Ho avuto la possibilità di presentare questo romanzo davanti a un pubblico di lettori nell'ambito della manifestazione "La Pieve che legge" organizzato dalla biblioteca (fantastiche Nadia e Maria, le 2 bibliotecarie) in collaborazione con Flavio, il mio amico libraio e gli Spaginati, un gruppo di bravissimi lettori/interpreti.
Io, e metto proprio io all'inizio della frase perché mi assumo tutta la responsabilità di quello che sto per scrivere, ho avuto la possibilità di liberarmi di un po' del mio snobismo letterario, perché? Perché questo bellissimo romanzo è stato pubblicato in una collana di romanzi rosa, o detti anche women's fiction (perché sempre queste categorizzazioni?) avendo anche letto harmony e felicia kingsley, nonché le famose sfumature e twilight e considerandole principalmente letture di intrattenimento, soffro di un leggerissimo pregiudizio, se penso a qualcosa che voglio leggere, vado su altri autori, altre case editrici, altre collane.
Il mio libraio però mi ha fatta incuriosire, mi ha fatto immaginare questa foresta trentina, queste donne indomite, lo scenario della grande guerra.
Tralascio la storia e la trama, quella si trova ovunque.
All'inizio facevo un po' di fatica ad entrare in sintonia perché lo stile molto descrittivo mi rallentava e io da lettrice ingorda vorrei andare avanti alla velocità della luce, mangiarmi le parole una dopo l'altra. Questa narrazione non te lo permette, perché l'autrice costruisce tutta la scena davanti ai tuoi occhi e ci tiene proprio che tu ti soffermi, sulle forme, i colori, crea l'atmosfera. Tra l'altro coerente anche con la storia che viene raccontata anche attraverso gli occhi di una pittrice.
Lena e Eva, sono persone che hanno cura, che donano amore, che non si girano dall'altra parte, e quello che esce da questa storia implica anche una serie di valori e un modo di raccontare la vita che ne ha rispetto, cura, voglia di preservarla e di viverla nel migliore dei modi.
Mi è venuto spontaneo a un certo punto paragonare questo romanzo al film Vermiglio di Maura Delpero, l'atmosfera è un po' simile, soprattutto mi sono chiesta, perché andiamo sempre a rifugiarci nel passato, perché scegliamo di ambientare le storie (che sono sempre attuali, guerre amori gioie e disgrazie sono materia di vita in ogni epoca ahimè) in questo tipo di passato? è una sorta di fuga? è per dargli più dignità? cosa ci rende scomodo il presente per portare sotto i riflettori una serie di valori?
Mi è piaciuto molto il modo di raccontare le donne, soprattutto ho potuto un po' riconoscermi all'interno di questi personaggi, forse perché proprio raccontate da una donna...
e in ogni caso, gli uomini li ho trovati piuttosto credibili.
Insomma, tante cose dentro a queste pagine hanno reso questa women fiction un romanzo profondo e ricco... eh, dimenticavo, passata la metà ne succedono di tutti i colori... quindi una lettura anche piena di azione e storie che poi vengono svelate e chiarite e danno soddisfazione al lettore.