Jump to ratings and reviews
Rate this book

Spatriati

Rate this book
»Spatriati«, das sind in Apulien die Unbestimmten, die aus der Art Schlagenden, die Spinner, die Ziellosen und Alleinstehenden, kurz: die, die nicht dazugehören – so wie Claudia und Francesco. Claudia, leuchtend rotes Haar, mondweiße Haut, ist extravagant und durchsetzungsstark. Francesco, die »schwarze Traube«, akzeptiert stumm Geschlechterrollen und das »Gesetz des ruhigen Lebens« auf dem Land.

Doch seine Mutter liebt ihren Vater. Und aus dem Ehebruch der Eltern entsteht eine ungleiche Freundschaft: Er verehrt sie abgöttisch, sie behandelt ihn wie den kleinen Bruder. Sie ist ihm stets zwei Schritte voraus, er sieht zu, wie sie an die falschen Männer gerät. Ihr lässt die Provinz keine Luft zum Atmen. Er ist den Traditionen Apuliens eng verbunden und kann dort doch nicht er selbst sein. Francesco folgt Claudia nach Berlin, wo ihn grenzenlose, auch sexuelle Freiheit erwartet – und neue Fremdheit.

Tastend erzählt Mario Desiati von einer Herkunft, die einen nicht ohne Kratzer loslässt. Ein warmer, zarter Roman über den Schmerz der Selbstbefreiung und den späten Mut, es anders zu machen.

256 pages, Hardcover

First published April 27, 2021

194 people are currently reading
3578 people want to read

About the author

Mario Desiati

28 books67 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
822 (12%)
4 stars
1,757 (27%)
3 stars
2,257 (35%)
2 stars
1,197 (18%)
1 star
352 (5%)
Displaying 1 - 30 of 670 reviews
Profile Image for Tom LA.
684 reviews285 followers
March 12, 2025
MEGLIO PRENDERE UNA POSIZIONE O FARE I TEENAGERS PER TUTTA LA VITA?

Che peccato! Il mio sangue pugliese e il fatto che anni fa me ne sono andato a vivere a Londra (per poi trasferirmi negli USA) mi hanno spinto a comprare questo romanzo immediatamente, appena ho letto una descrizione del contenuto.

Dal punto di vista tecnico, l’autore scrive come un angelo. Le descrizioni dei paesaggi pugliesi sono liriche e a volte me le sono rilette 5 volte prima di continuare. Tutti quei limoni. Quegli ulivi. Davvero splendido.

Peccato, perché purtroppo il romanzo non mi è piaciuto per niente. Ho anche guardato un paio di interviste a Desiati, che mi hanno confermato i miei sospetti: lui proprio la pensa così. Non è che ci presenta personaggi immaturi e bloccati alla fase della ribellione adolescenziale da una certa distanza critica e matura. Lui proprio abbraccia il relativismo moderno, simboleggiato dalle discoteche di Berlino, come se fosse un suo carissimo amico, e non il frutto della povertà di pensiero dei giorni nostri. Il sesso e il genere? Ma fluidissimi, ovviamente. Il che è ironico perché Desiati parla continuamente di stare attenti a non “adeguarsi al pensiero dominante”, mentre è esattamente quello che fa lui.

Capisco che lui per “pensiero dominante” intende magari quello che viene imposto da molti genitori (forse - sempre che non stia cavalcando lo zeitgeist da furbetto, il che sarebbe il peggio del peggio) ma quello a cui approda lui, e cioè l’anti-patriarcato, il gender-fluid e palle varie, è altrettanto dominante, anzi, DI PIÙ, solo a livello globale e non provinciale. Lo so bene perché vivo in California, da cui queste idee così povere e controproducenti provengono. Chi credete che le scrivano quelle sceneggiature orrende delle serie tv di Netflix? Sono tutti Californiani mai cresciuti. TUTTI i giovani californiani la pensano allo stesso modo, un modo di pensare ricopiato da moltissimi in Europa, incluso l’autore: sono tutti bi-sessuali, non-binari, e la loro religione è il virtue-signaling e il vittimismo.

Insomma, la libertà vera consiste nella sessualità sfrenata e nella “distruzione del patriarcato”. Meno regole ci sono, meno determinatezza c’è, meno disciplina c’è, MEGLIO È. L’unica soluzione è quella tipica di Hollywood: “nessuno mi potrà proibire di essere quello che sono!!”. Ma che vuol dire, cretinetti?? Iper-superficiale e vago al punto, purtroppo, di svuotarsi totalmente di significato.

Perdonatemi: MA DAVVERO IN ITALIA AVETE DECISO DI PENSARE CON LE TESTE DEGLI AMERICANI? MA SIETE RINCITRULLITI DEL TUTTO? MA VI RENDETE CONTO CHE L’AMERICA È UN TOZZO DI FECI DI CANE COME CULTURA, RISPETTO ALL’ITALIA??

Scusate. Dovevo sfogarmi. Lo so che non c’è niente da fare, ma mi fa schifo.

Insomma, il vero punto di arrivo dei due protagonisti è quello dell’indeterminatezza. E’ proprio per questo che il concetto di libertà usato dall’autore fondamentalmente è il senso di libertà di chi sa soltanto che cosa rompere ma non ha la più pallida idea di che cosa costruire.

Ma dai. Se non costruisci, se rimani indeterminato, al massimo finisci nell’ante-inferno a svolazzare dietro lo stendardo con gli ignavi. Ma un adulto vero, e una persona davvero libera, non ci diventi. Dante lo sapeva bene già 700 anni fa, e non aveva tempo per quelli che non vogliono prendere alcuna posizione.

Dante. Petrarca. Boccaccio. Ariosto. Manzoni. Croce. Calvino. Ma no… macché : gender-fluid e anti-patriarcato.

Che modo di pensare da smidollati. E adesso dategli anche lo Strega, mi raccomando.
Profile Image for Alessio Ruta.
9 reviews8 followers
May 21, 2021
INUTILE. Un libro inutile. Noiosissimo, piatto e con banalità sconcertanti. Ricettacolo dei peggiori luoghi comuni giovanilisti da fine anni 90 ad oggi, comprese le strizzatine d'occhio al genderfluid. Sembra una fiction Rai di basso livello. Persino i luoghi sono luoghi comuni: la Puglia, Martina Franca, Milano, Berlino e tutte le altre città descritte. Poi a un certo punto del libro un tarlo si insinua nel cervello e ti ripete ossessivamente: ma a te delle prodezze di sta tipa chiamata Claudia e di quest'altro sfigato chiamato Francesco, ma che te ne frega? Chiudi sto libro e dimenticalo
Profile Image for Massimo Monteverdi.
705 reviews19 followers
June 20, 2021
Quando Sally Rooney pubblicò Persone normali non sapeva che stava alzando l’asticella delle storie “boy meets girl” talmente in alto da far bestemmiare intere generazioni di aspiranti scrittori. Così, ci ritroviamo qui a commentare l’ennesima brutta copia dell’eterno tira e molla tra i sessi dall’adolescenza a l’età adulta, tenuta insieme da una scrittura ordinata e pulita, ma inevitabilmente priva di mordente. L’espediente dello spatriato, eroe dell’anima che non sa mai bene da che parte stare, funzionerebbe se i due personaggi principali avessero un che di sanguigno o di passionale. Purtroppo, sembra di stare alla fiera dell’arrosticino di Brooklyn: un sacco di campanilismo travestito da cosmopolitismo. Il difetto più grave è quello che ammorba le letture più ostiche: dei personaggi e della loro sorte non ci importa un fico secco.
Profile Image for Dagio_maya .
1,108 reviews351 followers
July 20, 2022
” Come chiamare il nostro istinto comune, quella forza solidale che ci faceva annusare i pensieri l’uno dell’altra?
Era molto piú sottile e sofisticato dell’innamoramento,
era una nazione libera e indipendente,
e non aveva nome.”




Viviamo in un paese dove vincere un premio è un grave peccato.
Tranne che nello sport dove uomini e donne sono osannati e ricompensati a suon di quattrini, generalmente, in altri campi non succede lo stesso.
Ci sono in particolar modo competizioni nazional-popolari che ormai per tradizione subiscono gli attacchi del pubblico.
Ad esempio vincere a Sanremo è notoriamente più una sfiga che un trionfo.
Così nel campo letterario il Premio Strega ormai negli anni – secondo l’opinione di moltissimi lettori- incensa libri ed autori senza merito.
A ridosso della cerimonia finale, spesso e volentieri, ci si dedica, quindi, alla lettura del primo classificato con il preciso intento di demolirne ogni presunto valore.
Così “Spatriati” non poteva sottrarsi a questa tradizione demolitrice e, credo, che il soggetto narrativo in questione abbia alimentato il fuoco delle polemiche.


” Quando un fronte d’aria fredda incontra a terra una massa d’aria calda, quest’ultima si alza al cielo.
Nascono i temporali.
Pioggia e fulmini, acqua e fuoco.
Non ho mai capito chi tra i due fosse il caldo e chi il freddo, ma mi ritengo fortunato di aver incontrato il mio fronte opposto in Claudia Fanelli, la spatriata, come qui chiamano gli incerti, gli irregolari, gli inclassificabili, a volte i balordi o gli orfani, oppure celibi, nubili, girovaghi e vagabondi, o forse, nel caso che ci riguarda, i liberati.”



Siamo in Puglia.
La meravigliosa Puglia.
La voce narrante di Francesco si fonde con quella di Claudia. Lei amica e oggetto di desiderio.
Come un Giano bifronte entrambi custodiscono uno sguardo sulle ferite del passato e anelano a costruire un futuro in un mondo che offre certezze incorporee.


description

La costruzione dell’identità di genere, la ricerca del proprio spazio è un movimento che oggi più che mai deve muoversi seguendo direzioni diverse.
Sono strade che s’intersecano fondendosi.

Desiati racconta una storia fatta di estremi eppure di una radicalità così reale da far paura a chi ha costruito tutta la sua vita viaggiando su binari che guidano su un’unica direzione.

”… mai contento,
mai nel mio centro…”

così cita in esergo Giacomo Leopardi.

Chi si illude che nel mondo prendere una posizione sia sinonimo di maturità s’illude alla grande.
Non oggi, non adesso, non in questo mondo.

Francesco e Claudia non sono simulacri di un’adolescenza prolungata ma rispecchiano egregiamente il mondo di oggi.
E’ un mondo che si muove, sperimenta e non fonda il senso della sua vita tra le pagine di un contratto a tempo determinato.

In un mondo che brucia tra l’indifferenza generale;
in un mondo dove la vita delle persone non vale niente soprattutto se di genere femminile;
in un mondo dove le armi sono protesi per poter definire la propria superiorità.

Un libro disturbante perché così deve essere la letteratura.
Leggo purtroppo molte recensioni che si soffermano su questo fastidio che lede i valori e annoia.
Come sempre la lettura è soggettiva e va rispettato ogni parere.

Io qui ho trovato tanto:
una scrittura sublime.
Una raffinata ricerca linguistica.
Una densa colonna musicale (da Battiato ad Iggy Pop!!).
Uno scaffale di libri che si riempie di nomi a me sconosciuti.

Una storia con angoli torbidi che dà la misura dell’oggi...

Quattro stelle e mezzo che forse diventeranno cinque.

”Mentre le mie labbra si coloravano di rosso e gli occhi si avvolgevano in un alone sbavato di matita nera sentivo un’altra umanità, un altro essere maschio, niente piú che essere persona. Piena, realizzata, vera.”
Profile Image for Chiara Basile.
238 reviews141 followers
July 8, 2022
Tre stelle moolto poco convinte, peccato perché le premesse erano ottime. Il tema dello "spatriare" è un tema che sento parecchio (pur non vivendolo in prima persona) e quindi mi aspettavo molto da questo romanzo. In realtà l'ho trovato pieno di stereotipi (che non ti aspetteresti da chi è a sua volta spatriato come l'autore) e piatto da un punto di vista dei personaggi che, sebbene attraversino diverse età nell'arco della narrazione, alla fine sembrano rimanere sempre identici a se stessi, piatti.

Tra le cose che mi lasciano perplessa, oltre al sentimento d'amore provato da Francesco nei confronti di Claudia (completamente senza senso tenendo conto che dura anni) c'è anche la parte centrale del libro, tutta sesso droga e rock n' roll. Non so, mi sembra che a un certo punto la storia parta un po' per la tangente per poi ricongiungersi al punto d'inizio solo sul finale. Che senso ha tutta questa ostentazione di trasgressione? E soprattutto dovrebbe passare il messaggio che al sud il paesello ti opprime mentre appena prendi un bel volo per il mondo ti si spalancano le porte della libertà? (Ovvero rave e orge)

La scrittura di Desiati è molto evocativa, indubbiamente studiata e coinvolgente, mi spiace che la storia sia un po' un vuoto a perdere, piena di rapporti eccessivamente complessi tra i personaggi che l'autore probabilmente non è riuscito a rendere sulla pagina così come li aveva immaginati. Molte cose mi sono sembrate incausate e illogiche, in certi punti ero tipo "ma mi sto perdendo qualcosa?"
Profile Image for Eustachio.
703 reviews72 followers
July 24, 2022
A Spatriati sono arrivato in tempo per il Premio Strega, ma è nella mia lista di letture da ottobre dell’anno scorso, quando in visita a un’amica a Berlino mi era stato presentato come il libro per noi expat. Partendo da questo presupposto ne sono rimasto deluso.

Francesco e Claudia stringono un’insolita amicizia da adolescenti in seguito alla relazione extraconiugale della madre di lui con il padre di lei. Al di là dell’idillio familiare infranto e delle voci di corridoio che viziano l’aria di Martina Franca, per Francesco la tragedia è semmai la possibilità che lui e Claudia diventino fratellastri, rendendo la sua cotta per Claudia ancora più scomoda e impossibile di quanto già non sia. L’adulterio dei genitori non viene però imbrigliato in divorzi e matrimoni, e nemmeno il rapporto tra Francesco e Claudia si traduce mai in una relazione tradizionale. Mentre lei non si accontenta e si sposta da Londra a Milano prima di approdare a Berlino, lui resta in Puglia e il dialogo costante con lei è la sua unica via di fuga dalla mentalità di provincia.

Il twist di Spatriati non è solo che dall’amore non corrisposto di Francesco per Claudia nasca un’amicizia che li lega nonostante il tempo e le distanze, bensì il fatto che Claudia, partendo dalle premesse di una Manic Pixie Dream Girl, incarni invece un invito alla liberazione sessuale, che Francesco riesce ad accettare solo una volta lasciata l’Italia.
Claudia indossa le cravatte del padre, scelta di stile inquadrabile tra le altre cose nel complesso di Elettra dal momento in cui parte delle sue relazioni sono con uomini molto più grandi di lei. Francesco conduce invece una vita repressa al punto da considerare di entrare in seminario, e qualsiasi ragazza frequenti da giovane adulto non merita più che una rapida menzione, adombrata sia dal confronto spietato con l’inarrivabile Claudia sia da un bacio a un ragazzo della parrocchia che poi si rivelerà omofobo e ancora più represso di lui.
Più avanti nel romanzo entrambi hanno modo di abbracciare a pieno la propria sessualità, incoraggiati dai club più estremi di Berlino.

Ed è qui che il lettore medio va in cortocircuito. Molte stroncature di Spatriati non giudicano il libro in quanto tale: io, per esempio, punterei il dito contro Claudia dai capelli rosso ciliegia con gli occhi di due colori diversi, o sui dialoghi che sono quanto di più lontano da un modo di parlare normale e quanto di più vicino agli stucchevoli caroselli di Instagram di Einaudi (“Non mi bacerai mai più?” “Non baciavo te.” “E chi?” “Baciavo tutto quello che eravamo e che non siamo più.”), o il citazionismo un po’ saccente (Claudia senza alcuna formazione letteraria conosce i più oscuri autori pugliesi) la cui apoteosi culmina nella sezione finale dove vengono spiegati con pedanteria anche i riferimenti più chiari (Matrix è un film del 1999, lo sapevi?).

No, le stroncature si concentrano sulla componente sessuale del romanzo, non tanto per la sua trasgressività quanto l’indeterminatezza. Questo tipo di lettore non tollera che alla fine del romanzo nessuno faccia coming out, forse addirittura che non ci sia nessuna rassicurante scena in cui Francesco scappa dalla mafia dopo essere stato pestato a sangue a suon di insulti omofobi.
Ecco qualche estratto dalle stroncature più votate su Goodreads:
Il sesso e il genere? Ma fluidissimi, ovviamente. Il che è ironico perché Desiati parla continuamente di stare attenti a non “adeguarsi al pensiero dominante”, mentre è esattamente quello che fa lui.

Ricettacolo dei peggiori luoghi comuni giovanilisti da fine anni 90 ad oggi, comprese le strizzatine d'occhio al genderfluid.

Inoltre, da qualche anno a questa parte, ho letto più libri contemporanei italiani sempre con le stesse trame di sesso, rapporti omosessuali messi così, vaghi e per far scena. Mi sono domandato più volte "Ma cosa ne devo trarre?" e la risposta è stata sempre l'indifferenza.

Seconda parte noiosa, un concentrato di cio' [sic] di cui va di moda parlare oggi.

Noioso allo sfinimento, desideroso di uniformarsi alla mentalità dilagante del gender fluid, [...] Che tristezza!!!! Vedere gli scrittori che cercano a tutti i costi di ingraziarsi il pubblico pagante e le nuove lobby editoriali, facendosi portavoce delle tematiche lgtbq e del politically correct, è svilente e demotivante. Sempre peggio, insomma!

[...] OMIODDIO CHE ORIGINALITÀ abbracciare il gender fluid che insomma, nessuno è proprio etero al 100% ma magari lo ribadisco per bene così poi magari ci butto dentro il fatto che sono una clubber giovane alternativa e gender fluid a Berlino, ammazza che originale
Secondo questi detrattori il crimine peggiore di Spatriati è la “fluidità”, il terribile genderfluid che ironicamente è un’etichetta sbagliata frutto di ignoranza, confusione e approssimazione: Francesco e Claudia sarebbero genderfluid perché hanno rapporti sessuali e relazioni sentimentali indiscriminatamente con persone di entrambi i generi? O perché lei si veste da “maschiaccio” e lui una notte prova a truccarsi (“Mentre le mie labbra si coloravano di rosso e gli occhi si avvolgevano in un alone sbavato di matita nera sentivo un’altra umanità, un altro essere maschio, niente più che essere persona. Piena, realizzata, vera.”)? O una combinazione delle due, che purtroppo implica non sapere neanche cosa significa genderfluid?

Per queste persone immagino che sotto sotto il problema non sia solo la fluidità, ma anche la morale del romanzo, ovvero la rivincita degli spatriati (che sta sia per espatriati che per irregolari, fuori dalla norma). Solo chi si sa mettere in discussione e ha il coraggio di uscire dagli schemi non soccombe.
La speranza è che se qualcuno resta a prendersi cura della terra e delle sue tradizioni, cosa che suo padre e altri come lui non hanno fatto perché troppo presi a mantenere lo status quo con rumore e violenza (“Qui c’è gente che odia tutto quello che non è e che non potrà mai essere: gli stranieri, le persone liberate, le persone che hanno studiato, le giovani donne e noi che siamo andati via”), tra qualche anno germoglieranno frutti migliori.

Al fan di Spatriati, invece, è piaciuto probabilmente un certo tipo di scrittura tanto caro alle autrici e agli autori italiani di successo al giorno d’oggi (“Eravamo solitudini perfette, due monadi”), la conferma di certi paesaggi e situazioni familiari anche solo per sentito dire (il Sud arretrato e senza futuro ma ricco di cultura nascosta e trascurata, Milano trampolino di lancio nel mondo del lavoro, Berlino anticonformista), e due protagonisti che si amano in un modo unico tutto loro (“No, Frank, sei tu che sei rimasto lì fermo, in quel guscio in cui ti sei rintanato.” “Ci sto bene.” “Non tornerò per salvarti, dovrai venire tu da me.”), un po’ Normal People ma anche La solitudine dei numeri primi senza l’anoressia e l’autolesionismo (scrittureranno Luca Marinelli e Alba Rohrwacher anche per questo film o sono troppo cresciuti?).

Tra i detrattori e i sostenitori io mi ritrovo sicuramente più tra i detrattori, ma per ragioni molto diverse. La storia mi ha preso sempre meno e i lirismi mi hanno imbarazzato (“Frank, io ho tagliato le radici, sono un tronco pronto a germogliare”), ma il colpo di grazia l’ha dato la rappresentazione della vita in Germania. Certo, Desiati non è digiuno di Germania, conosce Berlino a menadito e cita in scioltezza parole tedesche che fanno parte del vissuto quotidiano di un qualsiasi expat (e no, non parlo dei titoli delle sezioni come Ruinenlust e Sehnsucht le cui definizioni poetiche invitano a una condivisione sui social, ma di parole come Anmeldung, Flohmarkt, Glühwein), ma con i suoi rave e orge non è decisamente questo il romanzo sugli italiani immigrati in Germania che mi era stato descritto e che mi sarei aspettato.
Non è un difetto intrinseco del libro, ma se la recensione al momento più votata su Goodreads usa “fluidissimo” come insulto posso concedermi il lusso, un po’ come nota a margine, di lamentarmi di qualcosa di insignificante e soggettivo che sarà valido solo per me, e grazie tante.
Profile Image for terry.
142 reviews77 followers
November 23, 2021
continua la mia inimicizia con il romanzo italiano contemporaneo
Profile Image for LovelyRedFox.
11 reviews3 followers
August 29, 2022
Ho letto questo libro tutto di un fiato sul treno che da Milano mi riportava a casa a Zurigo, perché io a differenza dei personaggi del libro sono espatriata sul serio.
Questa storia parla di Claudia e Francesco, due imbecilli. Lei viene descritta come una trasgry Marie Sue, lui come un represso timorato di Dio.
Nelle prime tre parti, ambientate prevalentemente in Puglia, mi sono quasi addormentata, chiedendomi QUANDO sarebbe arrivato il momento dell'emigrazione vera e propria; nelle ultime tre, ambientate, invece, prevalentemente a Berlino, mi sono chiesta cosa cazzo stesse succedendo.
La capitale tedesca è descritta citandone ossessivamente la geografia, ma non le atmosfere, al contrario di ciò che scrive per Martina Franca, dove le interazioni umane ed i luoghi sono descritti in modo vivido e senza affidarsi alla toponomastica.
Mi spiego meglio, quando ci si trasferisce in un posto nuovo, dato che questo diviene la nostra nuova casa, i nomi dei suoi luoghi perdono progressivamente di significato, venendo sostituiti da una personale visione della città, fatta di piccole abitudini e ricordi.
Nella Berlino di Desiati non c'è un tedesco neanche a pagarlo oro e viene descritta esclusivamente come una capitale di pura trasgressione.
Dato che, inoltre, non si capisce lo scorrere del tempo, poiché i personaggi non si evolvono, rimanendo cristallizzati all'età adolescenziale, è anche difficile comprenderne il percorso.
Ciò che rende, inoltre, posticcio questo libro è anche la totale assenza di tutte quelle preoccupazioni, dubbi, paure e pensieri, che sono tipici della vita di noi expat veri, come: la questione dell'identità nazionale; il problema culturale e linguistico (affrontati in modo ridicolo dall'autore); la paura, o l'auspicio, che il luogo in cui si è non sarà la propria casa definitiva. Desiati, non essendo un espatriato, ma soltanto un momentaneamente assente dall'Italia, poiché lui passa solo dei periodi a Berlino, senza alcun trasferimento definitivo, né comprende lo stato d'animo del migrante, né fa uno sforzo di immaginazione ed empatia per comprenderlo.
L'unica stellina che gli do, se la merita solamente per aver citato il mio supermercato preferito di quando vivevo a Colonia.
Poi, come sia possibile che Desiati abbia vinto lo Strega con questo libro, rimarrà per sempre un mistero.
Profile Image for Pavel Nedelcu.
484 reviews117 followers
December 24, 2022
GLI SPATRIÈT

Francesco Veleno (voce narrante) e Claudia Fanelli, protagonisti di questo romanzo, che racconta le loro vite dall'infanzia fino all'età adulta (40 anni circa), si amano nonostante siano diversissimi, per carattere e visioni, e nonostante intendano l'amore in modo differente.

Nella cittadina pugliese di Martina Franca lui ci resta, mentre lei viaggia, esperisce, lo sprona a fare lo stesso. L'immobile Francesco non riesce a staccarsi dal posto dov'è nato, mentre Claudia cambia spesso città e paese, raccontandogli poi in lunghe mail o telefonate i suoi progressi.

I due hanno in comune una sessualità a tutto tondo, difficile da gestire e vivere appieno nel paese d'origine, ancora fermo agli antichi pregiudizi. Quando i due diventeranno spatriati a Berlino, città dove qualsiasi cosa è possibile, tutto cambierà, e le nuove consapevolezze acquisite faranno evolvere il loro rapporto, e le loro vite, verso l'accettazione serena di ciò che si è: degli spatrièt: sì, emigrati, ma anche disorientati, inadeguati, sbagliati, mancati, ecc.

Un romanzo che tratta di temi attualissimi con grande delicatezza, ed è uno specchio dei nostri tempi, anche se a volte si perde un po' nella poeticità di dozzina (del tipo "capelli che piovono sulle spalle"), mentre delle altre sembra inciampare nella tipizzazione di personaggi poco sfumati.
Profile Image for Come Musica.
2,065 reviews630 followers
September 1, 2021
Ciascuno di noi è un po' spatriato a modo suo. Sradicato, con le radici spiantate e trapiantate altrove, senza mai appartenere per davvero a un luogo, a qualcuno: "«Scapulètə», «Spatriato!» Pochi – forse nessuno – sono in grado di sospettare che cosa ho fatto, che cosa ho visto, chi amo.”

Cosa può scrivere una pugliese di un altro pugliese, se non che è bravissimo?
Non credo che il mio sia solo campanilismo spinto agli eccessi: questo romanzo è davvero ben scritto.
Ambientato tra Martina Franca, Milano e Berlino, parla di radici.

“– Ho le radici qui, – replicai indispettito.
– Ti ricordi la storia dell’albero capovolto?
– No.
– Platone, l’uomo è un albero capovolto, ha le radici in cielo.
– Io mi sento come il limone di casa tua, ce le ho ben piantate qui.
– E invece no, proprio tu fra noi sei quello che le ha in cielo, devi solo rendertene conto.
– E tu?
– Frank, io ho tagliato le radici, sono un tronco pronto a germogliare.”

Un libro della voglia di andare e dell'urgenza di ritornare, in un magico "eterno" ricominciare.

“Poiché ogni volta che cadiamo nel pozzo noi scendiamo alle piú profonde radici del nostro essere umano, e nel raffiorare portiamo in noi esperienze tali che ci permettono di comprendere tutto quello che gli uomini – i quali non cadono mai nel pozzo – non comprenderanno mai». ”

I protagonisti di questo romanzo, sono Francesco e Claudia, in equilibrio instabile sul confine che separa la terra dell'amicizia da quella dell'amore. Sono entrambi nomadi, alla ricerca della propria identità, cresciuti nella realtà piccola di Martina Franca, con la voglia di esplorare la propria identità e di definirsi altrove. Nel loro continuo cercarsi, per poi perdersi e ritrovarsi, provano a dare un senso alla loro sessualità.
Il loro peregrinare è un continuo oscillare tra la Ruinenlust e la Sehnsucht, per sfuggire alla Torschlußpanik.

Sarà la nuova vita a dare un senso alla loro continua ricerca di senso, perché alla fine la vita altro non è che una ricerca per sentirsi salvi:

“Guardiamo al bosco, ai lati della strada e ai piedi dei muri a secco ciuffi di ciclamini decorano di rosa la nostra cortina. Fuori dalla loro stagione, li possiamo vedere e commentare solo noi, ma questo è uno dei nostri segreti.
Cantiamo canzoni e recitiamo versi piú vecchi di noi, siamo fuori dal tempo e abbiamo l’illusione di essere salvi.”


Nota:
“Ruinenlust
(s. m. Piacere provocato dal fascino degli edifici abbandonati, in rovina, centrali elettriche, vecchi manicomi, sanatori e villaggi diroccati. Sentimento di nostalgia per un tempo inesorabilmente passato. Origine risalente alla cultura neoclassica, quando i viaggiatori ammiravano i resti e le vestigia delle civiltà scomparse. Allude anche al compiacimento per i propri fallimenti e all’allegria dei naufragi).”

“Sehnsucht
(s. f. Parola composta da sehnen, «desiderare», e Sucht, «brama». Nostalgia di un desiderio non ancora realizzato o irrealizzabile, di qualcosa di indefinito nel futuro o di un bene irraggiungibile. Deriva dall’antico tedesco sensuht che indicava la malattia derivante dal bramare un oggetto irraggiungibile, e può essere tradotta con «struggimento». Desiderio del desiderio, malattia e malinconia di ogni essere vivente che anela all’impossibile o addirittura all’infinito. Riferito al concetto ottocentesco di realizzazione di un duale simmetrico maschile e femminile: «Fiore androgino è l’unico essere vivente che non conosce Sehnsucht», Johann Wolfgang Goethe, La metamorfosi delle piante).”

“Torschlußpanik
(s. f. È la paura di non raggiungere un obiettivo per ragioni anagrafiche, un figlio, una famiglia o un determinato stato professionale. Usata anche in politica, quando fu costruito il muro di Berlino, il «Time» il 18 agosto 1961 scrisse: «Una malattia aveva colpito tutti gli abitanti del settore est della città e questa malattia porta il nome di Torschlußpanik». L’origine risale all’Ottocento, quando i «portoni» (Tore) delle città circondate da mura chiudevano (Schluß, «chiusura») all’imbrunire; una volta in cui ad Amburgo la bella giornata aveva fatto uscire di casa molti cittadini, la chiusura provocò tumulti e scene di «panico» (Panik). «Augsburgische Ordinari Postzeitung», n. 105, 2 maggio 1808).”
Profile Image for Marika Pinto.
201 reviews67 followers
September 20, 2021
Pensavo di trovare qualcosa di più profondo sull'essere "spatriati", invece ho trovato solo una storia banale tra due ragazzi, piena di performance sessuali e avvenimenti senza senso.
Era partito bene, ma si è rivelato un libro piatto e noioso, sulla scia dei molti libri contemporanei che vogliono raccontare una generazione attraverso l'abuso di luoghi comuni.
Mia personalissima opinione, ovviamente.
Profile Image for Gattalucy.
380 reviews159 followers
November 11, 2021
Mi aspettavo forse altro. Belle le pagine sui paesaggi pugliesi, ma per il resto sono rimasta davvero perplessa.
posto qui il link di questo commento che mi sento di sottoscrivere appieno.

https://www.goodreads.com/review/show...

e mi sta bene flagellarmi quando mi butto su letture così, un po' per sentito dire, e un po' perchè attratta da titoli che sono trabocchetti.
Profile Image for Dedalus91.
38 reviews15 followers
September 9, 2022
Vorrei partire con una premessa: capisco benissimo il motivo per cui "Spatriati" sia riuscito a vincere il Premio Strega. È un libro che urla "volemose bene", è molto italiano nel senso più mammone del termine, vuole piacere a tutti indiscriminatamente e risulta inutilmente retorico. Insomma, un libro perfetto per il salotto di Maria Bellonci, ma per noi lettori aggiunge davvero qualcosa? No! Questo libro dovrebbe descrivere l'essenza degli expat, ma finisce per essere una marchetta all'olio d'oliva.

Inizio dicendo, senza temere di essere contraddetto, che Desiati si è lasciato palesemente ispirare da "Mine vaganti" di Ozpetek. Solo che quello è un film e racconta la Puglia con intenti molto diversi dai suoi. Gran parte del libro è ambientato o descrive la vita in Puglia (che per carità, non è un difetto) ma lascia Berlino relegata in una parentesi stereotipata che poco ha a che fare con la vita e le sfide che devono affrontare gli italiani immigrati. Scommetto che Desiati ha digitato su Google "Guida Berlino" e "Serate gay a Berlino".
Che poi, intendiamoci, avrebbe anche potuto conquistarmi da un certo punto di vista. Vuoi fare una Berlino estremizzata, debosciata, completamente strozzata nella perdizione? Perfetto, ci piace, ma allora portala sul serio all'estremo! Invece no, c'è sempre questo perbenismo da puntata di Fabio Fazio che è tanto caro agli autori italiani ma che ha francamente rotto. Questi se ne vanno in sauna, al Berghain, al Kitkat, ai rave e tirano giorni avendo le esperienze mistiche con la musica elettronica senza alcol né droghe. Cioè raga sul serio, ma chi vi crede? Mi ricordano i link di Facebook che giravano nel 2008:
"H€Y VuOi DrOgA?"
"N0, Io Mi DrOgO sOlO dI tEcHnO".

I personaggi poi mi sono sembrati di un piattume allucinante. Una volta appreso il loro carattere all'inizio del libro hanno sempre reagito come mi aspettavo che reagissero e hanno sempre risposto come mi aspettavo che rispondessero fino all'ultima pagina. Va bene che l'essenza di una persona non cambia, ma possibile che questi non maturino mai sembrando sempre degli adolescenti? Claudia poi l'ho trovata estremamente snervante. Sono un grande amante dei personaggi cinici, un po' edgy, anche outsider se vogliamo, ma questa donna tenta di esternare concetti che poi risultano essere semplicemente delle supercazzole.

"Claudia, vuoi una mela?"
"Da piccola mi hanno insegnato che la mela non cade mai lontano dall'albero Frank e noi dobbiamo accettarlo".

"Cosa ne pensi di andare a fare la spesa Claudia?"
"La spesa della vita è un concetto ancillare".

"Claudia, ti va una passeggiata?"
"Antani Francesco, lo vuoi capire?"

Sto estremizzando, ma manco tanto.

Sempre parlando dei personaggi: possibile che ogni persona che incontrino sia bisessuale, pansessuale o curiosa? No perché a me dà una parvenza di paraculata che sembra inclusiva ma serve soltanto per la "smania di piacere a tutti ma proprio a tutti" di cui parlavo all'inizio. Mancava solo che la madre si scoprisse lesbica. Ah no, c'è anche quello.
Altri argomenti che seguono lo stesso fil rouge: 1) la terra natia, perché parliamo bene degli espatriati ma parliamo bene anche di quelli che rientrano; 2) la religione, perché siamo tutti un po' LGBTQAI+ però non dimentichiamo che crediamo nella chiesa, una santa cattolica e apostolica; 3) la difesa del diritto della donna di non volere figli però, hey, questa bambina è proprio un amore e ti fa venire voglia di essere madre.

In definitiva, mi sento arricchito dopo aver letto "Spatriati"? No. Mi sento deluso perché la critica mainstream aveva gridato al capolavoro del XXI secolo e mi sento irritato perché questo romanzo è un'accozzaglia di perbenismo travestito da cinismo, di campanilismo spicciolo e di pomposità stilistiche francamente superflue.
Profile Image for Dolceluna ♡.
1,265 reviews158 followers
August 7, 2022
I tumulti, i dubbi, le complessità di una generazione irrequieta e spaesata, quella di Desiati, nonché dei due protagonisti, Claudia e Francesco. Gli “spatriati”: perché decidono di lasciare la loro terra, in tempi diversi e con stati d’animo diversi, alla ricerca di qualcosa che forse non sanno nemmeno loro, e finiscono per perdere tutto, tranne la consapevolezza del rapporto, mai completamente realizzato eppure profondo e ininterrotto, che li lega.
Lei, Claudia, vivace, disinibita, sicura di sé, dal piccolo paese pugliese in cui è nata, si trasferisce prima a Milano, poi a Londra e infine a Berlino, intreccia continue relazioni con uomini e donne e si butta in campi diversi, mai scontenta, mai contenta. Lui, Francesco, più timido e introverso, innamorato profondamente di Claudia, passa la vita a inseguirla, prima a distanza, e poi sul campo, fino a Berlino, ha una storia passionale con un timido bohémien georgiano, esplora mondi, luoghi, contesti che si è sempre vietato e alla fine ritenta un ritorno in patria, in quella terra alla quale non si è mai sentito di appartenere del tutto.
Entrambi hanno, sotto gli occhi, l’esempio di una storia familiare e di coppia fallimentare, perché la madre di lui diventa l’amante del padre di lei, con conseguenze appunto disastrose per le relative famiglie d’appartenenza, le chiacchere del paese, la voglia di fuggire da tutto questo.
Entrambi ricercano un mondo in cui sentirsi liberi da ogni vincolo e da ogni convenzione, entrambi inseguono un’identità mai costruita a fondo, e a mio avviso a loro modo dall’inizio alla fine si amano, per quanto questo amore non venga appunto mai concretizzato come storia stabile, serena, forse perché ai loro occhi (soprattutto quelli di Claudia) troppo convenzionale.
Ho pensato a molte cose leggendo questo romanzo di Desiati, tra l’ombra e il solleone di una mia splendida vacanza al mare. Ho pensato che è scritto con un’eleganza sublime e forse meritava, da me, più attenzione di quella che abitualmente dedico alle classiche letture da ombrellone. Ho pensato che sì, rispecchia la generazione dei quarantenni di oggi (la mia generazione, tra l’altro), molto spesso sradicati dalla loro terra, che va loro stretta, alla ricerca di libertà e realizzazione. Ma ho pensato anche che, per quanto plausibile e abbastanza coerente con la realtà di oggi, tutta questa disinibizione sessuale nei romanzi comincia anche a stancare: forse dirò un’eresia ma ogni tanto sarebbe bello iniziare anche a raccontare (e a leggere) vere storie di inibizione, solitudine, difficoltà negli approcci e totale singletudine in un’epoca (forse più l’attuale che quella di qualche anno fa) in cui la vera trasgressione pare essere quella di non farlo del tutto, il sesso. Davvero Claudia e Francesco, con le loro storie torbide, rispecchiano la maggioranza dei quarentenni di oggi? Per certi aspetti, io qualche dubbio ce l’avrei.
Quattro stelle piene senza indugio, comunque, e tanta voglia di leggere altro di Desiati.
Profile Image for Intervalla Insaniae.
141 reviews39 followers
September 13, 2022
Insulso

No, non ci siamo, non ci siamo proprio.
Sarebbe un Premio Strega questo?
Sono abbastanza stufo di questi personaggi che parlano dall’alto di una saggezza fasulla, mollando in mezzo alle pagine frasi senza senso che dovrebbero averne uno profondo.
Non c’è introspezione alcuna, anzi meglio, c’è introspezione di personaggi che non hanno idea di come elaborare i pensieri. Qui e là s’incontrano quindi queste frasi professate come illuminanti verità: frasi che ammiccano ad una profondità che non hanno, che si spacciano per abissi quando sono sì e no pozzanghere.
Di queste frasi-verità il libro è pieno, pieno, pieno, ma non una di queste asserzioni viene presa e sciolta, non una viene approfondita, analizzata, spiegata, argomentata, insomma, si è capito. Rimane tutto su un’odiosa superficie piaciona, priva di eleganza e di sostanza.
Non si può scrivere un libro di aforismi, soprattutto quando la qualità di tali aforismi è più o meno quella comica delle migliori frasi di Osho (anzi, temo sia pure più bassa).
Non solo bisogna leggere di queste sciocchezze, ma bisogna anche leggerne in uno svenevole imperfetto che si piange addosso dall’inizio alla fine.
Il libro è insulso, non parla di niente, non racconta niente, non arricchisce, ruba tempo e basta.
L’unica cosa che riesce a mettere in scena -e temo in modo inconsapevole- è il tipico snobismo anticonformista di chi, invece, è perfettamente conformista, perfettamente inserito in un mondo medio-borghese privilegiato e superficiale. Non c’è nessun tipo di trasgressione, è tutto intimamente impregnato di pudore democristiano, che si concede giusto di dire “cazzo” un paio di volte.
Ma chi vuoi prendere in giro, caro Desiati?
L’inizio del libro potrebbe trarre in inganno l’incauto lettore (chissà, forse l’unica parte letta da una giuria oberata?), che potrebbe pensare di essere entrato in contatto con una certa sensibilità, ma deve essere stata una svista dell’autore.

A corona di questa catastrofe si trova poi questa appendice: “Note dallo scrittoio o stanza degli spiriti”.
Non ho mai letto niente di più irrispettoso nei confronti del lettore, di più vergognoso: una serie di note che devono svelare i titoli, gli argomenti, i luoghi forse ritenuti segreti ed appannaggio del solo sopraffino intelletto di Desiati, che scende dall’Empireo ed elargisce i suoi doni da una cornucopia diafana e misteriosa, la cornucopia dello scrittoio, la scrivania che esala spiriti, forse Geni… esala miasmi!
Non ti permettere mai più, Desiati, mi hai offeso.
Profile Image for Vaso.
1,758 reviews226 followers
February 10, 2023
Βρισκόμαστε σε μια μικρή πόλη της νότιας Ιταλίας. Ο Φραντζέσκο, ένας ήσυχος νεαρός, ερωτεύεται την Κλαούντια. Η Κλαούντια είναι σαν εκείνα τα όμορφα πολύχρωμα πουλιά, που όσο τα κυνηγάς, τόσο αυτά φεύγουν μακριά σου. Έτσι κι εκείνη.. ατίθαση, αντιδραστική, με αιχμηρό λόγο και αντισυμβατική εμφάνιση, θέλει να ξεφύγει από τα τετριμμένα και τις δύσκολες καταστάσεις. Η μόνη σταθερά στη ζωή της είναι ο Φραντζέσκο...ο Φραντζέσκο που είναι ερωτευμένος μαζί της, αλλά δεν τολμά να της μιλήσει - δεν θέλει να τη χάσει από τη ζωή του. Εκείνη κάνει το μεγάλο βήμα, φεύγει για να ζήσει κι όσα ζει τα συζητά με το φιλαράκι της, που πάντα θα είναι εκεί. Που δεν μπορεί ή δεν θέλει να κάνει το ένα βήμα παραπέρα? Τι είναι αυτό που κρατά πίσω τον Φραντζέσκο κι εν τέλει, είναι άραγε ελεύθερη η Κλαούντια? Ή νομίζει ότι είναι?

Η σχέση των δυό αυτών ανθρώπων είχε πάντα μία δυναμικη, με την Κλαούντια πάντα στο τιμόνι. Η ανάγκη της να ξεφύγει, να επαναστατήσει, να γευτεί τον έρωτα την ηρωποιεί σχεδόν στα μάτια του Φραντζέσκο. Οι δυο αυτοί χαρακτήρες με δίχασαν, δεν με βοήθησαν να τους φέρω πιο κοντά μου. Η χθεσινή παρουσίαση του συγγραφέα στο Ιταλικό Ινστιτούτο με έκανε να κατανοήσω όλα όσα ήθελε να πει: για το γενέθλιο τόπο και την ανάγκη μας να ανήκουμε κάπου, τις μικρές κοινωνίες, την αναζήτηση της σεξουαλικής ταυτότητας και την ανάγκη να διαφοροποιηθούμε..
Μια πένα σύγχρονη κι ένας γλυκύτατος άνθρωπος που αγαπά τη λογοτεχνία μιας κι όπως ο ίδιος λέει, η λογοτεχνία μας βοηθά να αποδεχτούμε τον κόσμο....


3,5 αστέρια
Profile Image for Chiara Marcelli.
84 reviews3 followers
July 8, 2022
canovaccio basico delle pubblicazioni Einaudi degli ultimi tempi: storie di adolescenti in conflitto con la generazione precedente e rigorosamente raccontate in prima persona.

fortunatamente il premio Strega non è l'unico specchio della narrativa italiana contemporanea (anche se purtroppo uno dei pochi)
Profile Image for Michele Lamacchia.
Author 7 books16 followers
June 28, 2021
Noi due (spatriati) nel mondo e nell'anima.

“Le [nostre] pance erano simili, noccioli posati a metà di un esile gambo, il ventre gonfio dei tipi secchi”

“Vari son degli uomini i capricci: a chi piace la torta, a chi i pasticci!” (saggio popolare)

Amiche e amici, come state? Io bene. Ero qui con i miei amici peluche che seguivamo sul web un appassionato e trasversale dibattito sul concetto di “gusto” quando, a un certo punto, una delle convenute si è così espressa: “Il principio del non discutere sui gusti è un pessimo principio: i gusti sono importanti, poiché dipendono da strutture oggettive” e ancora: “Rispondere che «sono gusti» vuol dire deporre il problema.” (V. Nappi)

Può piacere o non piacere. Il gusto è soggettivo, d’accordo, ma esiste una base di unanimità oggettiva?

Mi chiedevo questo dopo aver letto con interesse Spatriati, il libro del pugliese Mario Desiati, edito da Einaudi.

“Attraversai lo spazio tra noi senza toccare col piede le fughe tra una mattonella e l’altra”

Questo libro, che conferma la buona penna dell’autore, mi è stato consigliato con molto entusiasmo da qualcuno. Non fossi stato pugliese e intriso di questi paesaggi (e passaggi) e non avessi fatto fatto le mie esperienze da lettore (dove tutto mi pare già letto) e da spatriato, sicuramente mi sarei espresso in modo meno neutrale, più "recensionista".

Tuttavia, Spatriati mi ha riportato alla mente periodi della mia vita in cui mi abbuffavo di storie, macinavo le trasgressioni metropolitane quelle più dure di Isabella Santacroce e le soft di Banana Yoshimoto, cominciavo a viaggiare, mi allontanavo dal provincialismo da alto-paesanesimo della mia regione, aprendomi a esperienze multiculturali europee. Tutto era possibile, nuovo, stimolante, invitante e io curioso. Ogni cosa, però, va contestualizzata.

“Lì dove si finiva avvinghiati in un unico corpo, dove il pudore si polverizzava, dove si arrivava a piangere perché l’acme del dolore tocca l’acme del piacere. Le dissi che lì avevo smesso di aver paura di ogni malattia. Chi entrava in questo posto si liberava dal male che aveva dentro sperimentando un altro tipo di male. Ho visto con i miei occhi il superamento dei limiti del corpo umano, il viaggio verso l’estremo.”

Se dovessi parlarne oggi, troverei stucchevole questo voler essere “anticonformisti”, diversi a tutti i costi. Poiché tutto sarebbe già visto e sentito. Ciò che avrebbe potuto essere un trend negli anni ’90, dovrebbe rimanere negli anni ’90 (oppure superarlo in potenza). Non farei numerosi richiami alla scrittura di quelle autrici già citate senza, peraltro, riuscire nemmeno da lontano a raggiungerne la forza evocativa.

Ricordo l’importanza dei dialoghi che devono essere veri, pieni e non sembrare forzati.

– Francesco, sai che per maledizione di Afrodite, Psiche poteva amare Eros soltanto al buio?
– Non so nulla, imparo sempre tardi.
– Nonostante i suoi cattivi auspici e nonostante lei non vedesse Eros, si amarono profondamente rimanendo nell’oscurità (…) Le sorelle invidiose del suo amore dissero a Psiche di accendere un lume per scoprire chi fosse il suo amante misterioso. Psiche dopo lunghe pressioni cedette e quando scoprì che il suo amante era niente di meno che il dio dell’amore in persona, cominciarono i guai per tutti.
– C’è una morale?
– Le morali lasciamole ai cattivi maestri.
– Poca roba, – commentò. – Lo apro io. Se è una bomba salvate le penne e io invece finisco flambée

Le esperienze vissute dai protagonisti anche: mi aspetto che parlarne serva ad arricchire la storia, a condurre un percorso, anziché essere buttate là, senza un fine (che, ripeto, dal mio punto di vista fosse un libro di trent’anni fa avrebbe un senso), rimanendo su carta solo come un elenco di luoghi comuni di quei tempi, un dagherrotipo anacronistico dei giovani sconvolti. E, da pugliese, troverei altrettanto ridondante la narrazione delle campagne, dei muretti a secco, degli ulivi, del paesello, di chi parte, di chi resta, e l’accenno alla malavita e alla malapolitica, con sottotrame aperte e lasciate sospese, inconcludenti (le “pistole” che non sparano). Da lettore, una cosa che poi non amo, in generale, sono gli spiegoni qui numerosi e gli infinti, indistinti dettagli delle descrizioni, i fotogrammi che anziché arricchire la storia appesantiscono la narrazione.

“Mi tese il pallone liscio e pulito, odorava di gomma. In quel momento pensai fosse l’oggetto più prezioso al mondo. Aveva una storia da raccontare.”

– Non puoi capire il piacere che provo davanti alla finestra con questi crepuscoli.
– Anche qui ci sono crepuscoli (…)
– Ci sono cresciuta e mi hanno fottuto un sacco di volte, ma sembrano colori sfregati col polpastrello, ora invece ho bisogno d’un cielo disegnato col diamante.

E ancora, non amo le continue e disarmanti banalità che possono infarcire una lettura già piatta e noiosa. Claudia che si mette con un uomo più grande di lei e questo che le chiede di vestirsi con la gonnellina e i calzettoni da scolaresca… Cioè, capisci cosa voglio dire? Un cliché talmente rodato che me lo aspetterei da un autore ingenuo e alle prime armi (tipo me) e non da uno in gamba, avviato ed esperto come il nostro. Da autore, poi, avrei almeno cura che le parole riportate come citazione in quarta fossero le stesse del libro (ma qui siamo proprio nel campo della puntarca, me ne rendo conto) oppure avrei fatto attenzione a non citare aerei che in Puglia non hai mai volato (deformazione professionale super-puntarca level pro).

“Mi dispiace, Claudia, ma oltre l’orizzonte che vediamo non possiamo andare, e chi viene da lì resta con noi solo il tempo necessario per capire che esisteranno sempre frontiere da onorare.”

Il libro di Desiati parte molto bene, si fa apprezzare per un tocco corposo ed evocativo ma così, rilanciato in modo discontinuo nel libro, lo stile prosaico sembra generare degli attriti nella scorrevolezza del testo. Non fossi stato pugliese e non avessi avuto le mie esperienze personali, sia come lettore che come umano, probabilmente avrei potuto parlarne (e in modo diverso).

“Claudia, non avevi sbagliato niente proprio perché avevi sbagliato tutto, avevi fallito sempre e le volte che ti avevo seguito erano state le uniche in cui ero stato davvero felice”

Ero tentato (cosa che, come sapete, è accaduta raramente nella mia carriera di lettore e con altri nomi di prestigio come Joseph Conrad, Donna Tartt, William Golding, Don Winslow, e qualcun altro), di interrompere la lettura e conservare un margine di speranza, di illusione: lasciare un finale aperto in questa avventura. Ma il libro, lungo il giusto (250 pagine circa più un’altra manciata di interessanti note alla fine di questi), mi ha portato alla sua conclusione.

Ne consiglio comunque la lettura agli appassionati di narrativa italiana e non, a chi vuole divertirsi a contraddirmi, agli spatriati come me, ancora in giro senza una casa dopo tredici traslochi tra mondi diversi con la valigia in mano, a chi ama la Puglia (con le sue contraddizioni, i suoi stereotipi, i trulli, le tarantelle e l’olio buono).

“Entro nel palmento, l’acqua bolle e ci faccio cadere dentro gli spaghetti, l’odore dei pomodori passati è formidabile. Cinque minuti, il tempo della cottura al dente, e poi un paio di minuti per infiorare il piatto con tre foglie di basilico”

Una cosa va detta: “Deve ancor nascere quel cuoco che possa contentare tutti i gusti”.

https://www.instagram.com/leparolecre...
Profile Image for Chiara F..
590 reviews47 followers
July 17, 2022
Ma davvero la giuria del Premio Strega è caduta così in basso? Una volta un premio letterario di questo calibro era riservato ad un’opera che aveva anima, valore culturale e stile.

Cosa ritroviamo qui? Un coattissimo libro che avrebbe potuto scrivere chiunque, senza spessore, sfibrato e finto trasgressivo. Sfigato come i protagonisti, avulso da qualsiasi forma di letteratura, nemmeno il linguaggio è forbito, curato, scelto.

Noioso allo sfinimento, desideroso di uniformarsi alla mentalità dilagante del gender fluid, Desiati vuole provocare, raccontare i party hard berlinesi attraverso la bocca di un prete mancato ed una ragazza irrisolta. Ma davvero dovrebbe descrivere la gioventù attuale? Quella che se ne va dalla provincia perché le sta stretta e si limita a vivere ai margini, senza arte né parte, in qualche capitale europea liberal and free alla ricerca del proprio senso nel mondo? Ma i ragazzi di oggi sono così?
Io spero di no, anzi non lo credo proprio!

Che tristezza!!!! Vedere gli scrittori che cercano a tutti i costi di ingraziarsi il pubblico pagante e le nuove lobby editoriali, facendosi portavoce delle tematiche lgtbq e del politically correct, è svilente e demotivante. Sempre peggio, insomma!
Profile Image for Ilaria Quercia.
409 reviews113 followers
June 27, 2021
Sono combattuta nel mio giudizio.
Ho trovato degli aspetti meravigliosi in questa scrittura: l'apertura di ogni capitolo introdotta da un 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗺𝗮𝗿𝘁𝗶𝗻𝗲𝘀𝗲 𝗼 𝘁𝗲𝗱𝗲𝘀𝗰𝗼, scelta poetica di sintesi per quelle che in italiano sarebbero state poetiche perifrasi emozionali, la descrizione della terra, delle tradizioni e delle personalità di paese, la scelta delle letture e della musica che accompagnano la prosa.
Apprezzatissima anche la 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗴𝗴𝗶 e dei loro caratteri negli anni, così come il parallelismo con le vite dei genitori.
Però... il periodo berlinese e l'𝗲𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗳𝗹𝘂𝗶𝗱𝗶𝘁𝗮', i rave party, i festini... non lo so, me li sarei risparmiata perché li ho trovati esagerati e soprattutto troppo fuori contesto rispetto alla storia.
𝗦𝘁𝗼 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗯𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗼𝗻𝗮!!!
Profile Image for Sara Morelli.
729 reviews76 followers
September 11, 2022
Devo ammetterlo, non è un romanzo che mi abbia toccato particolarmente, eppure sono molto felice che sia stato scritto e che abbia addirittura vinto lo Strega. É senza ombra di dubbio una ventata d'aria fresca nella letteratura contemporanea italiana, soprattutto per quanto riguarda la diversità e "fluidità" dei personaggi. In più ho trovato il rapporto tra Claudia e Francesco davvero tenero e mai banale. Tutto sommato un libro piacevole e ben scritto, peccato che la storia mi abbia detto poco - uno di quei tanto odiosi "non sei tu, sono io".
Profile Image for Rebecca.
129 reviews45 followers
July 20, 2021
non sono proprio cinque stelle piene, ma siccome so già che questa storia mi mancherà molto, ne mettiamo cinque. Ho amato molto questo romanzo, perché mi ha fatto sognare, mi ha fatto sentire capita, accolta. I personaggi sono spatriati, ma paradossalmente questo romanzo offre una patria a tutti quelli che, come Francesco e Claudia, sentono di non possederla. Una patria esistenziale, morale, non geografica. Un posto nel mondo che rifugge categorie, etichette. Un posto in cui essere la parte più pura e più vera di sé.
Profile Image for Marilù Cattaneo.
181 reviews20 followers
June 7, 2022
Madonnina che fastidio lei che vuol fare a tutti costi l’alternativa, ma è talmente tanto mainstream che finisce a vivere a Berlino e andare a fare clubbing e OMIODDIO CHE ORIGINALITÀ abbracciare il gender fluid che insomma, nessuno è proprio etero al 100% ma magari lo ribadisco per bene così poi magari ci butto dentro il fatto che sono una clubber giovane alternativa e gender fluid a Berlino, ammazza che originale
Il resto è talmente inutile che dopo pochi giorni l’ho già dimenticato.
Unica nota positiva di sto libro innocuo: si lascia leggere in fretta
Profile Image for chaomanu.
26 reviews26 followers
September 19, 2021
Questo romanzo va a toccare le corde di chi, perso o mai trovato, si è sempre sentito inadeguato, senza robuste radici a tenerlo ben ancorato - in cielo o in terra, poco importa. Desiati racconta i turbamenti di una generazione, l’impronta di inquietudine lasciata dal passare degli anni che ci lasciamo alle spalle mentre cerchiamo, spesso invano, di capire chi siamo e dove siamo diretti
Profile Image for Giulia_juintravel.
118 reviews11 followers
September 24, 2021
2.5 stelline. Lo stile mi sarebbe anche piaciuto, ma nell'insieme ho trovato questo libro un concentrato di luoghi comuni.
Profile Image for Camilla.
38 reviews33 followers
July 25, 2022
La lettura di questo libro, che per me doveva essere una pausa da altre letture che al momento mi coinvolgevano di più e che volevo gustare con più lentezza, è durata uno schiocco di dita. Desiati scrive bene e sa come trascinarti in una storia che si arricchisce dei racconti di gioventù del protagonista, sempre mescolati agli eventi di un presente vertiginoso, ma soprattutto per merito degli scorci pugliesi, delle descrizioni delle realtà (e delle profonde verità) paesane del meridione. Con questi ultimi ingredienti Spatriati, che già mi incuriosiva per un tema che resta attuale e che sento mio, è riuscito ad avere la mia attenzione e a farsi leggere con curiosità. Ma. Ma. Io non ho trovato “spatriati” ma due ragazzi - e adulti poi - molto annoiati e insoddisfatti. Francesco è sostanzialmente un inetto che vive del respiro di Claudia, che dice di amare ma un po’ forse, non troppo in profondità, non vorrebbe che essere lei essendo egli privo di una indipendente personalità. Claudia, unico personaggio con del potenziale nella vicenda, legge, viaggia, conosce, esplora se stessa e quel che la circonda eppure non è libera, mai. Rifiuta di tornare a Martina ma d’altra parte le sue origini la perseguitano e anche quando ne sente la mancanza respinge la nostalgia come si fa con una mosca fastidiosa. Perché? La sua sofferenza è comprensibile ma in alcuni passaggi io ho percepito solo nevrosi e insofferenza generale, non sempre motivata. Persino la trasgressione del periodo berlinese (necessaria?) sembra solo un’allucinazione di desideri che dopo l’acquolina e la fame lasciano il tempo che trovano. Come han detto altri la storia si nutre anche di parecchi cliché, luoghi comuni sul Sud, sul Nord, sull’Italia tutta e sull’espatrio (non ho ancora ben chiare le ragioni che portano il protagonista a Berlino ??), sulle tradizioni e sulle morali radicate (sì Francesco, lo abbiamo capito che sei “diverso dagli altri” uomini della tua terra non è necessario ripeterlo ogni volta che ti confronti con un essere umano di sesso maschile), sulla sessualità e sul piacere. Spatriati vorrebbe raccontare la fluidità dell’esistenza in tutti i suoi aspetti ma finisce per sgretolarsi in un becero manicheismo in cui si perdono le sfumature delle cose.
Ps. Posso dire che la storia della tragica fuga dalla propria “casa” e dalle proprie origini ha un po’ scocciato? Che è vero che molti sono alla ricerca convulsa di un proprio posto nel mondo, un luogo in cui mettere a frutto le proprie ambizioni o semplicemente trovare lavoro e stabilità ma che non sempre questo significa sradicarsi e soffrire irrimediabilmente per tutta la vita?

Se ti è piaciucchiato Spatriati ti consiglio autrici che riescono a raccontar meglio la storia “di chi fugge e di chi resta”: Elena Ferrante e Claudia Durastanti.
628 reviews35 followers
September 15, 2021
Mi aspettavo qualcosa in più, invece mi sono trovata davanti a un mediocre racconto di narrativa contemporanea italiana. Seguiamo la storia di Claudia e Francesco, lei determinata e spregiudicata, lui succube e anonimo. Seguiamo la loro voglia di liberazione e la loro crescita, ma lo facciamo sempre da spettatori: non entriamo mai davvero nella storia, non ne veniamo assorbiti, rimaniamo impassibili a leggere quello che succede ad altri. Mi aspettavo di più perché di storie simili ne ho lette tante, ma il coinvolgimento era sempre presente. Qui invece no, il romanzo parte bene, ma poi si perde per strada, lasciando il posto a prodezze sessuali di cui, francamente, mi importa poco o nulla. Peccato.
Profile Image for RangerSix.
136 reviews5 followers
July 16, 2022
Mario Desiati ha studiato Giurisprudenza, è stato caporedattore della rivista Nuovi Argomenti, redattore di Mondadori e direttore editoriale di Fandango Libri. Ha scritto poesie e romanzi. Candidato dal suo ex collega Alessandro Piperno, anche lui ex redattore di Nuovi Argomenti, è il vincitore del Premio Strega 2022.

In "Spatriati" la storia è semplice. Il protagonista radicato al paese di origine pugliese, Martina Franca, timido, passivo e poco incline a guardarsi dentro, che aspetta tutta la vita il suo amore, che è invece una ragazza prima e donna poi attiva, dura, emancipata e spregiudicata, sempre alla ricerca di situazioni limite. Lei si trasferisce a Milano, lui rimane al paese, poi a Berlino finché lui non la raggiunge.

Molti i temi che il romanzo sfiora o indaga, dalle pulsioni al limite con l’obiettivo di una rivalsa sociale e il contrasto alla visione chiusa e patriarcale della famiglia di origine, il gender fluid, la non appartenenza, la mancanza di radici e di un posto da chiamare casa.
A differenza della trama, la missione che Desiati si pone con "Spatriati" non è semplice.
Sulla carta il punto di vista tematico non ha nulla di originale, ma questo non è necessariamente un fattore negativo, anche Romeo e Giulietta, in fondo, è una delle tante storia d’amore travagliate.
Un ragazzo con problemi a definire la propria identità sessuale si scontra con la mentalità del sud – vicina ai dogmi ecclesiastici, alle cerimonie, chiusa e rivolta al centro di se stessa, per nulla incline all’apertura e alla sperimentazione – e, seguendo il suo amore Claudia, fugge verso l’apertura delle città del nord. Berlino, dove ognuno può essere quello che sente dentro.

Parlare di tutto questo senza incappare nei cliché o nel già sentito è difficile.
Allora avremo un protagonista che non riesce ad accettare (e capire fino in fondo?) la propria sessualità, una ragazza confusa alla ricerca di qualsiasi esperienza purché trasgressiva ed eccessiva (che fa tanto Christiane F., se di Berlino si vuol parlare), una madre fedifraga e comprensiva, un’amica che fa della precarietà esistenziale borderline una bandiera, un modo di essere. C’è anche il neonato, alla fine, che ricorda tanto certe ambientazioni almodovariane.
Episodi già raccontati in mille salse, come il ragazzo timido e innamorato che per rivelarsi racconta all’amata “di un amico a cui piace una misteriosa ragazza…”.
Da un autore che è anche poeta ci si poteva aspettare una prosa più armoniosa, più temeraria, invece è tranquilla e, come il protagonista della storia, sembra non voler mai osare, mai prendersi un rischio. E da un Premio Strega, la scrittura è una cosa che ci si aspetta potente, sicura, solida e, quando serve, spietata.

Ma il limite più grande del romanzo è il seguente.
L’autore cerca di raccogliere una storia attuale, tentando in qualche modo di stupire; vuole parlare di cose spinose, dissacranti, caustiche, fastidiose per il perbenismo da opinione pubblica, ma senza la forza narrativa (e il coraggio?) per farlo. Allora si trovano episodi spiazzanti, buttati in mezzo alla narrazione così, che appaiono forzati, inseriti apposta perché dovevano esserci delle parti forti.

– Sei bella quando leggi le poesie.
– Sono meglio quando mi masturbo.


Questa debolezza di fondo porta il lettore a storcere la bocca leggendo scambi di questo tipo, a dire all’autore: Ma perché? Non sei Welsh, non sei Palahniuk.
E non è che tu, autore, non possa esserlo a tua volta, non è che questo tipo di scambio appartenga al novero di un linguaggio riservato a loro, è che devi trovare una tua cifra. Univoca, che involi il lettore in una direzione ben definita, con un solo approccio. Lettore a cui, trovandosi davanti certe frasi o situazioni, non venga da pensare: Cosa c’entra? Perché? Cos’è, una frase buttata lì per fare la “risposta forte”? E poi?
Se personaggi, dialoghi e situazioni non sono debitamente preparati a livello drammaturgico, il lettore è portato a dubitare della sincerità degli stessi e la narrazione perde forza e credibilità.

Come l’episodio in cui Claudia si leva la gonna e rimane in mutande nell’androne di casa sua. Così, senza motivo. Anzi, per sentirsi “LIBERA”, come annoterà subito dopo sul taccuino (per spiegare al lettore incredulo il perché della sua azione stonata – che invece sarebbe una trovata scenica efficace per un film).
Ecco, trovate sceniche simili sembrano buttate lì di tanto in tanto per fare succedere le cose forti. Come quando il protagonista, fatalista e totalmente succube della vita, si mette a fare il duro con i delinquenti mezzo mafiosi che lo minacciano.

– Lo sai chi ci manda?
– Non lo so e non mi interessa –. Giocavo a fare il duro.


Non voglio dire che il libro sia scevro di pagine di bella scrittura, evocative di immagini e sensazioni, si veda ad esempio:

Il piacere ha un colore e il nostro era il bianco, come il marmo contro il quale le premevo le ossa; era neve, latte, calce. Pensai alle pietre del mio paese, che in estate sono accecanti. La calce disinfetta i palmenti, monda i sottani e i colli dei trulli. Eravamo un unico corpo.

Apprezzo molto questo tipo di prosa poetica. Peccato che sia usata per descrivere momenti come quelli appena citati, in cui il lettore si chiede “ma perché?”. In questo caso, per esempio, Claudia e il protagonista Francesco stanno facendo sesso in una piscina pubblica, con tanto di ignari spettatori. Così, dal nulla, lei ha manifestato la voglia di andare a fare un bagno e, con la stessa naturalezza, di scopare.

Mi rivolse un’occhiata di sfida.
– Lo faresti ora con me?
– Sempre.

"Spatriati" è un libro che non mi ha convinto, che ho finito a forza, scettico, distante. Il romanzo incerto di un autore che si propone di toccare tematiche scottanti senza avere l’adeguato controllo del mezzo per farlo.
Profile Image for Gabrielė || book.duo.
331 reviews340 followers
January 12, 2024
Šiek tiek Rooney-iška istorija apie dešimtmečius trunkančius dviejų žmonių santykius, keliaujanti nuo pat paauglystės laikų, kuriuose pilna užsispyrusio užtikrintumo ir kančios, iki žengimo į suaugusiųjų pasaulį, kur atsiranda kur kas daugiau klausimų ir abejonių, viską baigiant laikotarpiu, kuris įprastai visuomenėje nebėra siejamas su savęs ieškojimu, bet šiame kūrinyje veikėjai iki pat paskutinių knygos puslapių vis šį bei tą atranda. Gilūs ir labai įvairialypiai jų portretai įtraukia, autorius nieko nevaizduoja nei absoliučiai gero, nei visiškai blogo, čia nėra moralizavimo, pamokymų ar paniekos, tik labai labai tikri jausmai.

Pirmiausia širdį šiame kūrinyje pavergė dialogai – jie trumpi, bet taiklūs ir unikalūs, labai spalvingi ir padedantys geriau pažinti veikėjus. Leistis į šią kelionę buvo įdomu – pradžia atrodė gal kiek lėtoka, istorija galiausiai įgavo pagreitį, o ir personažai ėmė rūpėti kur kas labiau. Daug čia kapstymosi po vidinius demonus, daug abejonių, daug meilės, kurios kartais lyg ir nebėra kur padėti. Patiko ir pati išvykėlių idėja, pamąstymai, ką po savęs paliekame ten, kur užaugame, ir ar kada nors vėl galime ten sugrįžti ir būti pilnaverčiais žmonėmis, o gal visgi išvykę kažką praradome ir to nebesusigrąžinsi.

Puikus vertimas ir apskritai labai lengvai plaukiantis tekstas, kuriame sutalpinta tikrai daug – patys įvairiausi žmonės ir pati įvairiausia meilė. Man, mėgstančiai pasikapstyt po žmonių vidų, dažnai susižavinčiai būtent tokiomis metų metus trunkančiomis meilės (o gal veikiau tikros draugystės ir bendrystės) istorijomis, knyga buvo puiki metų pradžia.
Displaying 1 - 30 of 670 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.