I giudizi su questo autore dati dai suoi lettori sono davvero controversi. Ho sentito e letto pareri assolutamente contrastanti tra loro, accompagnati spesso, però, da una critica che pare accomunare sia i suoi detrattori che i suoi sostenitori, ossia che Baricco sarebbe un insopportabile presuntuoso. Da cosa lo desumano, non lo so. Personalmente, non avendo ahimè la fortuna di conoscerlo personalmente, non saprei proprio dire se lo sia o no. Quel che è certo è che lo reputo uno dei migliori scrittori italiani viventi.
Ho saputo della sua esistenza tanti anni fa, quando condusse una riuscitissima trasmissione dedicata alla letteratura, che si chiamava Il circolo Pickwick. Assieme alla figlia di Zucconi (di cui ora mi sfugge il nome), presentava in un modo garbato e contemporaneamente inusuale libri di scrittori antichi e moderni. Il programma ebbe un notevole successo, anche considerando che si rivolgeva necessariamente ad un fascia culturale medio alta e che il numero delle persone che legge non è altissimo in questo paese.
Spinta dalla curiosità, acquistai Novecento, di cui avevo sentito parlare e che era un monologo nato per essere rappresentato a teatro.
BANG!!! Rimasi fulminata. Lo stile di scrittura era quanto di più originale e personale si potesse pensare. Erano anni che non leggevo qualcosa di veramente innovativo. Sembrava musica, sembravano note, invece che parole. L’ho divorato due volte di seguito senza soluzione di continuità, rammaricandomi della sua brevità.
Poi, cominciai la caccia a Castelli di rabbia, che pareva introvabile ...
... pareva introvabile, ma io sono testarda e, gira che ti rigira, finalmente scovai una libreria che ne aveva ancora qualche copia. Confesso di essere stata un poco titubante, quando ho iniziato la lettura. Temevo di restare delusa. Capita, talvolta, no? Una persona ti fa una grande impressione e tu ne cerchi ancora la compagnia, perché ti aspetti di ritrovare lo stesso piacere, perché pensi che sia fatta proprio in quel certo modo lì, un modo che a te soddisfa e invece … invece poi salta fuori che non è affatto così, non era quella credevi tu. E a me Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento era proprio piaciuto. Non era proprio una persona, ma non era nemmeno un fantasma; non parlava neanche tanto, ma non è che stesse proprio zitto ...
“Cos’era?”
“Non lo so”
“Quando non sai cos’è, allora è jazz”
Ecco, avevo paura che non avrei più trovato “il jazz”. Non m’importava che non si chiamasse più Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, purchè fosse “jazz”.
Ma lo era, lo era eccome. E questa volta si chiamava Signor Rail. E se Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento restò sempre su una nave per avere tutti i sogni del mondo e vivere tutte le vite possibili, il Signor Rail aveva tanti sogni ed una vita per realizzarli. Non importa se poi le corde hanno finito per spezzarsi: la sua musica è riuscito a suonarla lo stesso.
Sospiro ... beh, impossibile fare di meglio, ho pensato allora. Mi sbagliavo. Mi sbagliavo perché poi è arrivato Oceano Mare. Che non era più “jazz”, era un’altra musica, una musica che ancora non esisteva ...
... non esisteva, ma cominciava ad esistere mentre leggevi, e più leggevi più si faceva chiara, più si aggiungevano strumenti. Ognuno suonava la sua musica, sì, proprio la sua, ma, per quanto strano possa sembrare, andavano tutte d’accordo. Non l’avresti mai detto, ma andavano tutte d’accordo. Erano diverse, ma andavano d’accordo. E così ti ritrovavi lì, con lo sguardo imbambolato, di fianco a Bartleboom per cercare di capire dove davvero finisce il mare ...
E così ti ritrovavi lì, con lo sguardo imbambolato, di fianco a Plasson per cercare di capire dove davvero comincia il mare ...
E così ti ritrovavi lì, con lo sguardo imbambolato, di fianco ad Ann Deverià, sapendo di dover stare attento, molto attento, perché sarebbe bastata una minima distrazione per innamorarsene ...
E così ti ritrovavi lì, con lo sguardo imbambolato, di fianco a ... no, in realtà è che senza accorgertene avevi già fatto le valigie e stavi per partire per raggiungere la locanda Almeyer prima che “si disfasse in mille pezzi nell’aria”.
Eh ... questa sì che era musica ... e dove la trovi, ora, un’altra musica così ... una musica che sia “jazz” e che esista e non esista ...
... beh, la trovi in Seta. Però bisogna procedere piano, per udirla, e con passo lieve, perché è sopra l’anima di un uomo che stai camminando e sopra il cuore di una donna. E si sono già fatti molto male da soli, anche se non era questo che volevano. Dunque, ascolta, ma non dire nulla: ha già detto tutto lei e, forse, parole d’amore così belle non le sentirai mai più. Conservane l’eco sommesso. Non è con la ragione che si intende questa musica.
E poi arrivò City, che non piacque a molti. A me sì, però. Era musica anche questa, ma straordinariamente moderna ed era accompagnata, in sottofondo, dal rumore di tacchi alti sull'asfalto, da un crepitio di pallottole in lontananza e dal suono attutito dei pugni che colpiscono allo stomaco.
Poi, per un certo periodo ci fu il silenzio. Beh, scrivere non è che lo si possa fare ogni giorno, dalle 9 alle 17:00, come se si fosse uno di quelli che vanno in ufficio tutti i giorni. Bisogna avercela qualcosa da dire, no? Se non hai una buona storia in testa, è del tutto inutile mettersi davanti ad un foglio bianco, altrimenti poi ti capita di scrivere frasi sul tipo di "multiformemente ambivalente" e non è che ci fai tanto una bella figura, no? Intendiamoci, non ho niente contro coloro che vanno in ufficio tutti i giorni, ci mancherebbe altro. Solo che scrivere non è così. E non è neppure che debba importare granchè se si fa una bella figura o no. Solo che scrivere significa comunicare e farsi capire. Altrimenti tieni un diario, che è meglio per tutti.
E poi c'erano gli articoli, i commenti letterari e la scuola di scrittura. Uè, mica si è Alessandro Baricco per niente, no?
E poi ... e poi arrivò Senza sangue. E qui la musica non l'ho sentita. Eppure, come lettrice, ho l'orecchio fino. Non è che sia rimasta delusa, no. Questo scrittore mi aveva già regalato decine e decine di pagine magnifiche. Un'unica nota stonata non cambiava niente.
E poi ... e poi arrivò Questa storia. E qui, io che conoscevo già la sua musica, l'ho di nuovo sentita. Ma, forse, coloro i quali hanno cominciato proprio da questo libro ad ascoltare Baricco, no.