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Il Ragazzo Selvatico - Quaderno di Montagna
Trent'anni, un inverno difficile e la sensazione di non andare da nessuna parte: "Mi sentivo senza forze, sperduto e sfiduciato. Soprattutto non scrivevo, che per me è come non dormire o non mangiare". Così Paolo Cognetti ricorda la crisi che l'ha portato a lasciare Milano e trasferirsi per una lunga stagione in una baita di montagna, in cerca di un nuovo inizio. Le letture di Thoreau e Rigoni Stern, l'esplorazione del mondo selvatico, il rapporto con la solitudine, l'incontro e poi l'amicizia con i montanari, nel diario di un'autentica avventura esistenziale che ha ispirato tanti lettori.
160 pages, Paperback
Published August 29, 2025
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Community Reviews
Displaying 1 - 11 of 11 reviews
August 8, 2025
Cognetti l'ha fatto di nuovo. Mi ha fatto realizzare che vivo in un posto bellissimo, dovrei pensarci un po' di più e darlo meno per scontato.
February 28, 2026
Il solito Cognetti, scritto bene, tempi giusti, un diaro che ti rilassa e ti porta nel luogo dove è stato scritto.
Sempre un piacere addentrarsi nei racconti di Paolo.
Sempre un piacere addentrarsi nei racconti di Paolo.
February 9, 2026
comunque qualsiasi cosa scriva Cognetti e soprattutto ogni volta che si parla di montagna, a me piace sempre!!!!!
April 18, 2026
Questo è uno di quei libri che mi fa dire “quanto avrei voluto scriverlo io”.
Mi sono riconosciuta in ogni riga, dalla prima all’ultima.
In ogni sensazione, in ogni emozione, in ogni sconfitta.
Un racconto che è la perfetta metafora dell’andare e del tornare dalla montagna. Dei sentimenti che ti provoca l’arrivare da lei e poi il dover andare via. Il tutto scandito dalle stagioni, dalle loro peculiarità uniche, che in montagna si amplificano ancora di più.
Un altro libro di Paolo Cognetti che ho amato dall’inizio alla fine.
Mi sono riconosciuta in ogni riga, dalla prima all’ultima.
In ogni sensazione, in ogni emozione, in ogni sconfitta.
Un racconto che è la perfetta metafora dell’andare e del tornare dalla montagna. Dei sentimenti che ti provoca l’arrivare da lei e poi il dover andare via. Il tutto scandito dalle stagioni, dalle loro peculiarità uniche, che in montagna si amplificano ancora di più.
Un altro libro di Paolo Cognetti che ho amato dall’inizio alla fine.
May 20, 2026
Cognetti è capace di farti sentire la montagna. E in questi diario-racconto ti fa sentire ancor di piú tutto il suo amore e l'immenso rispetto per la montagna.
Meno "asciutto" e meno incisuvo nello stile rispetto alle opere successive, come Le Otto Montagne, ma comunque molto bello.
Meno "asciutto" e meno incisuvo nello stile rispetto alle opere successive, come Le Otto Montagne, ma comunque molto bello.
December 8, 2025
Costellazioni di solitudini.
La mia idea di fine settimana (con qualcosa in più). Cognetti apre le porte alle sue montagne, quelle più intime, e alle vite, umane e animali, che ha incontrato nel suo percorso: Remigio, Gabriele, gli inquilini dei rifugi, i caprioli e le marmotte, i boschi e fantasmi di villaggi che non esistono più. Così il quaderno di montagna è un viaggio sia per evadere dai propri mostri, una fuga impossibile poiché anche lontano dalle proprie città di pianura non ci si riconcilia mai con la propria solitudine, nonostante le nuove abitudini che lo stile di vita della baita impone (l’orto selvatico, accendere un fuoco, la fatica, il freddo) sia nella nostalgia per un passato che non è mai esistito, in una leggendaria età dell’oro dei personaggi. I giorni non conoscono orologi, solo l’incedere lento delle stagioni, il morire del giorno allo spegnersi dell’ultima candela, l’odore di zuppa di cipolla, lana umida e fumo di legna.
La mia idea di fine settimana (con qualcosa in più). Cognetti apre le porte alle sue montagne, quelle più intime, e alle vite, umane e animali, che ha incontrato nel suo percorso: Remigio, Gabriele, gli inquilini dei rifugi, i caprioli e le marmotte, i boschi e fantasmi di villaggi che non esistono più. Così il quaderno di montagna è un viaggio sia per evadere dai propri mostri, una fuga impossibile poiché anche lontano dalle proprie città di pianura non ci si riconcilia mai con la propria solitudine, nonostante le nuove abitudini che lo stile di vita della baita impone (l’orto selvatico, accendere un fuoco, la fatica, il freddo) sia nella nostalgia per un passato che non è mai esistito, in una leggendaria età dell’oro dei personaggi. I giorni non conoscono orologi, solo l’incedere lento delle stagioni, il morire del giorno allo spegnersi dell’ultima candela, l’odore di zuppa di cipolla, lana umida e fumo di legna.
June 2, 2026
Un tipo di scrittura che mi lascia incollata per ore. Un potere descrittivo straordinario che si esprime in ogni animale e in ogni albero o elemento naturale protagonista della sua montagna. Personaggi al pari degli esseri umani che incontra. Ho percepito gli odori dei prati, i colori delle stagioni che si susseguono, il dolore delle altitudini e dei ghiacciai, il calore della Barbera di Gabriele davanti a un fuoco. Chissà quale cura delle relazioni ha dovuto imparare l'autore per saper raccontare così quei tratti di vita.
June 29, 2026
Una avventura personale alla ricerca di un senso . L' evoluzione del protagonista, il rapporto fisico con la natura e la montagna, la profondità delle relazioni, quelle essenziali, con l' ambiente circostante e le sue stagioni, con la fauna selvatica, con i due amici conosciuti lassù, con Lucky. Magistralmente accompagnato dalle illustrazioni di Alessandro Sanna.
June 4, 2026
Un ragazzo cansat de la ciutat se’n va a viure a la muntanya a aprendre a viure amb una pau i un ritme que fins ara no sabia que necessitava.
“ A casa hi tinc tres cadires: una per la sol·litud, dues per l’amistat i tres per la companyia”.
“ A casa hi tinc tres cadires: una per la sol·litud, dues per l’amistat i tres per la companyia”.
February 12, 2026
e viene voglia di fare lo stesso passo che ha fatto lo scrittore, chissà se il coraggio verrà.
April 21, 2026
Sicuramente meno coinvolgente di Otto Montagne. Risultato più asciutto e mi ha trasportato meno nell'ambiente di montagna. Mi aspettavo anche un po' più di introspezione ma ne ho ricevuta poca.
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