Rino ha quindici anni e non esce più di casa: dopo un umiliante scherzo in piscina, diventa un hikikomori. Di notte si rifugia nei giochi online e nelle video¬chat, con il nickname “Caimano” e la maschera di Berlusconi, il grande nemico del nonno. Il vecchio pensa che Rino abbia il malocchio, e in punto di morte si fa promettere che tornerà in Calabria per farselo togliere. Il ragazzo decide di partire per porgere al nonno l’ultimo omaggio: seppellire la sua gamba finta nel mare che tanto amava. Inizia così un viaggio verso sud, in cui Rino si ritrova in compagnia di Gaetano, che si fa chiamare Richie Rich e sogna di fare soldi a palate; poi di Massimo, un ragazzo con la sindrome di Asperger; e infine di Margherita, cosplayer di manga giapponesi e suo grande amore. Le loro picaresche avventure attirano l’attenzione dei media e diventano virali, trasformando un gruppo di ragazzini allo sbando, mascherati da Berlusconi, in una piccola famiglia che reclama: “Potere ai giovani”. "Il giovane caimano" è un’esuberante storia di crescita, che racconta il senso di inadeguatezza, la paura del fallimento e il desiderio di ribellione dell’adolescenza. Con umorismo ed empatia, Domenico Varipapa svela come l’amicizia più pura abbia il potere di liberare e di infondere il coraggio di vivere nel mondo.
Domenico Varipapa ha scritto un romanzo che mi ha molto colpita: lavoro con gli adolescenti praticamente da sempre, da quando avevo ventiquattro anni (ufficialmente).
Dal 2020, in piena pandemia, ho a che fare con l’hikikomori. La scuola ahimè non sa gestire chi ha questo disturbo. I sintomi sono simili al ritiro sociale di chi ha un disturbo dello spettro autistico. L’adolescente in ritiro sociale inverte il giorno con la notte: trascorre le notti a giocare nei giochi di ruolo online e la mattina dorme. Di qui l’impossibilità di alzarsi per frequentare la scuola.
Il protagonista del romanzo è un quindicenne di nome Rino, che ha scelto di rinominarsi “Caimano”. Rino è legatissimo al nonno. E sarà il nonno, con le sue credenze da uomo del sud, a liberarlo da questo disturbo.
“La goccia d’olio si allarga lentamente e si divide in due. Questo per le sfascinatrici calabresi significa che si è affascinati, che si ha il malocchio. Se la forma delle gocce è irregolare deducono che la iettatura sia gettata da un uomo, mentre se è tonda, simile a degli orecchini, da una donna. Prima che il nonno morisse Rino gli ha promesso di farsi sfascinare. Già nel momento in cui ha risposto di sì, ha avuto la sensazione che si trattasse di un’enorme cazzata.”
Rino si avventura in questo viaggio reale e metaforico, mettendo in campo tutta quella energia meravigliosa propria degli adolescenti (è il motivo per cui li amo e mi spendo a piene mani per loro!)
Un viaggio picaresco con compagni “disadattati” e diversi.
“[…] è Saverio a parlare. «Perché non uscivi di casa?». Rino ci pensa per qualche secondo, di nuovo non ha una risposta certa. «Prima mi era chiaro» dice «ma adesso non lo so». «Io sto rischiando la vita per uno che non sa perché era chiuso e non sa perché è uscito» lo interrompe sarcasticamente Saverio. «Non mi vedevo all’altezza degli altri, forse è tutto qui» riprende Rino, quasi per dargli una motivazione che valga una morte per annegamento. «I miei coetanei diventavano uomini e io no».”
Una bellissima storia di crescita, che attraversa il senso di inadeguatezza, la paura del fallimento e il desiderio di ribellione proprio dell’adolescenza e che pone nell’amicizia e nei legami profondi le sole chiavi di salvezza.
“Il cielo, prima carico di nuvole nere, adesso si sgretola, rivelando sprazzi d’azzurro tra le fenditure. Non piove più. La battigia è un disordine di detriti e alghe. Le mareggiate si infrangono meno isteriche, rullando verso la spiaggia senza emettere un grido. È come se la furia del mare si fosse calmata, lasciando dietro di sé un’immagine di rovina e risurrezione.”
📖 La faccenda della piscina è avvenuta poco dopo la fine della terza media, al campo estivo, nel corso della prima estate padanaequatoriale di Rino, arrivato da pochi mesi con la mamma a Gualtieri, vicino Reggio Emilia, da Cirò Marina, in Calabria, dove si è lasciato dietro amici ed equilibri. Non ha legato molto con i nuovi compagni di classe, non ha stretto amicizie, anche se si è scoperto innamorato di Margherita, che ha sentito affine forse perché se ne sta sempre per conto suo, indossa parrucche coloratissime e veste come i personaggi dei suoi manga preferiti. Quel giorno, a bordo della piscina comunale, qualcuno gli ha tirato giù i pantaloncini e lo ha spinto in acqua. Rino ricorda solo il costume che gli intralciava i movimenti, come se improvvisamente avesse avuto dei ceppi di ferro ai piedi, e poi quegli strani ceppi che sparivano, persi chissà dove”. Ricorda il cloro nel naso, di aver annaspato, ricorda le risate. E gli occhi di Margherita: da allora si chiede se anche lei abbia riso di lui. Rino adesso ha quindici anni. Da quel giorno non esce di casa. Passa ore a giocare a Flags of Blood alla Playstation…
📝 “Per gli altri, per tutti, deve innamorarsi e soffrire per una storia che finisce, tradire un amico o essere tradito, risultare incomprensibile, comprendere l’altro, porgere la guancia, poi l’altra, poi tutto il resto, sperimentare il corpo e ferirlo aspettando le cicatrici, spingerlo nei corpi degli altri per assicurarsi il piacere, rafforzarlo per rallentarne il deterioramento; mentre a lui non interessa, non ne comprende lo scopo…”
Sorretto da una scrittura vivace con frequenti dialoghi in calabrese (tradotto in italiano nei passaggi più ostici) che restituiscono freschezza e spontaneità alla narrazione, Il giovane caimano non è solo un romanzo di formazione che affronta a viso aperto temi come il passaggio attraverso la pubertà e l’adolescenza, il disagio mentale, lo sradicamento dalla propria terra, l’amicizia, la solitudine, le gabbie costruite a segnare un confine invalicabile tra sé e il mondo esterno che trovano la loro perfetta rappresentazione nel fenomeno hikikomori; è la fotografia nitida di una generazione cresciuta con la esaltazione della competitività, del consumismo, della corsa ai soldi facili, della distinzione tra furbi e sfigati, vincenti e perdenti, della necessità di strutturare la propria vita in base a traguardi, obiettivi, visualizzazioni, con successo, bellezza, relazioni esibite come trofei e likes assurti a paradigmi esistenziali; una generazione sedotta dalla logica dello splendere, rilucere, anche a costo di bruciarsi, a cui risponde perfettamente Margherita, la ragazza che veste come un personaggio manga: “ti hanno detto di splendere e tu spegniti”. Una rivendicazione della possibilità di assentarsi dal palcoscenico, di cercare il silenzio oltre il frastuono, di ritirarsi in un luogo che non sia costantemente sotto i riflettori, ove ci possa essere ricerca di sé, delle proprie radici, della propria identità…
Non sono riuscita ad entrare nel libro. Una storia confusionaria, tra il reale e l’onirico, Rino e i suoi compagni di avventure non mi hanno conquistato. Non ho capito il senso della fuga, come arrivano tutti gli altri personaggi. Un po’ meglio il finale.
“Dobbiamo essere sempre belli, sempre felici, sempre pronti a rialzarci dalle nostre cadute, magari facendolo con un balletto, senza pensare mai a come si sta quando si è a terra.”
Per chi come me lavora nel mondo della scuola, leggere un romanzo che entra direttamente nella vita di un adolescente problematico è una manna. In questo caso la storia è quella di Rino, un quindicenne dalla famiglia disastrata che, a seguito di un pesante atto di bullismo (e della mancanza di un rapporto positivo con il proprio corpo in cambiamento), si rinchiude sempre più in se stesso, sia psicologicamente sia, soprattutto, fisicamente, diventando un hikikomori. Trascorre tutto il tempo nella sua camera a giocare a "Flags of Blood", mediante il quale ha gli unici approcci sociali con il mondo esterno. Talvolta utilizza un'app per videochattare con sconosciuti, ma allora non vuole mostrare la sua faccia e quindi indossa una maschera di Silvio Berlusconi, del quale imita la voce e i contenuti, grazie alla dimestichezza acquisita grazie al nonno morto (che lo odiava). "Il giovane caimano" racconta molto di più. Ma ciò che mi ha fatto molto molto apprezzare questo romanzo è da un lato la scrittura fresca, spumeggiante, giovane e chiara; dall'altro il suo essere un romanzo di formazione autogestito, nel senso che la crescita del personaggio (e la sua uscita dalla camera) è dovuta ad altri coetanei e, classicamente, ad un viaggio incredibile e avventuroso. Varipapa, fortunatamente, si discosta da altri autori di romanzi di formazione: non si preoccupa qua e là di inserire frasi ad effetto banali o rifritte, non forza la crescita del suo personaggio attraverso droghe o sesso sfrenato, non lancia messaggi di disprezzo verso la società o la scuola o altre istituzioni riconosciute. Ho avuto la nettissima sensazione che le pagine scorressero in maniera naturale, in compagnia di Rino, che è il più bel giovane personaggio che io abbia conosciuto negli ultimi anni.
Forse partivo con aspettative troppo alte. Per rimanere solo nell'ambito delle vicende narrate (e non andare a commentare la forma), dirò che la storia di Rino e degli altri ragazzi coinvolti mi è parsa inverosimile. Giovani hikikomori, Asperger e cosplayer di 15 anni che si mettono la maschera di un morituro Silvio Berlusconi per la loro personale revenge sulla società attuale... il tutto condito da un viaggio (con le immancabili varie prove da superare per certificare la conquista della maturità) per seppellire in mare la protesi di una gamba e concedere finalmente la meritata pace all'anima del nonno. Non mi ha convinto per niente.
(Sospensione del giudizio sulla decisione di chiamare il protagonista Rino e l'amico Gaetano 😑)
Un libro che grida il dolore di ragazzi e ragazze che rifuggono nel loro mondo, ma in realtà aspettano solo che qualcuno del mondo “di fuori” li capisca. Alcune scene sono pugnalate, altre divertentissime, altre ancora non riuscitissime. Però resta un bel breve romanzo di formazione, e i personaggi mi mancheranno.
“Si rendono conto di come per parlare di sé bisogna andare lontano da sé, mentre dovranno aspettare il ritorno a casa per comprendere che sono cambiati, perché tornare è l’unica maniera che abbiamo per capire che non siamo più gli stessi di prima.”
In questo viaggio pieno di paure, come un bimbo che muove i suoi primi passi verso il mondo, il piccolo protagonista scoprirà la potenza dell'amicizia, la dolcezza dei piccoli gesti e le mille sfumature della vita.
Il giovane caimano è un romanzo di formazione, capace di arrivare dritto al cuore con una prosa che sa catturare, far soffrire profondamente ed infine avvolgere in un morbido abbraccio.
Una storia dei nostri tempi, raccontata da un osservatore attento e sensibile che sa decifrare uno dei linguaggi più difficili di sempre (quello dei ragazzi in difficoltà). Una storia semplice e per questo potentissima, che apre altre innumerevoli porte. Consigliatissimo.
È un bel romanzo di formazione ambientato nei nostri giorni. Avvincente e rocambolesco il linguaggio usato è quello dei nostri giovani, che non mi appartiene.