L’amore è un bisogno dell’uomo: un legame che mette insieme due persone facendo trovare a ognuno sicurezza nell’altro. La sorgente dell’amore si lega alla percezione del proprio limite, della fragilità umana. Non riguarda solo «lui» e «lei», esiste anche tra fratelli, tra padre e figlio, tra madre e figlio. C’è nell’adolescenza, diverso da quello che nasce nella vecchiaia. Domina la convinzione che l’amore appartenga alla magia, che sia promosso da «un colpo di fulmine», da «un’attrazione fatale», fino all’immagine di due mezze mele che per caso costituiscono, nell’unione, un frutto unico. Ma è una mitologia da superare. Questa Lettera è rivolta a tutti, giovani e adulti, e mostra che un «vero» amore è una costruzione e richiede la verifica di condizioni che emergono dall’esperienza quotidiana. Non si riducono all’attrazione o alle emozioni di una «sera indimenticabile». Non basta un semplice contratto, ma occorre godere della condivisione e ancor più del compromesso, inteso come saper trasformare due idee diverse in un’unica visione: una risorsa sottovalutata ma necessaria, affinché la relazione d’amore disegni una storia esistenziale che gode del presente, ma senza dimenticare il futuro, come lo spazio dei desideri. Solo così si perpetua quella «forza straordinaria che è parte inestricabile dell’umano».
Vittorino Andreoli, nato a Verona nel 1940, si laurea in Medicina e Chirurgia all'Università di Padova con una tesi di Patologia Generale sotto la guida del Prof. Massimo Aloisi. Continua la ricerca sperimentale presso l'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano, dedicandosi interamente all'encefalo ed in particolare alla correlazione tra neurobiologia e comportamento animale e umano. Dopo essersi laureato lavora in Inghilterra all'Università di Cambridge e successivamente negli Stati Uniti: prima alla Cornell Medical College di New York e successivamente alla Harvard University ,con il professor Seymour Kety, direttore dei Psychiatric Laboratories e della Cattedra di Biological Psychiatry. In questo periodo è assistente all'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano, dove si rivolge alla ricerca neuropsicofarmacologica. Il comportamento dell'uomo e la follia diventano ben presto il fulcro dei suoi interessi e ciò determina una svolta nel suo impegno verso la neurologia e successivamente la psichiatria, discipline di cui diventa specialista. Lavora alla Harvard University col Prof. S.S.Kety, con un'impostazione psichiatrica che sembra permettere l'integrazione tra interessi biologici sperimentali e clinica. Vittorino Andreoli è ateo ma preferisce definirsi "non credente": cfr. l'intervista di Roberto Carnero sul suo libro "Il Sacerdote" - Rizzoli, Milano, 2008; testo in cui sviluppa estesamente la differenza tra le due posizioni. È stato direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona - Soave. È membro della New York Academy of Sciences. È presidente del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association. Si oppone fermamente alla concezione lombrosiana del delitto secondo cui il crimine veniva commesso necessariamente da un malato di mente, e sostiene la compatibilità della normalità con gli omicidi più efferati. Nel periodo compreso tra il 1962 e il 1984 egli formula, e per certi aspetti anticipa, l'importanza della plasticità encefalica come "luogo" per la patologia mentale e, dunque, sostiene che l'ambiente contribuisce a strutturare la biologia della follia insieme all'eredità genetica. Consegue la Libera docenza in Farmacologia e Tossicologia. Dal 1972 diventa Primario di psichiatria e da allora ha esercitato la professione nell'ambito delle strutture pubbliche con i diversi cambiamenti succedutisi dal punto di vista dei sistemi di assistenza al malato di mente e fino al 1999. È co-fondatore e primo Segretario della Società Italiana di Psichiatria Biologica. Presiede per molti anni La Session on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association di cui attualmente è President of Honour. Fondatore e co-direttore dei Quaderni Italiani di Psichiatria per vent'anni. Membro italiano al Safety Working Party della The European Agency for the evaluation of Medicinal Products dal 1998 al 2001. Docente di "Psicologia generale" e di "Psicologia della crescita" presso l'Università del Molise negli anni 1998 - 2001. È Membro della New York Academy of Sciences, dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere e dell’Accademia di Agricoltura Scienza Lettere e Arti (Verona). I suoi contributi scientifici più significativi si legano ai seguenti temi: 1. La plasticità del cervello come "luogo" per la patologia mentale e quindi campo della psichiatria; in questo ambito sostiene che l'ambiente (l'esperienza) contribuisce a strutturare il cervello. 2. Le comunicazioni non verbali (ambito grafico, mimico, sonoro, ritmico) in psichiatria, come ampliamento del rapporto tra paziente e medico, ma anche come espressione che può giungere fino all'arte; 3. Il rapporto stretto tra cultura e psichiatria e dunque la psichiatria come disciplina che è anche parte della antropologia; 4. Lo studio dei comportamenti estremi e l'analisi dell'omicidio con un ì contributo alla psichiatria applicata alla giurisprudenza. In particolare sostiene la compatibilità tra normalità e omicid
Un vero e proprio inno all' amore! Parla di questo complicato, ma vitale, sentimento affettivo, dal suo generarsi al suo spegnersi (per separazione o lutto) ed in tutte le sue forme, dall' A. di coppia, all'amore filiale, sottolineando e ribadendo che fondamento imprescindibile è la necessaria presenza di una CONSOLIDATA IDENTITÀ INDIVIDUALE. Se c'è viene rafforzata dal legame d'amore, se manca si genera un negativo rapporto di dipendenza per cui uno si aggrappa all' altro. L' A. è la condizione in cui domina la differenza ma dove, nello stesso tempo, scompare il POTERE perché il principio primo di questa relazione non è IMPORRE ma FARE per l'altro. Ciò che conta è il bisogno dell' altro, la costituzione di un'alleanza che aiuti a vivere, in modo che vivendo CON e PER l'altro si scopra e si percepisca il proprio senso. L'amore non è un fiore che nasce sulla fortuna, con la bacchetta magica, ma è un fenomeno umano CHE SI PROMUOVE, SI COSTRUISCE e lo SI MANTIENE. Rappresenta anzi la più grande costruzione, utile a vivere ed apprezzare l'avventura esistenziale, capace di trasformare la "valle di lacrime" in una gioia di essere nel mondo e di desiderare di poter continuare ad esserci. L' A. è dinamico e va continuamente ricreato ed è tale freschezza a portare straordinari effetti, sia sul piano delle esigenze di ognuno, sia per la vita sociale. E così, si vive entrambi "meglio"!! In sostanza l'uomo non ha bisogno di una libertà individuale o assoluta, ma di vivere in un legame d'amore, all'interno di un gruppo di persone care, in un' unione che ha il segno di un'appartenenza ancora più vasta. Si parla quindi di sicurezza, condivisione, forza esistenziale, cooperazione, conflitto, discussione, mediazione, arricchimento, costruire il futuro, analizzare i desideri, progettare; di fiducia=certezza=serenità; ma anche di tristezza=frustrazione=rabbia!!! Contenuto interessante ma testo non sempre scorrevole forse la forma della lettera non è proprio azzeccata, i temi fondamentali sono ripresi varie volte e ribaditi in forme diverse generando quindi un discorso poco schematico, più adatto ad una conferenza che ad un saggio scritto. Si percepisce comunque l'accorato appello di chi è veramente e profondamente INNAMORATO dell'AMORE..... Quindi tre stelle!!!!!