All’inizio degli anni Sessanta Gabriella Parca e la sua collaboratrice Maria Luisa Piazza si misero in viaggio per l’Italia intervistando 1018 uomini di diverse età e condizioni sociali. A loro rivolsero domande inaudite per l’epoca, come “Che cosa pensa di una donna, che innamorata di un uomo prenda lei l’iniziativa verso di lui?”, “Considera conciliabile il lavoro della donna fuori di casa, con i suoi impegni di moglie e di madre?”, “Come dovrebbe reagire un uomo se sapesse di essere tradito dalla moglie?” e “Fra i suoi conoscenti, c’è qualcuno che ha rapporti con persone del proprio sesso?”. Per la loro inchiesta dovettero ricorrere a sindacalisti, assistenti sociali, medici e parroci come garanti e fixer, perché era inconcepibile che due giovani donne andassero in giro a parlare di sesso con uomini sconosciuti. Non a caso il Giornale di Sicilia riferì della loro indagine definendole “due maniache sessuali”. Questo libro raccoglie i frutti di uno studio sul campo volto a comprendere “mentalità e comportamento del maschio italiano”, ovvero il punto di vista degli uomini sugli argomenti di cui le donne scrivevano alla posta del cuore e che Parca aveva già documentato in Le italiane si confessano. Oggi, a sessant’anni di distanza, nel nostro paese il quadro giuridico e la società sono mutati, ma il nocciolo duro di quella “mentalità”, volta al controllo e al dominio dell’altro sesso, rimane. Ecco quindi che I sultani, oltre a costituire un prezioso documento storico, si rivela un’analisi purtroppo ancora attuale in alcuni suoi fondamenti.
Nata a Castel di Tora (RI) e laureata in lettere all'Università di Roma, ha fatto parte del Centro Italiano di Antropologia Culturale dove è stata anche assistente alla cattedra di Civiltà Indigene Americane. Gabriella Parca ha seguito e documentato con grande interesse l'evoluzione dei costumi della società italiana del dopoguerra con particolare attenzione alla condizione delle donne. Nel 1972 è stata tra le fondatrici del mensile Effe, il primo rotocalco italiano di controinformazione al femminile mentre nel 1975 ha fondato uno dei primi consultori laici d'Italia, il Centro Problemi Donna (ora Centro Progetti Donna) di Milano. Il suo libro più famoso, Le italiane si confessano (Parenti, 1959) ha avuto quindici edizioni ed è stato tradotto e pubblicato in Francia, Argentina, Germania, Regno Unito, Giappone, Paesi Bassi e Stati Uniti. Da questo libro è stato inoltre tratto il film Le italiane e l'amore. Ha scritto e pubblicato sulla rivista Pioniere tra il 1952 al 1955.
testimonianza storica incredibile e fondamentali le prefazioni. Parca entra spesso nel testo per trarre conclusioni, ma allo stesso tempo non veicola i risultati delle interviste, riportando sempre risposte anche completamente opposte l'una rispetto all'altra.
"I maschi italiani: VOGLIONO SPOSARE UNA DONNA VERGINE 66% VANNO CON PROSTITUTE PRIMA DI SPOSARSI 71% COMMETTONO FACILMENTE ADULTERIO 51% RIMPIANGONO DI CUORE LE CASE CHIUSE 81%" È il 1965 in Italia.
Un saggio molto interessante che indaga attraverso interviste a vari uomini di diversa età ed estrazione sociale la loro condizione in quanto tali nell’Italia degli anni ‘60. Si ottiene un calderone di risposte rappresentative dentro cui non sfugge la disumanizzante concezione della figura della donna. Una visione che fortunatamente contrasta in modo abissale con i tempi odierni, ma permette di comprendere le fondamenta di quei piccoli rimasugli la cui eco continua lievemente e tristemente a sentirsi da lontano. In tutto questo l’uomo non rimane puro carnefice, diviene anzi egli stesso vittima a sua insaputa. Con la negazione dei sentimenti, prerogativa assoluta di quei tempi, e l’impossibilità di liberarsi anche lui da imposizioni superiori, perde anzitutto la capacità di conoscersi e farsi domande. Trainato dalla massa si preclude la capacità di vivere e instaurare relazioni vere ed autentiche riducendosi ad una figura rigida, arida e isolata, in un meccanismo deviante che lo impersonifica nel prototipo dell’uomo ideale vigente negli anni ‘60 (virile, aggressivo, insensibile). Mentre la presenza de “l’altra” svanisce, demolita ad un ruolo secondario, con essa si smembra la possibilità da parte di chi esercita il potere di riconoscersi come essere umano. Quando lo sguardo che si pone a chi si ha davanti diventa uno sguardo che comanda, che giudica, che sottomette e soprattutto cancella, cosa resta? Cosa resta oltre alla propria individualità? E in questa individualità, solo, come può esso riconoscersi come persona? Insomma ottimo per compensare la visione di chi tende (come me) a prediligere letteratura saggistica principalmente concentrata sulla figura della donna nella società in generale, presente e passata, cadendo erroneamente in una lettura unilaterale di un problema che interessa, seppur in maniera differente, anche gli uomini.
Una ricerca svolta negli anni 60 che forse può risultare un po' datata sotto alcuni aspetti: la sensazione che l'autrice cerchi conferme alle sue analisi, la considerazione dell'omosessualità come di una malattia o un vizio, etc. É interessante comunque vedere che pensieri che oggi si associano a culture molto retrograde fossero parecchio diffusi nell'Italia di pochi decenni fa.