(proprio per il suo carattere rompicoglioni) e ogni tanto boh dicevo Marghe sei una noia sei proprio insulsa, ed è questo che mi è piaciuto di lei, (insieme ovviamente al fatto che voglia così bene ai suoi studenti e che sia una persona buona e giusta) cioè le volevo bene ormai capito. Il finale mi è piaciuto molto, colpevole inaspettato ma solo fino a quando non lo scopri, poi inizi a pensare che “Era ovvio!”, come un vero giallo che si rispetti! Vorrei non averlo mai letto per rileggerlo da capo.🔫🏫🩸💼👩🏻🏫