Sara è una donna, una madre. È disoccupata, single e migrante. La sua è un’identità stratificata, unica e irripetibile. Queste caratteristiche sociali la renderanno sospetta per tutta la vita. Perché per un modello matematico – e per il governo del suo paese – Sara è solo un insieme di indicatori che, sommati tra loro, generano un alto punteggio di rischio, una previsione statistica che la trasforma in una potenziale criminale. Ma la sua unica colpa è quella di essere se stessa, e di condividere un profilo simile ad altre persone esistite e accusate prima di lei. Questa e molte altre storie ci mostrano che un singolo numero elaborato da un algoritmo può cambiare le sorti di interi gruppi sociali, rischiando un ritorno a ingiustizie antiche, oggi amplificate dal modo in cui stiamo usando questi strumenti. Ripercorrendo la storia della tecnologia possiamo attraversare anche quella dell’esclusione ogni invenzione, dalla bicicletta al forno a microonde, fino all’intelligenza artificiale, è il risultato di scelte precise, valori e compromessi umani che causano forti impatti sulla società. Grazie alla riscoperta di molti contributi femministi proposti tra gli anni settanta e duemila, Tecnologia della rivoluzione ci spinge a riflettere su come intervenire per fare in modo che le rivoluzioni tecnologiche non portino a involuzioni sociali.
Lettura non banale, alcune parti molto scorrevoli altre piene di riferimenti a tanta letteratura. Comunque una marea di spunti interessanti, e bello esserci tornati sopra a Speck&Tech.
Libro non facile per me e infatti centellinato per tutto agosto. Ma stimo molto chi ha voluto che lo leggessi. Da una parte quasi felice di essere grande e quindi di poter dire che posso non occuparmene troppo, di nuove tecnologie. Dall'altra riflessioni, stimoli a riflettere che credo siano fondamentali anche per noi grandi. Per fortuna è un giovane ad avermelo consigliato. E giovane l'autrice. Ho fiducia. Di seguito un po' di citazioni che magari vi incuriosiscono. "Quello che tiene insieme tutte le storie che ho raccontato in questo libro è la lenta e incrementale erosione della responsabilità umana rispetto alla tecnologia. A causa della loro convergenza e autorità percepita, usiamo le nuove tecnologie per delegare le nostre responsabilità di esseri umani" E ancora. "In realtà ho scritto tutte queste pagine per provare a raccontare come tutti gli errori apparentemente tecnologici siano, in fondo, del tutto umani. La tecnologia , a cui abbiamo già dato fin troppe responsabilità, è solo uno strato aggiuntivo e un mezzo attraverso il quale sbagliamo, o che ci permette di fare scelte parecchio sbagliate, senza doverle giustificare. ,[...] la soluzione sta nel cominciare a conoscere le tecnologie esistenti e la loro storia. Rintracciare una storia è già fare una ricostruzione sociale" "Facciamo qualcosa che abbiamo smesso di fare da molto tempo: non occupiamoci solo degli aspetti tangibili e degli impatti sociali delle nostre tecnologie, ma anche delle loro premesse., delle cause che portano a quegli impatti, dei determinanti (nella loro accezione non matematica!), ciò che sta dietro la rivoluzione tecnologica ". "Nel caso delle intelligenze artificiali, per esempio, uno dei fattori più nascosti è la condizione di sfruttamento di migliaia di lavratori umani nel Sud del mondo etichettano migliaia di dati [...] Senza di loro e il loro lavoro in condizioni di oppressione, questa tecnologia semplicemente non sarebbe possibile." E poi tutto il libro è permeato dalle differenze di genere e quindi: "Continuiamo a chiedere alle donne di adeguarsi a degli standards non pensati per loro ma per gli uomini.".