I racconti racchiusi nella raccolta "Uroboro" indagano l’intimità dell’anima, andando a rovistare negli angoli di cui l’essere umano si serve per nascondere i suoi più grandi timori. Ossessioni, speranze, desideri di distruzione e di ribalta: questi sono i sentimenti che muovono i personaggi delle storie di Massimo Junior D’Auria, che con la sua scrittura riesce a mostrare ai lettori mondi possibili e impossibili.
Massimo Junior D’Auria è nato a Napoli il 6 novembre 1989, è laureato in Lettere Moderne alla Federico II e diplomato alla Scuola Italiana di Comics in Sceneggiatura e Storytelling. Ha scritto e pubblicato opere di narrativa e a fumetti con diverse realtà. Si è occupato anche della traduzione di alcune storie di personaggi iconici dei Comics. Ha curato collane editoriali di genere (horror, noir e thriller) per piccoli editori.
Attualmente cura anche la collana Folclore Oscuro per Delos Digital.
L' uroboro è un simbolo che rappresenta un serpente che si morde la coda formando un cerchio senza inizio né fine... Rappresenta l' energia che si rinnova di continuo, la natura che si rinnova... Il tempo, l' infinito, l' eternità.... Simboli che ritroviamo anche negli otto racconti di questa raccolta... Racconti a tratti cupi, a tratti misteriosi, particolari ma avvincenti, trasportano il lettore in mondi onirici, fatti di ossessioni, di tempo perduto o mai ritrovato... Un viaggio dentro allo specchio della nostra anima, dentro il mondo, l' universo che ruota senza fine come un uroboro nelle nostre menti.... Ogni racconto suscita sensazioni e impressioni diverse in ciascuno di noi, dall' inizio alla fine... O sarà dalla fine all' inizio...? Non ha importanza, perché anche la lettura, piacevolissima e scorrevole nonché estremamente intrigante, può essere fatta dalla fine all' inizio senza soluzione di continuità... Come un viaggio al limite dell' incredibile... Senza fine come il tempo... Come un uroboro...
Questa raccolta di otto racconti mette in evidenza tutti gli aspetti più cupi, enigmatici e per certi versi incomprensibili dell'animo umano. Ogni storia richiama in maniera indiscutibile l’uroboro, raffigurato da un serpente che si morde la coda a simboleggiare la ciclicità del tempo, poiché in fondo ogni fine costituisce ogni inizio. La cosa che mi ha più colpita di ogni racconto è la potenza, con cui affiorano tutte le fragilità umane, principalmente accomunate da un fondo di disperazione ma ricche di sfaccettature diverse come le squame della pelle di un serpente. Dalla sete di vendetta, causata dal vuoto di una perdita, dalla sete di potere, scatenata dall'invidia, dall' abbandono dei propri sogni e della propria identità, conseguenza del bisogno di sopravvivere ogni narrazione mi ha catturata in modo coinvolgente e soprattutto mi ha donato spunti di riflessione su situazioni, che potrebbero sembrare distanti dal nostro mondo per il modo in cui sono descritte e invece sono decisamente attuali. In una società, che ci vorrebbe una massa informe senza pensiero e senza desideri, che spinge sempre di più le nuove generazioni a vendere la propria immagine per un guadagno facile, forse solo la disperazione ci può salvare. Ho trovato in ogni racconto un messaggio nascosto tra le righe, che a volte ho fatto fatica a comprendere, poiché faccio fatica a capacitarmi che possano esistere anche persone che al male rispondono con il male, oppure che non riescono a spezzare quel circolo vizioso, creato dagli istinti più bassi, che impediscono ad alcuni di vedere alternative più umane e si lasciano trascinare da una corrente, che li farà affogare nel loro io più oscuro. Del resto, se potessimo lasciare le cose così come stanno senza lottare per modificarle, semplicemente perché siamo troppo schiacciati dal dolore per averne la forza, lo faremmo? Se venisse a mancare la morale, e non parlo di una morale religiosa, che detta dogmi a volte assurdi, ma una sorta di “regolamento” implicito tra le persone, se ognuno agisse secondo il suo “istinto animale “, cosa accadrebbe? Ecco, si pensa subito alla morale piuttosto che alla coscienza. Ringrazio tantissimo l'eccezionale autore Massimo Junior D’Auria per la copia digitale del libro, che vi consiglio assolutamente di leggere perché con il suo stile filosofeggiante, ipnotico, profondo e riflessivo vi trascinerà nelle pieghe più buie dell'animo umano per ricordarci che non sempre le persone sono come le vediamo e che a volte dentro di loro può nascondersi un mondo misterioso e buio, che non finiremo mai di conoscere.
Uroboro: otto racconti brevi o brevissimi che spaziano dal fantastico (soprattutto horror e weird) al fantascientifico e che tratteggiano dimensioni ai limiti dell’onirico e dell’incredibile.
Uroboro di Massimo Jr D’Auria è una raccolta di storie in cui l’autore tratteggia al meglio e attraverso un numero di elementi molto contenuto figure ed eventi destinati a lasciare il segno nel cuore e nelle menti dei lettori. Tema portante dell’antologia è, come si intuisce anche dal titolo, la circolarità del tempo, il cosiddetto “eterno ritorno” ripreso anche dalla filosofia di Friedrich Nietzsche e declinato sotto vari aspetti e con varie finalità, a seconda del titolo in questione. Un altro aspetto importante di Uroboro è anche quello legato al concetto di “ossessione”, anch’esso affrontato sotto diversi aspetti e che presenta più livelli di interpretazione.
In Uroboro, Massimo Jr D’Auria tratteggia in maniera ideale otto storie cupe e dense di mistero, destinate ad accompagnare i lettori in un viaggio singolare e attraverso percorsi inaspettati, tra figure dai tratti impalpabili ed eventi ai limiti dell’incredibile. Ciascun racconto offre innumerevoli spunti di lettura e riflessione facendo sì che la raccolta possa essere apprezzata sotto molteplici punti di vista, che vanno da quello più prettamente “di intrattenimento” a uno di carattere più filosofico.
Libro agile e che intrattiene. Uroboro è una raccolta di racconti che hanno come tema le strutture a cerchio, la storia che ripete se stessa... Il loop potremmo dire. La scrittura di D'Auria è senza fronzoli, diretta e naviga in quel mare ibrido che va dallo weird a un certo tipo di fantascienza dickiana. I racconti sono vari come ambientazione e se hanno qualcosa in comune è il fatto di essere dei quadretti dai colori vividi, frammenti di un unico quadro che devi interpretare da solo. Alcune soluzioni sono un po' sbrigative, ma forse la coerenza in certe situazioni (un personaggio si libera dalle manette grazie alla prestidigitazione dilettantesca) non era l'obiettivo principale dell'autore, che riesce a creare un sottile strato di inquietudine e meraviglia nel lettore. Consigliato anche per la cura nella parte grafica e nell'editing
Da leggere!! Una raccolta di racconti che vi lascerà spiazzati Mondi veri e mondi impossibili che si incrociano e che ti confondono. Ma vorresti continuare all’infinito