«In la geopolitica umana studia l'interazione tra collettività collocate nello spazio geografico calandosi nello sguardo altrui. Oggetto della sua analisi sono le aggregazioni umane, in ogni realizzazione storica. Tribù, póleis, comuni. Fino all'epoca corrente, dominata dagli Stati-nazione, dagli imperi. Mai i singoli individui. Tantomeno i leader. Ritenuti irrilevanti, mero prodotto della realtà che pensano di determinare. Nella migliore accezione, soggetti che incarnano lo spirito del tempo.» Un libro frutto degli studi e del personalissimo approccio di Dario Fabbri, che racconta di una geopolitica “umana”, intessuta con discipline quali l'antropologia e la psicologia collettiva, ma anche strettamente connessa con la profondità storica, l'etnografia e la linguistica, luogo in cui le parole si fanno campo di battaglia e che quindi segnala “traumi e invasioni, conquiste e seduzioni”. Una geopolitica da utilizzare come «lente graduata per vincere la miopia, prisma prezioso per scrutare le questioni del nostro tempo. Con l'obiettivo di comprendere cosa può scalfire il sistema che abitiamo, quale potenza possiederà il futuro, in quali contesti si deciderà la lotta per l'egemonia, quali effetti avrà sul nostro Paese.»
Dario Fabbri (1980) è un'analista geopolitico e giornalista italiano. E' direttore di Domino, rivista mensile di geopolitica e curatore di Scenari, mensile che tratta di geopolitica del quotidiano Domani. E' stato inoltre consigliere scientifico e coordinatore per l’America di Limes, rivista italiana di geopolitica. E' anche chief geopolitical analyst di Macrogeo, centro di ricerca geopolitico e macrofinanziario. È socio della Società italiana di storia militare. Si occupa principalmente di USA e Medio Oriente. È docente di geopolitica mediorientale presso la Scuola di formazione del DIS (Dipartimento per le informazioni di Sicurezza, della Presidenza del Consiglio) e di narrazione geopolitica presso la Scuola Holden di Torino.
Un testo con degli ottimi spunti di riflessione e delle belle intuizioni. Però ci sono dei difetti che vale la pena segnalare: 1. Non c'è una chiara discussione metodologica. Viene spiegato il posizionamento epistemologico dell'autore riguardo alle politiche di potenza e a una certa idea di natura umana. Tuttavia cosa distingue la geopolitica di Fabbri dalla corrente realista delle Relazioni Internazionali e della Filosofia Politica. Cosa la distingue dalle nuove correnti di studio di Storia Globale? 2. Il testo ripete e approfondisce quello che Fabbri dice nei suoi interventi pubblici, aggiungendo davvero poco a quanto già noto a chi si guarda qualche video sul web. 3. Il rischio è che senza una seria discussione metodologica le intuizioni di Fabbri diventino sentenze di un guru della politica internazionale contemporanea. 4. La visione antropologica su cui mi pare poggi l'intero impianto analitico è una commistione tra storicismo di matrice hegeliana e teoria della potenza hobbesiana. Sostanzialmente filosofia politica. Una certa filosofia politica. Perché non dirlo? Perché non considerare altre posizioni filosofiche?
E chi meglio di Dario Fabbri, Direttore di Domino e della Scuola di Domino, poteva scrivere il miglior testo di geopolitica, arrivato fino ad oggi sul mercato? Non sembri esagerato quello che ho scritto, perché è singolare il talento di questo giovane analista, ormai pienamente affermato, con il non trascurabile “aiutino” ,che gli ha fornito due anni fa, quel pezzo da novanta del mondo dei media che è Enrico Mentana. E’ stato infatti lui, che ha avuto il fiuto di lanciarlo negli speciali di La7 ad aggiornamento e commento della guerra d’Ucraina. Fabbri ha il pregio di unire i vantaggi di una giovane età con l’autorevolezza .che si guadagna chi studia e fatica più degli altri e poi emerge per forza. Nelle ormai continue apparizioni televisive o nei vari podcast ,blog e social vari, aiutato anche da un linguaggio molto personale. preciso e spesso perfino troppo colto, o forse anche proprio per questo. appare col suo rigore. quasi come un sacerdote. di questa nuova disciplina che è la geopolitica. Che non teme di fare affermazioni quasi sempre contro- corrente, tanto contro corrente. da apparire spesso provocatorie, e comunque. sempre del tutto politicamente-scorrette. Del pensiero considerato unico e mainstream, la geopolitica se la ride. Leggi di più: http://gmaldif-pantarei.blogspot.com/...
Opera sicuramente interessante e pregna di spunti nuovi su una materia tanto affascinante quanto complicata come la geopolitica. Quello che traspare in alcune sue parti è un senso di denigrazione delle nazioni economiciste a favore delle nazioni storiche, peccato che nel mondo odierno questo spaccato coincida anche con il mondo democratico e il mondo autocratico. Libro che consiglio di leggere solo se dotati di una conoscenza di base degli elementi geopolitici di base, che l'autore per dare spazio al suo pensiero, dà per assodati.
Un saggio interessante merita la lettura, emergono pochi ma significativi concetti che vengono ben argomentati. Linguaggio sofisticato, tuttavia piacevole da seguire.
Mah turbata molto turbata, al momento mi sembra un insieme di retorica e scemenze, ma lo rileggerò, forse letto velocemente e con una chiave di lettura di geopolitica classica.
Libro che apre gli occhi su come funziona davvero il mondo, su cosa sia la geopolitica umana e quanto peso abbiano le popolazioni sul destino loro e degli altri. Linguaggio leggermente complicato in alcuni passaggi, ma vale assolutamente la pena leggerlo.
Il libro è un saggio che propone una geopolitica “a misura d’uomo”: l’analisi non è solo di Stati e leader, ma di popoli, demografia, cultura, psicologia collettiva. L’autore sostiene che la massa conta più del capo, che la potenza non è solo economica, e che una popolazione giovane è risorsa strategica. Spazio e territorio sono vincoli reali, ma non sufficienti a spiegare tutto: la geografia ha limiti che le comunità possono superare con creatività antropologica. Fabbri denuncia il dominio del mercato, del leaderismo, del determinismo geografico, offrendo come antidoto uno sguardo storico che confronta le civiltà antiche con le potenze odierne. Alla fine, il libro invita a riconsiderare il modo con cui interpretiamo il mondo: potere, popolo, identità non sono concetti statici ma pulsanti come organismi vivi.
Review in English
The book is an essay that proposes a “human-scale” geopolitics: the analysis is not only about states and leaders, but also about peoples, demographics, culture, and collective psychology. The author argues that the masses matter more than the leader, that power is not only economic, and that a young population is a strategic resource. Space and territory are real constraints, but not enough to explain everything: geography has limits that communities can overcome with anthropological creativity. Fabbri denounces the dominance of the market, leaderism, and geographic determinism, offering as an antidote a historical perspective that compares ancient civilizations with today’s powers. In the end, the book invites us to reconsider the way we interpret the world: power, people, and identity are not static concepts but pulsating like living organisms.
Attendevo da molto tempo un lavoro di Fabbri su volume; il risultato purtroppo non ha soddisfatto le aspettative. Intanto non si capisce cosa sia questo libro, se un saggio, un manuale, un pamphlet (anche se io propenderei per un libro religioso...). Lo stile di scrittura è snervante, i periodi sono brevi e barocchi (eredità del maestro Caracciolo), l'interpunzione incalzante fa sembrare la pagina una schermata di tweet. Sul contenuto ognuno è libero di giudicare, conoscendo Fabbri fin dai tempi di Limes mi aspettavo un passo avanti. Invece il testo si presenta come una lunga litania su un ritorno alle origini della geopolitica, il tutto affiancato da continue lagnanze sulle scienze politiche e storiche senza, va detto, critiche specifiche o una bibliografia (totalmente assente, salvo un testo di Zinn praticamente sconosciuto ai più). Sul tema della "geopolitica umana", francamente la trovo un'idea piuttosto scadente, riedizione quasi patetica delle varie teorie di Ratzel e Haushofer, pur depurata dei temi più improponibili. La sensazione prevalente in effetti era quella di avere davanti una sorta di testo religioso, dove il Demiurgo "geopolitica" gioca capricciosamente con semidei chiamati nazioni, il tutto divinato dal Fabbri stesso. Non so quanto possa giovare a questa disciplina, pur così affascinante, una trattazione così superficiale e pretenziosa. Spero che il nuovo libro dell'autore sia nettamente migliore.
Geopolitica umana è un libro che colpisce soprattutto per il suo approccio: non guarda il presente con gli occhi del presente, ma lo interpreta alla luce di un ampio background storico e geopolitico. È proprio questa prospettiva che rende la lettura estremamente illuminante, perché permette di comprendere eventi, equilibri e tensioni attuali come il risultato di dinamiche profonde e di lungo periodo, non come fatti isolati o contingenti.
Il libro riesce davvero ad “aprire gli occhi” su come funziona il mondo oggi, mostrando con chiarezza come interessi, geografia, storia e potere si intreccino nel determinare le scelte degli Stati e il corso degli eventi internazionali. La sensazione è quella di acquisire nuove chiavi di lettura, utili non solo per interpretare il passato, ma soprattutto per decifrare l’attualità con maggiore consapevolezza.
L’unica pecca è rappresentata da un linguaggio a tratti un po’ pomposo, che può appesantire la lettura in alcuni passaggi. Tuttavia, questo aspetto non intacca il valore complessivo dell’opera: resta un libro di grande qualità, profondo e stimolante, che merita di essere letto da chiunque voglia capire il mondo oltre la superficie delle notizie quotidiane.
Dario Fabbri rappresenta certamente una delle voci più lucide che ci capita di ascoltare ne vari talk. Applica la sua visione, ovviamente derivativa, in ogni crisi geopolitica. Devo dire che per chi non conosce la filosofia politica, l'antropologia e la psicologia collettiva scoprire questo manifesto del suo pensiero è stato sicuramente illuminante. Concetti su cui, non casualmente, batte continuamente, appunto, per far arrivare la sua visione in modo netta e chiara. Pop. Rispetto alle conferenze ci sono diversi approfondimenti o aggiunte, per esempio il capitolo sulla riflessione sui metadati, le mappe accurate dei vari gruppi etnici negli imperi o negli stati nazione. Particolarmente apprezzate anche i rimandi storici (Pericle, Pietro il Grande, Roma vs Cartagine).
Il tutto confezionato con un italiano davvero pregevole ed alto, nonostante questo la lettura scorre in maniera fluidissima, cosa che credo sia il suo più grande merito. Oratore e scrittore con idee chiare.
Ho avuto modo di leggere i primi due capitoli del libro a casa di un amico, dai video traspare appena tutta la vastità dell'ignoranza del personaggio in questione, in forma scritta si ha la conferma di tutto ciò. Frasi vuotamente retoriche sparate lì senza un motivo ne un fine, affastellamento di frasi una di seguito all'altra che non dimostrano nulla ne indicano uno scopo, una tesi da dimostrare, ma sono lì giusto per citazionismo. Di questa presunta grandezza della Geopolitica umana non vi è traccia alcuna. Il libro, poi, è scritto con un corpo abbastanza grande su carta molto spessa per farlo sembrare un saggio di una certa consistenza, ma lo fa essere utile solo come fermaporta.
Sicuramente uno sguardo alternativo, interessante e stimolante, in più punti illuminante, ma che non dà conto della complessità del mondo, troppo semplificatorio.
Scritto in modo ostico: che senso ha non usare gli articoli, se non voler sembrare complesso?
Pretende di spiegare la storia delle relazioni tra Stati con pochi concetti che sarebbero onniesplicativi, cassando tutto quanto è venuto prima.
Mancano le fonti in tanti, troppi punti. Dobbiamo fidarci sulla parola? In più punti ho avuto la sensazione di cherry picking, cioè di scelta artefatta rispetto ai fatti storici più coerenti con la teoria.
Il libro è interessante, ci sono informazioni utili e alcuni riflessioni sono illuminanti; tuttavia è privo di una struttura generale, con la conseguenza che alcune parti sono sconnesse dal resto e alcuni parallelismi sono azzardati. Non ho, invece, per niente apprezzato lo stile espositivo, stucchevole e inadatto ad un libro di geopolitica che dovrebbe prediligere uno stile chiaro, asciutto, tecnico. Inoltre, non c'è una bibliografia di riferimento e questa è una grande mancanza per un libro del genere. In ogni caso merita di essere letto.
Non lo dico spesso, ma questo è uno di quei libri che devono essere letti per riuscire a capire meglio il mondo che ci circonda senza filtri di alcun tipo. L'autore fornisce una visione globale e spiegata in modo da essere comprensibile anche a chi, come me, non è molto ferrato sugli argomenti trattati. Non si schiera in favore di nessun paese e si limita ad esporre i fatti. Non posso dire di più perché non voglio fare spoiler, è un libro da leggere.
Eccellente chiave di lettura del mondo attuale, la quale considera in misura maggiore più i popoli e le società che le nazioni. Il testo offre spunti significativi, prendendo in considerazione i substrati socio-culturali, storici, antropologici che hanno formato e formano le coscienze nazionali e il loro riverbero negli attuali rapporti tra collettività.
Un'analisi profonda, dettagliata a mio avviso "pulita", lontana da condizionamenti, circa le condizioni delle civiltà moderne. Dialettica complessa e ricca di collegamenti con opere/discorsi esterni. Molto reale e concreto. L'ho solo trovato leggermente esiguo in alcuni punti, 50 pagine in più non avrebbero fatto male.
Conoscendo bene e avendo ascoltato numerosi interventi e convegni di Dario Fabbri, essendo anche lettore mensile di Domino, non ho trovato troppa informazione “nuova” rispetto a ciò di qui è solito parlare e scrivere. Ma complessivamente il libro è ben strutturato, diretto, conciso e riassume molto bene le sue idee.
Il racconto di Fabbri del Risiko mondiale: una lettura priva di mezzi toni, caratterizzata da argomentazioni assertive e mappe colorate attraversate da frecce. Il metodo ha una certa efficacia e anche i suoi limiti, ma appassionerà tutti i fan di Sid Meier.
Conosco troppo poco l’autore e forse dovrei leggere più di geopolitica per avere un’opinione più solida a riguardo. In generale ho imparato cose nuove, ma personalmente ho trovato questo libro estremamente pesante e difficile da leggere.
Bellissimo libro, molto interessante. Non mi piace l'eccessivo uso del punto e di frasi brevissime, Fabbri dovrebbe adottare uno stile più adatto agli scritti, mentre sembra un po' la trascrizione di una conferenza, ma gli do comunque 5 stelle.
Lettura consigliatissima che apre gli occhi e fornisce delle utili chiavi di lettura per capire meglio le dinamiche geopolitiche. Unica pecca è il linguaggio utilizzato che sembra favorire sempre la parola più complicata per esprimere un concetto.
Un testo fondamentale per avvicinarsi al pensiero di Dario Fabbri. Senza questo libro, è difficile comprendere appieno le sue opere successive: per questo è consigliabile iniziare proprio da qui. L’autore spiega punto per punto le sue idee in modo chiaro e accessibile, rendendo il volume adatto anche a chi si avvicina per la prima volta alla geopolitica.
Pieno di presupposti metodologici insondabili spacciati per realismo e carico di disarmante supponenza. Scarno di fonti, ampolloso e altezzoso. Qualche intuizione interessante ma nulla che gli valga la venerazione che sembra gli venga riverita. Comunque in linea con gli interventi medi dell'autore
Un approccio originale e il merito di sottolineare quanto gli "altri" non vedono noi e se stessi nello stesso modo in cui fa l'occidente. Pecca, per me, di una velleità di metodo assoluto non scientifico (volontariamente) che in molti passaggi assume l'aspetto di un salto di fede.